Tanto tuonò che piovve. Dopo un lungo tira e molla il Cda della Rai ha proceduto ad alcune nomine. Fra queste la più importante, quella del Tg1 che è andato a Riotta. Un’altra tornata sarà fatta la prossima settimana, poi, nei prossimi mesi, le rimanenti. Si dirà, niente di nuovo sotto il sole. In effetti cambiano i governi ma il metodo resta sempre lo stesso. Chi vince le elezioni si preoccupa subito di mettere suoi uomini di fiducia alla guida dell’informazione pubblica. E’ stato così nella Prima Repubblica, è così nella Seconda, lo sarà nella Terza, se ci sarà e se nel frattempo la Rai non sarà stata privatizzata. Solo gli sciocchi e gli uomini in mala fede possono pensare che la lottizzazione è tale se la fa una parte ed invece è un riconoscimento della professionalità se la fa l’altra. Ma non è qui lo scandalo. La cosa che fa rabbrividire davvero è che, a destra come a sinistra, si sia convinti che attraverso il direttore di una testata giornalistica sia possibile controllare l’opinione pubblica. Come se tutti i cittadini fossero scemi e non avessero la capacità di ragionare con la loro testa. Sia chiaro. E’ vero che ogni direttore fa il suo telegiornale politicamente orientato ma è altrettanto vero che la gente se ne accorge e non si fa influenzare più di tanto. Ma tant’è, questa è la nostra classe politica. Per sanare la situazione non resta che mettere in moto dei meccanismi che impediscano simili comportamenti. C’è un solo metodo che funziona ed è quello di togliere la Rai e la sua informazione dall’influsso della politica. Ma per fare questo bisogna che la Rai, o almeno la sua parte prevalente, sia privatizzata. Fino a che dipenderà dal Parlamento le cose resteranno uguali. Basta però toccare questo argomento che subito, a destra come a sinistra, si alzano in piedi i difensori del “servizio pubblico”, questo totem al quale molti si inchinano e all’ombra del quale vengono compiuti i più grandi misfatti in tema di informazione libera e corretta. L’informazione oggettiva non esiste, non è mai esistita e tanto meno esiste in Rai. L’informazione è una merce che si acquista sul mercato, o attraverso il prezzo del giornale oppure attraverso la scelta di un canale. L’accessibilità e la pluralità delle fonti sono la garanzia di una informazione libera e corretta. Per questo bisogna mettere sul mercato due reti Rai lasciando solo alla terza la funzione di servizio pubblico. Ma quanti oggi in Italia sono disponibili a percorrere questa strada?
Nomine RAI. Si ripete il balletto di sempre. Gli uomini di Prodi al posto di quelli di Berlusconi. Cambiamo i suonatori ma la musica resta sempre la stessa.
E’ iniziata la stagione delle nomine in Rai, un rito che si consuma sull’altare dell’informazione “oggettiva”. Nessuno ha il coraggio di tagliare il nodo gordiano della situazione: liberare la Rai dalla politica privatizzando due reti

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