
Il sindaco di New York, entrando in carica, ha scelto di giurare con la mano sul Corano. È un gesto legale, certo, perché un giuramento vale per ciò che prometti davanti alle istituzioni, non per l’oggetto che tocchi. Ma la politica non vive solo di cavilli. Vive di simboli. E questo simbolo, oggi, pesa.
Il tema non è l’Islam in sé, né la libertà religiosa di una persona. Il tema è il contesto: la carica pubblica più visibile di una città simbolo dell’Occidente sceglie di appoggiarsi a un testo religioso. Qualunque esso sia, il messaggio che passa è lo stesso: il rito civile non basta più, ha bisogno di una “copertura” spirituale, di un sigillo identitario. E qui c’è una crepa vera, perché lo spazio comune dovrebbe essere neutro, asciutto, universale. Dovrebbe parlare a tutti, anche a chi non crede, anche a chi crede in altro, anche a chi non vuole che la fede entri in politica.
New York è la capitale mondiale del pluralismo. Proprio per questo, un sindaco dovrebbe scegliere il gesto più inclusivo possibile. Un giuramento laico, sulla Costituzione, su una carta istituzionale, su un testo che appartenga a tutti. O, se vogliamo dirla ancora più semplice, sulla parola data alla città. Perché se governi una comunità enorme e diversa, non puoi trasformare il momento più solenne in un segnale di appartenenza.
E qui arriva il punto che fa indignare davvero. Non perché qualcuno abbia una fede, ma perché questo accade in America. Proprio lì. Nel Paese che da decenni si racconta come il primo difensore del diritto democratico e della separazione tra sfera pubblica e sfera religiosa. Se perfino lì il rito istituzionale si piega a un simbolo confessionale, allora non è più un episodio. È un sintomo. È l’idea che l’Occidente, stanco e confuso, stia iniziando a inginocchiarsi davanti all’identità religiosa, e oggi quell’identità, nel dibattito politico globale, è spesso declinata in chiave islamica.
Qualcuno dirà: è solo un libro. No. È un messaggio. I simboli servono proprio a questo, a dire qualcosa senza dirlo. E qui si sta dicendo che l’istituzione ha bisogno di una consacrazione, come se la legge e la democrazia da sole non fossero abbastanza. È una regressione travestita da apertura mentale.
C’è poi un rischio ancora più tossico: la fede esibita come certificato morale. Come se bastasse mostrarsi devoti per apparire automaticamente “giusti”. È la scorciatoia perfetta, e infatti piace. Ma le istituzioni non dovrebbero chiederti devozione. Dovrebbero chiederti responsabilità, trasparenza, servizi, sicurezza, rispetto delle regole, capacità di tenere insieme una città che spesso è un campo minato sociale. La sacralità non c’entra. I risultati sì.
Si può essere credenti e impeccabilmente laici. Si può pregare in privato e governare in pubblico con neutralità. Anzi, questa è la maturità democratica: tenere la fede al riparo dalla propaganda, e tenere lo Stato al riparo dalla religione, qualunque religione.
Perché quando il rito civile perde il suo centro, non stiamo diventando più moderni. Stiamo solo indebolendo l’unica cosa che dovrebbe unire tutti: un patto comune che non dipende da un credo, ma dalla cittadinanza. E se anche l’America, simbolo e vetrina della democrazia occidentale, comincia a confondere le due cose, allora sì: non è “inclusione”. È resa culturale, mascherata da virtù.
Piero Terracina

In Massoneria, l’Iniziato, giura sul testo sacro della sua religione.
Ciò non dovrebbe destare scandalo.
Lo dico da persona che, pur lontanissima dalle tre religioni monoteiste e parimenti lontana dalla politica USA, sa bene che gli USA sono stati storicamente fondati da massoni e su principi massonici.
Ovvero Teisti.
Ciò non dovrebbe infatti scandalizzare. E’ Storia.
Il problema è, semmai, che gli USA, nel corso dei secoli, si sono ampiamente discostati da quei principi (fondati sul trinomio cagliostriano Libertà, Fratellanza e Uguaglianza) e dalla loro stessa Costituzione, fondata su quei principi e gravemente vilipesa e disattesa da pressochè tutti i Presidenti USA.
Il giuramento su un testo considerato Sacro è un retagglio della cultura massonica.
Può piacere o meno, ma fa parte della Storia e della tradizione. E personalmente rispetto tale aspetto.