
La testimonianza francese sulla Palestina “premia il terrorismo e rischia di creare un altro proxy iraniano”. Ad affermarlo, secondo quanto riferisce ‘Haaretz’ è il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu commentando l’annuncio del presidente francese Emmanuel Macron su il riconoscimento da parte della Francia di uno Stato Palestinese a settembre. Israele, mette in risalto Netanyahu, “condanna fermamente la decisione del presidente Macron di riconoscere uno Stato palestinese vicino a Tel Aviv sulla scia del massacro del 7 ottobre”. Tre quarti dei membri delle Nazioni Unite riconoscono lo Stato di Palestina, e la Francia si unirà a loro a settembre, in seguito all’annuncio fatto stasera dal presidente Emmanuel Macron. La guerra tra Israele e Hamas, che infuria a Gaza dopo l’attacco del gruppo militante palestinese del 7 ottobre 2023, ha riacceso la spinta globale affinché i palestinesi ottengano uno Stato proprio. Secondo un calcolo dell’AFP, almeno 142 paesi dei 193 membri delle Nazioni Unite hanno riconosciuto o prevedono di riconoscere uno Stato palestinese. Tra questi figurano la maggior parte dei paesi del Medio Oriente, dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia, ma non gli Stati Uniti, il Canada, la maggior parte dell’Europa occidentale, l’Australia, il Giappone o la Corea del Sud. Il 15 novembre 1988, durante la prima Intifada “rivolta” palestinese, oppure la rivolta contro il dominio israeliano, il leader palestinese Yasser Arafat proclamò unilateralmente uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale. L’annuncio ad Algeri durante una riunione del Consiglio Nazionale Palestinese in esilio, che adotto’ come obiettivo la soluzione dei due Stati, con Stati israeliani e palestinesi indipendenti coesistenti uno accanto all’altro. Pochi minuti dopo, l’Algeria divenne il primo Paese a riconoscere ufficialmente uno Stato palestinese indipendente. Nel giro di una settimana, decine di altri Paesi, tra cui gran parte del mondo arabo, India, Turchia, gran parte dell’Africa e diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale, seguirono l’esempio. Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, esponente di un partito ultrareligioso, ha risposto all’annuncio del presidente francese Emmanuel Macron del riconoscimento a settembre dello Stato di Palestina, ringraziandolo sarcasticamente per aver fornito un “ulteriore motivo convincente” a Israele per unire la Cisgiordania. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha affermato che l’intenzione della Francia di riconoscere la Palestina come Stato rappresenta una “resa al terrorismo”. “Invece di schierarsi al fianco di Israele in questo momento di prova, il presidente francese sta agendo per indebolirlo”, ha scritto Katz su X. “Non permetteremo la creazione di un’entità palestinese che danneggerebbe la nostra sicurezza, metterebbe in pericolo la nostra esistenza e minerebbe il nostro diritto storico alla Terra di Israele. Siamo tutti uniti per prevenire questo grave pericolo”. Migliaia di persone hanno manifestato ieri in Israele per mettere fine la guerra a Gaza. La polizia ha detto di aver arrestato 24 persone a Haifa durante una manifestazione, organizzata dalla comunità degli arabo israeliani, definita illegale. Secondo video citati da Haaretz la polizia è intervenuta in modo violento per bloccare e arrestare i dimostranti e strappare i loro striscioni contro l’azione di Israele nella guerra a Gaza. A Tel Aviv i dimostranti si sono riuniti nella piazza di Habima dove secondo gli organizzatori decine di migliaia di persone hanno protestato contro la guerra. Secondo le Nazioni Unite, il pronunciamento del Parlamento israeliano che ha dichiarato “terra del popolo ebraico” la Cisgiordania “non ha valore legale”. “Per quanto ne so – ha dichiarato il portavoce Farhan Haq, rispondendo alle domande dei giornalisti – si tratta di una dichiarazione che non ha valore legale. Ma dal nostro punto di vista è molto chiaro che la Cisgiordania, così come l’intero territorio palestinese occupato, deve essere rispettata come territorio il cui status va risolto attraverso negoziati tra Israele e Palestina. Non ci possono essere tentativi unilaterali di cambiare o alterare lo status di quei territori”. Non ci sono alternative. I francesi vogliono la pace in Medio Oriente. Spetta a noi francesi, insieme agli israeliani, ai palestinesi, ai nostri partner europei e internazionali, dimostrare che è possibile. Alla luce degli impegni che il Presidente dell’Autorità palestinese ha assunto nei miei confronti, gli ho scritto la mia determinazione ad andare avanti. Fiducia, chiarezza e impegno. Trionferà la pace”. Dunque la cosiddetta rivoluzione è fallita presidente Emmanuel Macron.
Giuseppe Basilico

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