
“Primo Ministro Benjamin Netanyahu, non le sembra un po’ troppo generoso, oggi come oggi, concedere agli americani la patente di difensori della libertà?”
Intervenendo alla cerimonia di passaggio di consegne del capo di Stato Maggiore delle Idf, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che “la nazione vuole la vittoria, la sta ricevendo e la riceverà”. Lo riporta il Times of Israel. Netanyahu promette che “riporteremo a casa” tutti gli ostaggi durante la cerimonia che segna la fine del mandato del tenente generale Herzi Halevi come comandante Idf e l’inizio di quello del generale Eyal Zamir. “Gaza deve rimanere parte integrante di uno Stato palestinese indipendente, democratico e sovrano, senza la riduzione del suo territorio o il trasferimento forzato della sua popolazione”. È quanto ha ribadito il segretario generale della Nazioni Unite Antonio Guterres che ieri ha partecipato al Cairo al vertice straordinario della Lega degli Stati arabi sulla situazione a Gaza. Guterres ha invitato Israele, in qualità di potenza occupante, a garantire il rispetto dei suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale. In generale, ha detto che Gaza e la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, dovrebbero essere “unificate politicamente, economicamente e amministrativamente” sotto l’egida dell’Autorità Palestinese. La Cina sostiene gli sforzi dell’Egitto e degli altri Paesi arabi “per promuovere l’attuazione dell’accordo sul cessate il fuoco a Gaza e il soccorso umanitario nella striscia, e per ripristinare la sicurezza e la stabilità nella regione”. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian, in risposta al summit tenuto martedì a Il Cairo sulla questione palestinese dal quale è emersa la proposta di un piano di rilancio e di ricostruzione post bellica. Pechino “sostiene anche il piano di governance post bellica per Gaza che è riconosciuto dal popolo palestinese e ha un consenso tra i Paesi arabi. Il piano dell’Egitto per la ricostruzione di Gaza adottato dal vertice della Lega araba si articola in tre fasi principali: misure provvisorie, ricostruzione e governance. La prima fase durerebbe circa sei mesi, mentre le due fasi successive si svolgerebbero in un arco di tempo complessivo di quattro o cinque anni. L’obiettivo è ricostruire Gaza, che Israele ha quasi completamente distrutto, mantenere la pace e la sicurezza e riaffermare la governance dell’Autorità Nazionale Palestinese a Gaza dopo 17 anni. Il piano prevede inoltre l’istituzione di un Consiglio direttivo e di gestione, che rappresenterebbe un fondo finanziario a sostegno dell’organismo di governo ad interim di Gaza. Inoltre, si terranno conferenze con i donatori internazionali per raccogliere i fondi necessari. Il piano prevede che un gruppo di “tecnocrati palestinesi indipendenti” gestisca gli affari a Gaza, sostituendo di fatto Hamas. Secondo il presidente egiziano al-Sisi, il governo tecnico sarebbe responsabile della supervisione degli aiuti umanitari e di spianare la strada all’amministrazione di Gaza da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese. Per il terzo giorno consecutivo le forze israeliane hanno bloccato il passaggio di convogli di aiuti umanitari destinati alla popolazione palestinese. Lo riporta l’Onu, che cita informazioni fornite dall’agenzia per i rifugiati. Gli accessi israeliani di Kerem Shalom, Zikim e Erez sono rimasti chiusi ai convogli. Israele respinge la dichiarazione del summit arabo che si è tenuto al Cairo per discutere della ricostruzione di Gaza. Il vertice, si legge in una nota del ministero degli Esteri di Tel aviv, non è riuscito ad affrontare la realtà della situazione.
Il vertice straordinario della Lega araba, a cui hanno partecipato le Nazioni Unite, l’Unione europea e l’Unione africana, ha adottato il piano di ricostruzione della Striscia di Gaza presentato dall’Egitto. Il piano è stato elaborato in risposta a quello del presidente statunitense Trump per espellere gli oltre due milioni di palestinesi dall’enclave e trasformarla nella “Riviera mediorientale”. I leader arabi hanno chiesto l’unificazione della Palestina sotto l’Olp, escludendo Hamas, nella dichiarazione finale del vertice sulla ricostruzione di Gaza. L’esercito israeliano annuncia che durante l’operazione “antiterrorismo” in Cisgiordania le sue truppe hanno ucciso tre palestinesi. Due durante un raid notturno a Jenin, (è una città palestinese. Jenin è stata sotto occupazione israeliana dalla guerra dei sei giorni, nel 1967, sino al 1996) il terzo durante un rastrellamento. Il presidente palestinese Abu Mazen si è detto pronto a tenere le elezioni entro l’anno prossimo. Il leader palestinese al Cairo per partecipare al vertice straordinario della Lega araba su Gaza ha poi annunciato che l’Autorità Palestinese riprenderà il suo ruolo a Gaza nell’ambito del piano egiziano. E la rivoluzione?
Giuseppe Basilico

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