
“Primo Ministro Benjamin Netanyahu, che ne dice delle operazioni effettuate dai loro commandos? Ad esempio quando i loro commandos vanno in Egitto a smontarsi un radar per portarselo via? Un po’ di coraggio ci vuole per simile imprese.”
Il premier Benjamin Netanyahu ha confermato che il governo israeliano sta armando i “clan di Gaza che si oppongono ad Hamas”, aggiungendo: “Cosa c’è di sbagliato in questo? È solo positivo. Salva la vita dei soldati delle Forze di difesa israeliane (Idf)”.La conferma arriva dopo che l’ex ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha dichiarato che Natanyahu ha approvato la fornitura di armi al clan Abu Shabab, una milizia attiva nel sud della Striscia di Gaza. Alcuni filmati mostrano ispezioni su convogli della Croce Rossa e delle Nazioni Unite, operazioni di sorveglianza lungo la strada Salah al-Din, la principale direttrice nord-sud di Gaza, ed esercitazioni. A metà aprile, quattro membri della milizia sono rimasti uccisi nell’esplosione di un ordigno piazzato da Hamas che aveva rivendicato l’attacco, affermando di aver preso di mira un’unità israeliana sotto copertura. In seguito è emerso che le vittime erano membri del gruppo di Abu Shabab.
Le Forze di difesa israeliane hanno dichiarato che presto prenderanno di mira diverse strutture sotterranee di Hezbollah nella periferia sud di Beirut, utilizzate dal gruppo terroristico per produrre droni, lo riferisce il Times of Israel. “Nonostante gli accordi tra Israele e Libano, le IDF hanno identificato che l’unità aerea di Hezbollah sta lavorando per produrre migliaia di UAV, Sigla di unmanned aerial vehicle, velivolo senza pilota. Nati in ambito militare per missioni cosiddette sporche (in zone contaminate) sotto la guida e il finanziamento di funzionari terroristici iraniani”, afferma l’esercito in una dichiarazione. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha ricevuto ieri a Londra re Abdallah di Giordania con il quale ha discusso di relazioni bilaterali e dello scenario attuale in Medio Oriente, ma soprattutto “della situazione grave e intollerabile a Gaza” e degli “sviluppi preoccupanti in Cisgiordania” sullo sfondo della rinnovata escalation israeliana nei territori palestinesi occupati. Lo si legge in una nota di Downing Street. “Entrambi i leader – sottolinea ancora la nota di Londra -concordano inoltre sull’importanza di un programma di riforma dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) come parte del cammino verso la soluzione dei due Stati e verso una pace duratura che dia sicurezza sia agli Israeliani sia ai Palestinesi”. La Procuratrice generale israeliana, Gali Baharav-Miara, ha annunciato che le Forze di difesa israeliane le hanno comunicato che emetteranno oltre 50.000 ordini di leva per gli studenti ultra-ortodossi delle Yeshiva nel corso del mese di luglio e che l’esercito presenterà presto un piano di applicazione della legge contro coloro che rifiuteranno la leva. La questione dell’obbligo di leva per gli ultraortodossi sta mettendo in confusione la maggioranza che sostiene il Governo Netanyahu. A Gaza è in corso “la più feroce strage di bambini a memoria d’uomo”. E a questo ora si aggiunge anche l’incubo del ritorno della poliomelite, a causa dello stop ai vaccini, “con rischi anche per i bambini israeliani e giordani che vivono nella zona”. A dirlo è Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, ascoltato ieri mattina in commissione in Regione Emilia-Romagna. Dall’ottobre 2023 a oggi, si spiega durante l’audizione, “a Gaza sono stati uccisi o gravemente feriti oltre 50.000 bambini. Dalla fine del cessate il fuoco, il 18 marzo scorso, nella Striscia sono stati uccisi 1.309 bambini e altri 3.738 feriti. “Ci sono mille camion di Unicef con aiuti umanitari pronti a entrare a Gaza- afferma Iacomini- abbiamo bisogno che all’Unicef e ai suoi partner umanitari sia permesso di fare il proprio lavoro: non stiamo chiedendo l’impossibile, ma il rispetto e l’applicazione del diritto internazionale”. A causa del blocco degli aiuti umanitari imposto da Israele per due mesi, continua il portavoce di Unicef Italia, “le scorte di cibo e farmaci a Gaza sono drammaticamente limitate. Prima della ripresa delle ostilità le Nazioni Unite gestivano un vasto ed efficace sistema di distribuzione degli aiuti e durante il recente cessate il fuoco abbiamo fornito assistenza distribuendo vaccini, medicine, servizi nutrizionali salvavita e consentendo l’accesso all’acqua potabile”. In questo modo erano stati raggiunti “400 punti di distribuzione”. Nel sud della Striscia di Gaza, gli ordini di sfollamento e le restrizioni di movimento imposti dalle autorità israeliane all’ospedale Nasser stanno portando questa struttura medica vitale, piena di pazienti con ustioni e ferite gravi, sull’orlo della paralisi, avverte Medici Senza Frontiere (MSF). Anche questo rientra nel gioco della guerra.
Giuseppe Basilico

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