Se i giornali parlano per settimane di una manifestazione di piazza ed una vera notizia come il raggiunto traguardo di due milioni di disoccupati occupa le cronache un solo giorno, cosa fanno secondo voi lamaggior parte dei politici?
Ovvio, si buttano in massa sulla manifestazione. Anche (e soprattutto) quelli dell’opposizione, che avrebbero interesse, al contrario, a sottolineare il dato economico negativo nei suoi riflessi occupazionali. Ed il buffo è che lo fanno dilaniandosi e polemizzando: tra alleati e dentro lo stesso partito ( vedi PD).
Al No B. day, il partito democratico è stato un po’ a guardare, poi si è diviso di brutto: il segretario Bersani e gli uomini a lui vicini hanno mantenuto il punto ( secondo una regola che deriva dal vecchio PCI che, in questo, era una cosa seria: un grande partito non si fa dettare da altri la propria agenda). Ma la presidente Rosy Bindi, l’ex segretario Franceschini ed altri dirigenti di rilievo si sono recati alla manifestazione presuntamente promossa dalla rete dei blog ma in realtà voluta da Di Pietro.
Come era facilmente prevedibile, il No B. Day, non ha minimamente scalfito Berlusconi e non è uscito dai binari dello scontato e del prevedibile. Infatti:
1) – si è ripetuta la solita noiosa querelle sul numero dei partecipanti, da individuare in una forbice che va dai 90.000 della Questura di Roma al milione e mezzo dei più disinvolti tra gli organizzatori;
2) si è confermato che le manifestazioni “spontanee” hanno sempre dietro qualcuno. E alcuni giornali hanno pizzicato animate discussioni fra “bloggisti” ed esponenti dell’IDV di Di Pietro che rivendicavano di avere voce in capitolo “visto che ci avevano messo i soldi” ( chi dice 150 chi 300 mila euro);
3) della manifestazione hanno parlato bene coloro che si prevedeva ne parlassero bene mentre l’hanno fatta a pezzi coloro che si prevedeva ne avrebbero parlato male;
4) ancora una volta si è abbondato negli stereotipi: i giovani, la parte migliore del Paese, avvenimento storico, le cose non saranno più come prima. Non fate domande come perché? Quale è la proposta nuova per il Paese? Quali i nuovi leaders?
5) L’unica novità riguarda, ahinoi, l’opposizione, sempre più avvolta su se stessa. Più che incassare risultati contro Berlusconi, la manifestazione doveva servire a dimostrare che la vera opposizione è un’altra, che si trova fuori dal PD. E nel partito democratico in molti ci sono cascati: “dobbiamo esserci perché ci saranno molti dei nostri” è un doppio autogol. E’ la confessione di non riuscire a rappresentare il proprio popolo e contemporaneamente di non essere in grado di proporre una politica propria sulla quale contare per attrarlo.
Dunque: Bersani è atteso da un durissimo lavoro dentro il partito di cui ha preso in mano le redini: sostituire la politica vera, fatta di proposte, programmi, soprattutto comportamenti, all’antiberlusconismo che è stato a lungo la parola d’ordine in grado di nascondere il vuoto.
P.

Si scrive NO B. DAY; si legge NO BERSANI DAY