
La stabilità geopolitica ed energetica mondiale resta legata a un filo. Mentre Israele consolida la sua presenza militare a nord, si registrano segnali di distensione sui mercati petroliferi con la riapertura di Hormuz e la deroga temporanea di Washington sul greggio iraniano. Sul fronte diplomatico, si muovono Pakistan e Siria.
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha tracciato una linea chiara sulla durata delle operazioni militari oltre il confine settentrionale. Israele rimarrà in Libano “tutto il tempo necessario”.
Neutralizzare le minacce di Hezbollah lungo la frontiera. La Siria ha escluso categoricamente un proprio intervento militare contro le milizie di Hezbollah, scegliendo di restare fuori dal conflitto attivo.
Il comparto energetico globale tira un sospiro di sollievo dopo giorni di altissima tensione per il commercio marittimo. Lo Stretto di Hormuz è stato ufficialmente riaperto alla navigazione.
Si registrano già i primi transiti di navi petroliere attraverso il canale strategico.
Gli Stati Uniti hanno concesso il via libera temporaneo alle esportazioni di idrocarburi iraniani. La finestra di tolleranza americana rimarrà valida fino al 21 agosto.
La diplomazia regionale cerca nuovi equilibri per evitare un’escalation su scala ancora più ampia.
Il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian si recherà domani in visita ufficiale in Pakistan. Al centro dei colloqui ci saranno la sicurezza dei confini, la cooperazione bilaterale e la gestione della crisi mediorientale.
Restiamo in Libano tutto il tempo necessario, dice Netanyahu. E in quel “necessario” si nasconde l’ennesima illusione di un Medio Oriente che pretende di curare il cancro della storia con il bisturi delle illusioni. Ci si culla nella menzogna che basti riaprire un imbuto di mare, lo Stretto di Hormuz, o concedere una tregua burocratica al petrolio degli ayatollah fino al 21 agosto, per far finta che il mondo abbia ritrovato la ragione. Che ingenuità. Che imperdonabile cecità.
Mentre i tecnocrati occidentali calcolano il prezzo al barile e Washington firma scartoffie per tollerare il greggio di Teheran, i burattinai della teocrazia islamica e i signori della guerra continuano a muovere le loro pedine. La Siria si lava le mani e si tira indietro, dimostrando che la solidarietà araba è un mito buono solo per i discorsi d’osteria. Il presidente iraniano vola in Pakistan a tessere nuove trame, a stringere mani che puzzano di polvere da sparo, mentre l’Occidente sta a guardare, anestetizzato dal proprio benessere e dal terrore di perdere un briciolo di comodità.
Non è una crisi geopolitica da risolvere nei salotti felpati delle Nazioni Unite. È lo scontro feroce tra chi difende, pur con mille errori, il diritto di esistere e chi usa il fanatismo come arma di sterminio. Finché non capiremo che questa guerra non si spegne con i rubinetti del petrolio o con i visti diplomatici, rimarremo condannati a guardare il rogo della civiltà. E il tempo necessario, purtroppo per noi, rischia di diventare eterno.
Giuseppe Basilico

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