E’ stata una delle poche cose, insieme al Museo Horne, che non ho potuto visitare da bambino con mio padre; parlo dei primi anni ’60 e del Corridoio Vasariano. Allora, praticamente tutte le domeniche mattina, andavamo io e lui, talvolta insieme anche a mia sorella, a visitare un museo fiorentino. Per quanto possa ricordare, nei giorni festivi si entrava gratuitamente in tutti i musei e senza fare coda. Così una volta era l’Accademia, una volta il museo dell’Opera del Duomo o il Bargello o Pitti; qualche volta riuscivo a farmi portare anche allo Stibbert, dove mi incantavo davanti alle armature, ma soprattutto erano gli Uffizi: quante volte volte sono entrato per la mano al babbo nella sala delle tre Maestà di Cimabue, Duccio e Giotto. Quando arrivavamo alla vetrata sull’Arno, mostrandomi il Ponte Vecchio mi parlava del Corridoio Vasariano, allora chiuso, e con il dito cercava di spiegarmene il percorso. Talvolta il discorso cadeva su come quello fosse rimasto l’unico attraversamento dell’Arno durante gli ultimi giorni di occupazione di Firenze da parte dei tedeschi (chi non ricorda le sequenze di Paisà). Forse proprio in una di quelle occasioni, o forse affacciandosi alle finestre del suo studio sul Lungarno Corsini, mi parlò di quando rientrando a Firenze dalla Versilia nel ’45, con in tasca il foglio del Comando del Gruppo Patrioti Apuani che attestava la sua partecipazione alla liberazione di Massa, aveva percorso piangendo, lui quasi montanaro di un paesino delle Serre calabresi ma innamorato di Firenze più che di ogni altra cosa, i lungarni con i ponti distrutti dalle mine tedesche. Il Corridoio l’ho percorso molti e molti anni dopo con mia moglie e mio figlio e la sua compagna quando cominciò ad essere organizzato Il Percorso del Principe. Ecco, queste cose mi sono tornate alla mente leggendo sui giornali del progetto del nuovo Direttore degli Uffizi Eike Schmidt (cos’è, una sorta di contrappasso?! Non me ne voglia Dott. Schmidt, lei mi è molto simpatico, ancor di più dopo che l’ho intravista un sabato mattina a curiosare, o forse proprio a far spesa, tra i banchi del mercato di Sant’Ambrogio) di rendere permanente il percorso, in modo da realizzare quell’integrazione, senz’alcun dubbio unica al mondo, tra Uffizi e Palazzo Pitti (e forse Palazzo Vecchio), già da molti nel passato auspicata. Certo è ragionevole l’esigenza di spostare gli autoritratti (anche se può apparire una perdita) sia per motivi di sicurezza che per la fluidità del percorso stesso; allora se ne deve trovare una degna collocazione, tanto più che, leggo, gli autoritratti donati dai vari artisti, sono tantissimi, molti di più di quelli esposti, quasi 1.800. E allora ecco la proposta: il Comune di Firenze ha messo all’asta già varie volte, inutilmente (la prossima ad aprile?), la Villa di Rusciano; i cittadini protestano e presentano esposti anche in Procura, sostenendo che l’immobile era diventato, gratuitamente, proprietà del Comune con un vincolo all’uso pubblico, in particolare per l’educazione dei minori; perché allora non pensare ad una destinazione museale? Molti anni fa, non so se l’amico Adalberto Scarlino ricorda che in un breve colloquio con lui, allora Assessore all’Ambiente, e con il dirigente dell’assessorato Dott. Malin, io suggerii di spostare tutti i loro uffici proprio nella Villa di Rusciano, dove però io immaginavo anche un “Centro di documentazione e studio dell’ambiente e del verde urbano” e l’allevamento in proprio, nei terreni agricoli adiacenti al parco, di specie arboree, adatte all’ambiente urbano, per la sostituzione (quasi a pronto effetto) degli alberi che via via si andavano ammalando. Qualcosa nell’aria evidentemente rimase, perché, solo qualche anno dopo, gli uffici furono effettivamente spostati in quell’edificio. Si era persa però del tutto la sostanza della mia proposta, che a me appariva interessante proprio per la particolarità dell’edificio voluto da Luca Pitti che volle realizzare, nel momento di massimo splendore della famiglia due palazzi “l’uno dentro, l’altro fuori della città (appunto la villa di Rusciano), piuttosto a guisa di re che di privato cittadino”, con intorno un bel parco e dei terreni agricoli con relativi fabbricati. O forse il motivo era semplicemente di tipo affettivo, visto che mio figlio aveva frequentato lì il Liceo Scientifico Piero Gobetti ed aveva partecipato ad un’occupazione della scuola (credo l’unica da me approvata nella mia vita) proprio per contrastare la dismissione del Liceo destinato ad andare a fondersi con il tecnico Volta in un nuovo plesso scolastico nella piana di Ripoli. Capisco che questa mia nuova proposta di salvare l’uso pubblico della Villa di Rusciano si scontra di nuovo con l’ancora più disastrata e disastrosa situazione della finanza pubblica, tuttavia i presupposti mi sembrano degni di discussione. I motivi storici e culturali sono evidenti, non fosse altro che per la stessa origine familiare di Palazzo Pitti e senza parlare qui di alcune ipotesi di attribuzione almeno della parte più antica di entrambi gli edifici al Brunelleschi; ipotesi forse azzardate per la contraddizione tra le date di fondazione e quella della morte di Brunelleschi avvenuta almeno 10 o 15 anni prima. Si potrebbero riunire nello stesso edificio tutti gli autoritratti creando ex-novo, ma legato comunque agli Uffizi, il Museo dell’Autoritratto, dove però a rotazione, per aumentarne l’appetibilità, esporre anche opere provenienti dai depositi. Non solo, potrebbe diventare un interessante percorso didattico per le scolaresche, certo più accessibile degli Uffizi stessi, dove evidenziare (diacronicamente e sincronicamente) le diverse teorie e tecniche pittoriche e dove magari in un laboratorio far cimentare gli stessi bambini e ragazzi proprio nella tecnica dell’autoritratto. Lo so, i soldi sono pochissimi, ma rendiamoci conto che via via il prezzo a base d’asta è sceso da 10 milioni di euro a 8,5 ed ora a 6 (provocatoriamente si potrebbe dire che sono sufficienti basterebbe meno di 20 euro per ciascun fiorentino in cambio, che ne so, di due ingressi per anno a vita per se o familiari), tra poco la svenderemo. Ma è ovvio che ciò avvenga, non solo per il crollo del mercato immobiliare, ma anche per la paura del privato di imbarcarsi in un restauro, non solo conservativo ma scientifico, anche se a fronte di una destinazione prestigiosa come quella alberghiera. Spero che Pensalibero apra una discussione.
Nella Villa di Rusciano la collezione degli autoritratti del Corridoio Vasariano
Dopo l’annuncio del direttore degli Uffizi di voler rendere permanente il collegamento Uffizi-Palazzo Pitti, nella Villa di Rusciano, edificata da Luca Pitti potrebbero trovare posto gli autoritratti in modo da dare vita ad grande e unico complesso museale.

Ho letto con molto interesse l’articolo di Costa sull’ipotesi di utilizzare la brunelleschiana Villa di Rusciano come museo invece dell’affannoso tentativo dell’amministrazione comunale di venderla ( ma a questo punto si dovrebbe dire svenderla) al peggior offerente. La proposta sarebbe anche compatibile con le non poche prescrizioni della Soprintendenza ai monumenti e con quella famosa condizione che impedirebbe al comune di vendere quel bene. Come tutte le buone idee anche questa purtroppo deve fare i conti con una classe politica che ormai da più di un decennio vede alternarsi alla sua guida figure di basso profilo intellettuale ( per non parlare di quello amministrativo) . Questo è forse l’ infame destino di questa città che troppo ha brillato nei secoli per non dover pagare il prezzo del suo quotidiano appassimento. Agli amministratori di questo gioiello, come a tutti quei nobili senza arte nè parte non resta che vendere i beni di famiglia per avere quei soldi in tasca da usare a loro piacimento, fino a che, alla fine, non resta che da vendersi il titolo nobiliare.
L’inica speranza, è nel comitato che si batte per la difesa della Vila di Rusciano e del suo parco e nella sensibilizzazione dei suoi addormentati cittadini che rischiano uno di questi giorni di vedersi venduto Palazzo Vecchio ai cinesi, magari con tutto il consiglio comunale…
Grazie Mister M, grazie per avermi insegnato tutte cose che non sapevo.
Alt! Se l’erigendo museo di Villa Rusciano dovesse accompagnarsi a iniziative imprenditoriali come matrimoni, feste e simili, beh, allora faccio marcia indietro. Ben venga qualche miliardario russo o cinese e trasformi il tutto in una fognetta lussuosa odorosa di Vip. Già abbiamo assistito alle serate di tango in Biblioteca Nazionale, ora non resta che cominciare ad apparecchiare i musei per i burini cosmopoliti.
Purtroppo credo che si debba pensare a quale sia il male minore. Anche io preferirei che i luoghi storici e culturali non diventassero fognette odorose di VIP, ma mi sembra di capire che esiste un problema di soldi, causato dalla eterna mala gestione delle finanze pubbliche. Allora o si vende la Villa (e allora altro che odore di fogna…) o la si usa per un po’ tappandosi il naso, ma mantenendola un luogo di proprieta’ pubblica che una volta ripagato l’investimento necessario a ristrutturarlo, possa essere usata solo per scopi profumati. Un piccolo inciso da appassionato di Tango: il Tango non ha nulla a che vedere con il puzzo di Vip, non essendo quella cosa strana che fanno vedere in TV, ma un ballo di origine sociale, che puo’ piacere o meno, ma ha una grande rilevanza storica e sociale (peraltro prettamente italiana, nel senso di emigrati italiani in Argentina).
D’accordissimo con l’architetto Costa, che ho il piacere di conoscere personalmente e stimo da tanti anni. A mio parere la decisione di cambiare la destinazione del corridoio Vasariano è non solo giusta (i quadri che ci sono al momento originariamente non c’erano e, anzi, ce ne erano altri che ora non ci sono…), ma dovrebbe portare, se gestita in maniera corretta, a più introiti di quelli attuali e meno spese di conservazione delle opere al momento esposte. Questi introiti potrebbero essere destinati a Villa di Rusciano, che, come suggerisce Pierluigi, potrebbe essere un luogo a cui viene reso un valore sociale, artistico e culturale. Anche in questo caso una gestione corretta dell’edificio, con gallerie permanenti e mostre temporanee di grande valore (nelle quali ovviamente devono trovare spazio i capolavori spostati dal corridoio Vasariano) e altre iniziative imprenditoriali (matrimoni, feste e simili), potrebbe portare in pochi anni a fruttare molto di più dei 6 milioni che se ne potrebbero ricavare vendendolo. E’ un investimento, certo, ma se pianificato in maniera corretta sono molte di più le possibilità di un successo sia economico che culturale che quelle di perdita economica.
Il mio contributo personale alla fine si riassume nel sospetto che villa di Rusciano sarà svenduta per farne un Hotel a dieci stelle, per vip beceri e rivestiti. A patto però che la pista di Pereta sia allungata per permettere l’atterraggio dei loro Jambo. Dove si dimostra come tutto converge. Ma al di là dei miei sospetti, considero la proposta di Costa ottima sotto ogni punto di vista, anche per bloccare lo stupido primato degli Uffizi museo più grande del mondo. Salviamo Firenze almeno dal vuoto gigantismo!
Confermo: Pensalibero c’è e darà spazio a chiunque voglia intervenire con un suo articolo.
Nel momento in cui la collocazione degli autoritratti sembra essere di ostacolo al bellissimo progetto di collegare permanentemente Uffizi e Pitti, e di farne forse il più grande e suggestivo museo del Mondo, la proposta dell’architetto Costa è il classico assist che permette a Firenze di andare in goal. Infatti, non solo risolve le difficoltà che ostacolano la proposta, trovando una degna collocazione agli autoritratti; di più, rende ancora più grandioso il progetto del direttore degli Uffizi. Non solo Pensalibero ma anche giornali e TV dovrebbero aprire il dibattito.