Nelle disposizioni regionali non ci sono più i giorni alterni per la circolazione dei veicoli a motore perché l’aria è tornata pulita.
Queste ed anche altre positività emergono da quella che è e sarà la crisi economica di questo virus, in una visione del mondo da alcuni già anticipata pur non individuando in questo virus la causa: se poi è la causa (ma questa o un’altra non ha importanza). Come nelle manifestazioni interpersonali e quindi microscopiche (dibattiti su concetti tipo fedeltà, famiglia, rispetto ecc), anche in quelle macroscopiche come gli attuali disequilibri mondiali, folle di specialisti di vari campi coordinate da giornalisti si affannano a trovare le cause ed i rimedi di qualsiasi evento, costantemente immersi in una critica di ciò che viene fatto. Tutti si indirizzano lungo un percorso retrogrado lungo il quale ciascuno si ferma quando gli pare , quando gli torna comodo. Invece, come ben sappiamo, qualunque realtà è la conseguenza di un processo passato nel quale non è possibile trovarne l’inizio ma solo una moltitudine più o meno numerosa di fattori che hanno contribuito al divenire della realtà. Colui o coloro che hanno meno interessi personali nel presente hanno presumibilmente anche maggiore equilibrio critico dopo però che le loro conoscenze e le loro capacità avranno saputo scegliere le fonti tecnico-scientifiche cui appoggiarsi. Ciò cui assistiamo oggi, invece, è la proliferazione del caos perché, non essendo capaci di difendersi dall’anarchia della rete, si risponde con lo stesso strumento.
Come dopo una guerra si dovrà ripartire e ripartiremo. L’ultima guerra portò grandi distruzioni materiali e da quelle si ripartì con la ricostruzione. Oggi quella stessa volontà di fare non potrà essere per “ricostruire” ma per costruire ex novo perchè la pandemia ha finito per distruggere un sistema di vita e di relazioni ormai morente da tempo. Questa rivoluzione tecnica e tecnologica che ormai ci insegue da 30-40 anni (di cui cogliamo ed usufruiamo solo quel che a pochi interessa) va acquisita non più adattando la nostra vita a nuovi meccanismi ed a nuovi criteri, ma creandone di nuovi per una convivenza ed una socialità più integrate e partecipate. Non si tratta di avere una visione del futuro. Si tratta di prendere atto con coscienza, a livello di comprensione umanistica, dei cambiamenti avvenuti in modo scoordinato ed incombenti che fino ad oggi le pulsioni egoistiche di politici ottusi e presuntuosi non hanno compreso.
Non so se ci sarà (come dopo guerra) un incremento demografico ma sicuramente sparirà una generazione di anziani (contribuendo ad alleggerire le casse degli istituti pensionistici!) ed aumenteranno molto i disoccupati anche quando la produzione tornerà ai precedenti regimi ed oltre. L’investimento – se ci sarà – nello studio ci costringerà ad avvicinarci con minori traumi verso una società in cui la politica sulla distribuzione dei redditi assumerà fondamentale importanza per consentire un equilibrio sociale con sempre maggiori “non occupati” (intesi come coloro che non contribuiscono alla produzione di beni dai quali ricavare redditi).
Andrea Moroni
Nella nuova trasparenza dell’acqua di Venezia, sono tornati i pesci
Come dopo una guerra si dovrà ripartire e ripartiremo. L’ultima guerra portò grandi distruzioni materiali e da quelle si ripartì con la ricostruzione. Oggi quella stessa volontà di fare non potrà essere per “ricostruire” ma per costruire ex novo.

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