Quest’anno il pacchetto nostrano era formato da opere più che dignitose, alcune veramente buone, ma quasi tutte capaci di far discutere e, uscire dalla sala con tante cose dentro, parole e immagini suscitatrici di emozioni fanno sì che lo scopo del film sia raggiunto. Quando il film appena visto ti permettere di confrontare le tue emozioni con gli altri che hanno visto il film con te, vuol dire che il regista, il montatore, il cast, le musiche, nel bene o nel male hanno compiuto il loro compito.
I nostri ragazzi – Regia di Ivano De Matteo

Il film comincia con scene di quotidiana violenza sulle nostre strade: tutti hanno fretta, basta un sorpasso pericoloso, un telefonino che non dovrebbe essere all’orecchio del guidatore, affiancare una macchina e riversare sul conducente una serie di insulti, un sorriso di sufficienza ( o considerato tale) per determinare la tragedia. Un vetro distrutto a colpi di mazza, un colpo di pistola, un ragazzo inorridito vede morire il padre e resta gravemente ferito, rischierà di restare paralizzato.
Ricoverato in ospedale verrà curato e salvato da Paolo mentre Massimo assumerà la difesa del poliziotto che ha sparato.
Liberamente ispirato al romanzo di Herrman Koch “La cena” il film testimonia non solo la difficoltà di comunicazione genitori/figli, ma anche fra i due fratelli e le rispettive famiglie, evidenziando come nella vita non si è completamente ‘buoni’ in assoluto (Paolo) o ‘cattivi’ completamente e perdutamente (Massimo, spesso definito dal fratello “un pezzo di merda”). Ma prima del colpo di scena finale sarà proprio Massimo a dimostrare che anche i pezzi di merda hanno una coscienza. Sue sono le parole “…dobbiamo denunciarli” che susciteranno la reazione violenta di Paolo.
Genitori che si ritengono attenti alla crescita dei figli ma sono separati dal web, da quella vita “virtuale” che i giovani preferiscono a quella reale, genitori che posta la domanda “come è andata stamani a scuola” ritengono assolto il loro compito e delegano alla scuola tutto o quasi. “Ci parli lei vedrà che migliora” dice Giovanna Mezzogiorno (Clara) al professore del figlio Michele. Ed è una madre apprensiva , protettiva all’eccesso quella che lei interpreta, quasi timorosa di conoscere veramente il figlio.
Il film partendo dalla violenza iniziale ha un crescendo di suspence mentre esplode sempre più evidente la tensione e la divergenza di opinioni tra i due fratelli e l’insofferenza delle due cognate fra di loro ma le famiglie che, come un rituale mal sopportato, si incontrano una volta al mese per parlare del nulla, saranno costrette dalla “bravata” dei loro ragazzi a confrontarsi e porsi la domanda che nessun genitore vorrebbe mai essere costretto a porsi.
Notevoli i movimenti di macchina: scende lentamente dall’alto verso un sacco abbandonato sulla strada, quando allarga e si avvicina ci accorgiamo che è il corpo di una senza tetto quello che viene ripreso; da lì partono le domande, i sospetti, le certezze.
La macchina abbonda di primi piani che esplorano i volti dei protagonisti, soprattutto dei padri, che evidenziano la loro sofferenza mentre prendono atto della catastrofe che si sta abbattendo sulla loro famiglia e lo spettatore non deve schierarsi o indagare sulla psicologia dei personaggi, deve solo porsi la domanda: “ Cosa farei se mio figlio commettesse un reato? “
Un cast di attori di tutto rispetto : Alessandro Gassmann (Massimo), Luigi Lo Cascio (Paolo), Giovanna Mezzogiorno (Clara), Borbora Bobulova (Sofia), oltre ai giovani Jacopo Olmo Antinori (Michele)e Rosabell Laurenti Sellers (Benedetta) per un film sui figli, questi sconosciuti, sui genitori, sulla famiglia piccolo nucleo della società. Già in sala , da vedere assolutamente.
Senza nessuna pietà – Regia Michele Alhalque

Un grande lavoro sugli attori ( a tratti anche eccessivo, quasi che il regista esordiente volesse accaparrarsi subito la cifra di Autore); un Favino semplicemente “superbo” che, per interpretare la parte del capocantiere/ riscossore di crediti da parte dello zio che lo ha cresciuto come un figlio, ma anche coinvolto nelle attività criminali della famiglia, è ingrassato di più di 15 chili. Ricordate Robert De Niro, Al Pacino, Jared Leto e molti altri attori americani? Attori veri che non esitano a deformare i loro corpi per entrare meglio nella parte che devono interpretare. Favino con questo film, di cui è anche produttore, ha dimostrato di essere uno dei nostri pochi “veri attori”.
Mimmo (Favino) vorrebbe semplicemente edificare palazzi ma, per obblighi familiari, spesso è usato per persuadere con le maniere forti (picchia e spacca le ossa) piccoli imprenditori e commercianti, caduti nelle mani degli strozzini (lo zio e il cugino) e, alla lunga, insolventi.
Il giorno in cu riceverà l’incarico di “consegnare” una ragazza (destinazione escort) al cugino, cambierà la sua vita anche se il destino ha già scritto la conclusione della fuga dei due verso un “futuro diverso”-
Il film non è perfettamente riuscito, nella seconda parte c’è un calo di tensione, ma è un esempio dignitoso di “fare cinema”.

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