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Non abbiate paura: querelate! Solo così avremo la “buona scuola”

La “buona scuola” ha bisogno di essere sovrana nel suo operare; richiede rispetto e conoscenza; esige fermezza contro ogni forma impropria di intrusione.

di Giuliana Nuvoli | 16 Aprile 2018

Dal 2016 ad oggi si sono intensificati i casi di professori insultati o picchiati da genitori, sino all’aggressione al professore ipovedente, a Palermo, di tre giorni fa.
Io ho sentito molte parole e visto pochi interventi decisivi; eppure siamo di fronte a episodi gravissimi da contenere in tempo reale, senza attendere nuove leggi: quelle le abbiamo. Gli articoli 581 e 582 del codice penale parlano chiaro: le aggressioni sono punibili con il carcere… recita l’articolo:
Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale [c.p. 583], dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni [c.p. 585].
….ma
Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste negli articoli 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel numero 1 e nell’ultima parte dell’articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Il professore aggredito deve querelare.
L’articolo 581, relativo alle percosse, recita:
Chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente è punito, a querela della persona offesa [120], con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a trecentonove euro [c. nav. 1151].
Anche in questo caso deve essere sporta querela.
Ricordo che, attraverso la querela, non si comunica esclusivamente la notizia di reato, ma si chiede espressamente che si proceda nei confronti dell’autore del reato. Questo deve essere fatto. Ma non sempre questo accade: per volontà di pace; per desiderio di ricomporre il conflitto; per abbandono e lontananza da parte dei dirigenti scolastici. Già: e questo è tasto dolente!
Sembrano lontani tempi in cui il genitore andava educatamente a chiedere notizie dell’andamento scolastico del figlio; e ancor più lontani quelli in cui il Preside (si chiamava così allora!), non permetteva ai genitori alcuna forma di aggressione (anche verbale: ma lo sanno che è punibile anche questa?) nei confronti dei professori. Adesso pare che l’imperativo categorico, e certo primario, sia quello di far quadrare il bilancio e accedere a forme più o meno credibili di valutazione del MIUR. E il dirigente scolastico sembra dover rispondere, in primo luogo, a una serie di richieste che poco hanno a che fare con la formazione vera, quella che crea generazioni di individui consapevoli, consci dei diritti e dei doveri che regolano la vita di una comunità; di individui che basano le loro azioni su irrinunciabili codici etici.
Da vent’anni faccio Corsi di Formazione a Docenti di scuola secondaria: e, di anno in anno, ho avvertito che cresceva il malessere dovuto a un costante depauperamento del ruolo del docente.
A loro ho sempre detto: “Alzate la testa e non permettete a nessuno – e in nessun caso – di umiliarvi! Fate il mestiere più importante del mondo e siatene fieri!”
E’ appello che rivolgo anche ai burocrati, ai funzionari dl MIUR, ai legislatori della scuola. La “buona scuola” ha bisogno di essere sovrana nel suo operare; richiede rispetto e conoscenza; esige fermezza contro ogni forma impropria di intrusione, con buona pace dei misuratori di eccellenze, abilità, competenze che non rimandano, automaticamente, a un buon formazione.
E ai dirigenti scolastici posso solo dire: “Abbiate più coraggio!” Alcuni di voi si sono schierati coi professori; altri hanno cercato di minimizzare; hanno tergiversato, temporeggiato, si sono voltati dall’altra parte. Se i professori devono querelare, non possono essere da soli: è vostro dovere star loro vicini. Un’aggressione a un docente è aggressione all’intero corpo insegnante, e alla scuola nel suo insieme.
Allora, senza esitazioni, querelate, denunciate, non siate mai concilianti. Aiuterete in questo modo i vostri allievi, e contribuirete così a dar vita a una società migliore. Senza queste premesse non ci sarà mai una “buona scuola”!

Giuliana Nuvoli    (lavocemetropolitana.it)

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, corsi di formazione, euro, figlio, genitori, mondo, notizia, palermo, professori, scuola, valutazione

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