• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ecco lo slogan dell’estate: abbasso il Financial Times!

Il tanto criticato articolo del Financial Times conteneva una precisa, documentata, desolante denuncia che è la stessa che abbiamo fatto noi la settimana scorsa su questo sito: il rapporto inversamente proporzionale fra la super esposizione di donne oggetto e l’esigua presenza femminile in Parlamento, a livello manageriale e nell’informazione. di Chiara Boriosi

di Chiara Boriosi | 19 Luglio 2007

La levata di scudi mediatica che si è contrapposta all’editoriale del Financial Times sulla “scomparsa” delle donne italiane e sul loro impiego solo come corpi da esposizione, è stata assolutamente esemplare della voluta congiura del silenzio che ci avvolge come un burka, come avevamo scritto la settimana scorsa. Infatti, quasi nessuno – per l’esattezza, la sola Repubblica – ha riportato il contenuto e, soprattutto, il concetto che stava alla base dell’articolo di Adrian Michaels, inviato in Italia della prestigiosa testata, e già questo basterebbe, se fossimo cittadini consapevoli, ma non lo siamo, a costringerci a chiederci come opera il giornalismo italiano oggi, senza rispetto delle fonti, senza tentare un approccio obbiettivo ad un argomento, senza, soprattutto, informare con completezza ma sparando invece ad alzo zero con colpevole superficialità. Tutti i media hanno invece puntato il dito accusatore contro il perfido figlio di Albione che censura l’Italia delle veline, giungendo a vertici di ridicolo raramente toccati in precedenza. Paradigmatico, in questo senso, il pistolotto di Barbara Palombelli, al Tg5, che prima ha rivendicato la bellezza delle donne italiane come qualcosa di cui vantarsi e da esporre, quindi, con abbondanza di mezzi, a partire da quella pubblicità da lei considerata la forma più alta dell’arte contemporanea. Non contenta, la signora Rutelli ha adombrato un caso di presunta volontà censoria al quale noi, peraltro, giammai ci piegheremo: sostiene, la colta Barbara, che dopo aver tolto i veli alla Cappella Sistina e le foglie di fico ai peccatori del Masaccio, non si potrebbe certo impedire la varietà di copertine di magazine o la messe di calendari con immagini un tanto al chilo. Siamo un paese libero, che diamine!
Eppure, l’articolo del Financial Times conteneva ben altro, ovvero una precisa, documentata, desolante denuncia che è la stessa che abbiamo fatto noi la settimana scorsa su questo sito – dunque, se chi vive dentro una certa atmosfera ha le stesse percezioni di chi invece la osserva da fuori, qualche motivo di riflessione dovrebbe pur esserci. L’articolo cita il rapporto inversamente proporzionale fra la super esposizione di donne oggetto e l’esigua presenza femminile in Parlamento – la più bassa mai registrata nella storia della repubblica – l’inesistente presenza delle donne a livello manageriale, tanto nel pubblico quanto nel privato, lo scarsissimo, per non dire nullo, peso delle donne nell’informazione: insomma un’assenza qualitativamente clamorosa, a fronte di una presenza quantitativamente esorbitante di tette e culi che ormai sembrano essere diventati l’unico segno di vera distinzione – e considerazione – di cui una donna possa godere in questo paese. Si chiede, Michaels, se questo rapporto inversamente proporzionale sia in realtà non la causa ma la ragione stessa dell’assenza delle donne nei ruoli che contano veramente, ovvero se la percezione che si ha in Italia dell’universo femminile sia unicamente legata alle forme fisiche. Una domanda, potremmo dire, del tutto retorica, perché sappiamo bene che questa affermazione corrisponde a verità, peccato che nessuno voglia riconoscerla per non essere costretto, non sia mai, a dover intervenire in qualche modo.
Non torneremo a ripetere quanto abbiamo già scritto nei giorni scorsi, ma avvertiamo la necessità di affermare che qui non si tratta né di un caso di presunta censura né di un mancato riconoscimento del valore della bellezza, con buona pace della Palombelli con la quale, peraltro, certo per nostra pochezza, non riusciamo mai a trovare un solo punto di accordo. L’assenza delle donne italiane dal cuore delle strutture politiche, produttive, mediatiche, gestionali, non nasce dal nulla ma è dovuta invece a responsabilità ben precise. Certamente, il movimento femminista ha la grossa colpa di essersi fermato, con l’errata convinzione di aver conquistato qualcosa che era solo apparente ma non reale. Ma grave, ed ingiustificabile, è la colpa di un’intera classe politica che non solo ha estromesso le donne dalle proprie fila né mai ha permesso che accedessero alle cariche più alte, ma non ha mai agito in modo da aiutare le donne a risolvere le difficoltà quotidiane. Tutti coloro che chiedono a gran voce politiche a favore della famiglia, dovrebbero invece, se fossero in buona fede ma non lo sono, chiedere politiche a favore delle donne, che sono le vere colonne portanti di una famiglia. Flessibilità, part-time, asili aziendali, assistenza dopo il parto, sono tutte cose che da noi mancano, costringendo le donne a pagare un prezzo altissimo, una vita di affanni e fatiche dove non resta spazio per altro. Ed una grave responsabilità va ascritta anche alla Chiesa che, dopo secoli di misoginia giunta perfino alla negazione di un’anima femminile, ha pensato di rimettersi in pari prendendo in considerazione solo precise tipologie femminili: le sposate con figli, le sante, le missionarie. E le altre?! Quelle che esistono al di fuori del matrimonio e della Chiesa, e combattono ogni giorno la loro battaglia nella professione, nella società, sbattendo contro il soffitto di vetro che le isola dal mondo?! A tutto questo, naturalmente, si aggiunge la responsabilità dei media che, invece di registrare e denunciare questa incivile realtà, esaltano in ogni modo le icone del trash elevato a stile di vita: letterine, veline, soubrette di nessuna capacità, attrici prive di talento, tutte celebrate come muse del gossip più becero. Quello dell’acchiappa – un – calciatore – o – un – Briatore – e ti risolvi la vita per un po’.
Ed invece di vergognarci di essere messi alla berlina per ciò che siamo – un paese involuto, superficiale, primitivo, persino, incapace di mettere a frutto le proprie risorse umane – abbiamo lanciato lo slogan dell’estate: abbasso il Financial Times. E poi via, tutti in Sardegna, il Billionaire ha riaperto i battenti e le strafighe, si sa, sono tutte lì.

Chiara Boriosi

Pubblicato in : Primo piano

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti