
Trump ha convocato il Paese in prima serata (e noi alle tre del mattino…) non per annunciare una misura economica, una svolta internazionale o una soluzione ai problemi degli americani, ma per mettere sotto accusa il sistema elettorale e chiedere nuove restrizioni sul voto. Il significato politico è evidente: a quattro mesi dalle midterm sta preparando il terreno per contestare un’eventuale sconfitta.
I repubblicani difendono una maggioranza fragilissima alla Camera. Ai democratici bastano appena tre seggi per rovesciarla. Nel frattempo Trump registra il 40% dei consensi contro il 56% di giudizi negativi, mentre il costo della vita resta la principale preoccupazione degli elettori. Un presidente sicuro dei propri risultati parlerebbe di quelli. Trump, invece, attacca preventivamente l’arbitro perché teme il risultato della partita.
Il punto non è soltanto conservare la maggioranza repubblicana. Perdere la Camera significherebbe ritrovarsi davanti a commissioni d’inchiesta, convocazioni, indagini parlamentari e probabilmente una nuova procedura di impeachment. Trump ha quindi bisogno del Congresso non soltanto per governare, ma per proteggersi da qualsiasi controllo.
Il discorso serve anche a spostare il terreno dello scontro. Gli americani votano pensando ai prezzi, all’energia, alla guerra con l’Iran e alla propria condizione economica. Trump tenta invece di convincerli che il problema sia chi vota, come vota e quali voti debbano essere considerati legittimi. È il metodo classico di chi non riesce più a governare la realtà e cerca allora di modificare le regole con cui verrà giudicato.
Il meccanismo è semplice e pericoloso: se i repubblicani vincono, il voto è regolare; se perdono, il sistema è corrotto. In questo modo l’elezione smette di essere un giudizio sull’operato del governo e diventa valida soltanto quando conferma chi è già al potere.
Qualunque sia il risultato delle midterm, il danno è ormai profondo. Se Trump vincerà, interpreterà il successo come un’autorizzazione a spingersi ancora oltre. Se perderà, scatenerà una nuova guerra contro le istituzioni americane. Quando il suo capitolo si chiuderà, gli Stati Uniti si ritroveranno più poveri, più isolati, più divisi e con una parte consistente della popolazione convinta che la democrazia sia legittima soltanto quando vince il proprio candidato.
Le macerie lasciate da Trump non saranno soltanto economiche o internazionali. La devastazione più difficile da ricostruire sarà la fiducia degli americani nel proprio Paese.
Piero Terracina

Lascia un commento