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Noi siamo poveri di buona bocca. Siam pronti a prendere quel che ci tocca?

Si esaltano libertà democrazia, lavoro, pace,  merito.  Sussidiarietà  orizzontale e verticale, alla bisogna. Rispetto  e sostegno  per chi si trova in difficoltà.  Sempre che ciascuno ci metta del suo, non si aspetti soltanto la manna dal cielo. a proposito della frase, molto toscana, “lo stato m’ha a dare”. Lo Stato è composto dai cittadini e ciascuno deve dare qualcosa in cambio di ciò che ottiene. In una sorta di do ut des.
Al momento il  pensiero va, in particolare  ai nostri connazionali dell’Emilia-Romagna e alla martoriata popolazione ucraina. Sapendo che domani tutti noi potremmo avere bisogno di solidarietà.

di Carla Ceretelli | 3 Giugno 2023
Volontari milanesi della Protezione civile di Peschiera Borromeo in azione in Romagna
(fonte comune di Peschiera Borromeo)

Rossini ci invita ad  accontentarci. Ma noi siamo italiani. Con tutti i nostri difetti e pregi.

Invidiati dal mondo intero,  forse non siamo consci delle nostre potenzialità, pur avendo una notevole autostima.

Troppo ottimismo? Può essere, ma una cosa è certa, il pessimismo non porta da nessuna parte.

Abbiamo passato anni difficili , gli ultimi, ma chi è datato ricorda momenti simili, sicuramente non migliori. Non ricordiamo forse il terrorismo intra moenia degli anni ’70/80? Gli anni di piombo , estremizzazione della dialettica politica che produsse violenze di piazza e lotta armata.

Ogni anno, durante i  festeggiamenti  solenni del due  giugno enfatizziamo, insieme alle  istituzioni, alle più alte cariche dello Stato,  quanto siamo fortunati a vivere in una Repubblica democratica.

 La nostra Carta costituzionale ci ricorda l’importanza della ricorrenza come  occasione per  riedificare  l’impegno comune a rispettare, custodire e promuovere i valori su cui si fonda la Repubblica. Valori che devono essere difesi ogni giorno, non soltanto una volta l’anno.

Si esaltano libertà democrazia, lavoro, pace,  merito.  Sussidiarietà  orizzontale e verticale, alla bisogna. Rispetto  e sostegno  per chi si trova in difficoltà.  Sempre che ciascuno ci metta del suo, non si aspetti soltanto la manna dal cielo. a proposito della frase, molto toscana, “lo stato m’ha a dare”. Lo Stato è composto dai cittadini e ciascuno deve dare qualcosa in cambio di ciò che ottiene. In una sorta di do ut des.

Al momento il  pensiero va, in particolare  ai nostri connazionali dell’Emilia-Romagna e alla martoriata popolazione ucraina. Sapendo che domani tutti noi potremmo avere bisogno di solidarietà.

Tante, forse eccessive, sfide ci aspettano,  anche se non ci  dovrebbero spettare.

Le  eccessive diseguaglianze sociali e le nuove povertà. Ancora non siamo riusciti a comprendere da chi dipendono effettivamente. Il RDC ha scoperchiato il vaso di Pandora. Ci ha fatto capire, quantomeno, che alcuni concittadini  pretendono un aiuto senza muoversi dalle piccole o grandi  comodità quotidiane.  Cercando  con scarsa lena, un lavoro pronto, giusto  e perfetto per loro,  comunque offerto su un piatto d’argento dallo stato. Altri invece, molti imprenditori , quelli che il lavoro lo creano,  facendosi il mazzo quotidianamente con scarsi proventi , lamentano la carenza di personale. Almeno di maestranze  formate professionalmente.

Per non parlare della  tragedia dell’immigrazione ed il Mediterraneo che cambia. Di chi arriva da fuori e viene  sfruttato creando, altresì, concorrenza sleale. più o meno  involontaria.  Soumahoro docet.

Il sindacalista, o pseudotale, di origini ivoriane, approdato in parlamento , dopo una gestione quantomeno allegra di cooperative di immigrati. Chiuse le indagini il marzo scorso,si aprono le porte al processo. Le cooperative avrebbero dovuto occuparsi di accoglienza, inclusione sociale e integrazione.

Basta un filmatino che ci racconta il loro quotidiano per evidenziare  esattamente il contrario.

Con i fondi dello stato finalizzati a quanto detto sopra, pare che qualcuno, fra  suoi famigliari, abbia  realizzato e praticato    spese di ben altra natura.

Fra l’altro la procura di Latina avrebbe scoperto illeciti amministrativi e  ha  avviato un’indagine sui rendiconti delle due cooperative coinvolte.

Altri problemi aspettano chi governa. Come la vulnerabilità alle calamità naturali ed il cambiamento climatico; la transizione ecologica e l’autonomia energetica. Naturalmente anche su questo tema la divisione, la fa da padrone.  Come sempre,  delle due scuole di pensiero, anzichè cercare un compromesso accettabile, un dialogo per venirne fuori,  se ne fa una occasione, un pretesto politico/elettorale.

A seguire,  ci avvediamo dell’lnvecchiamento della popolazione e della   denatalità  che fa auspicare a una parte politica una immigrazione selvaggia, senza limiti, senza controllo. Dando vita al rischio di una eventuale, potenziale, guerra fra poveri.

Mentre i  molti dei nostri giovani, quelli formati professionalmente e culturalmente, fuggono all’estero. Altri, invece, quelli non formati, spesso  non hanno alcuna intenzione di farlo cercando di sbarcare il lunario vivendo  di rendita statale. Con bonus e superbonus. Giovani che non studiano, non lavorano e non  cercano lavoro. Si crea così un circolo vizioso,  un continuum  fra chi esce e chi entra. Fra emigranti   i migranti.

Sono queste alcune delle più impegnative sfide che si presentano sul percorso di quanti, nelle amministrazioni periferiche  e nel governo, sono  chiamati a ruoli di responsabilità pubblica. Occorre  dunque fare rete, dal governo centrale, alle regioni , ai più piccoli  e isolati comuni, con lo stesso spirito, lo stesso stato d’animo, la stessa empatia con cui si affrontano le emergenze.

Prima che diventino tali.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, carta costituzionale, democrazia, estero, giovani, governo, immigrazione, integrazione, la repubblica, lavoro, merito, mondo, mondo intero, natura, parlamento, processo, repubblica, sostegno, toscana

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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