Chi presenta 7800 emendamenti e poi protesta al Quirinale. E chi vuole un Senato burletta “perché altrimenti non si può lavorare”. Ma poi, applicando “la ghigliottina” dimostra che le lungaggini si combattono con il regolamento non con la riforma.
Senato della Repubblica italiana, antico teatro nel bel mezzo della Brodway de’ noantri. Da alcuni mesi è stata allestita la commedia delle Riforme. E’ certo che terrà il cartellone per diversi anni. Appartiene, infatti, al genere della commedia degli equivoci, di sicuro successo nel nostro Paese. C’è un governo che ha proclamato, tra gli applausi del pubblico di rilanciare l’economia, rivoltare come un calzino le regole del lavoro, la giustizia, la pubblica amministrazione, le banche, i rapporti con l’Europa. Per ora non ne ha infilata una ma ha fatto comparire in scena due personaggi che subito hanno calamitato tutta l’attenzione: Riforma del Senato e Riforma elettorale. Il canovaccio del genere Commedia degli equivoci prevede situazioni confuse e personaggi che si scambiano continuamente i ruoli. E così, attorno a Renzi che proclama la necessità di fare una cosa e poi attira l’attenzione su un’altra (e così via per tutta la commedia) si muovono Berlusconi che fa opposizione ma anche no, Alfano che è alleato di Renzi, ma anche no, i 5 Stelle, feroci nemici di Renzi ma anche disposti all’accordo, e una serie di personaggi minori.
Quelli che si oppongono alla riforma del Senato hanno presentato 7800 emendamenti e protestano al Quirinale perché non vengono discussi tutti. I sostenitori approfittano di questa sciocchezza e calano la lama della ghigliottina che porterà diritti al voto nei tempi desiderati.
Gli equivoci sono tali e tanti che l’effetto risate è assicurato. Proprio il ricorso al regolamento che renderà possibile la votazione in tempi brevi contraddice i motivi posti a fondamento della “epocale” riforma del Senato. “Serve – affermano con toni roboanti i favorevoli –per rendere più veloce il processo legislativo”. E, invece, non è vero una mazza. Proprio le comiche di questi giorni a Palazzo Madama e l’esito già stabilito all’8 di agosto dimostra il contrario. E, cioè, che il regolamento contiene (o può contenere) in sé gli strumenti per raggiungere lo scopo.
La commedia di equivoci ne contiene altri più importanti e meno divertenti. Il Senato-farsa così come lo vorrebbero, in combutta con la nuova legge elettorale come se la immaginano, porterà diritto a togliere ogni peso non solo agli elettori. Lo toglierà al Parlamento: al Senato, vera burletta, e alla Camera, che grazie al sistema elettorale sarà composto di membri già designati in partenza. Senatori e Deputati, in pratica saranno nominati dai partiti ed a loro risponderanno. La democrazia lascerà il posto ad una oligarchia. Che non sarà oligarchia di partiti, ormai decomposti. Sarà una oligarchia nella quale le sigle partitiche fungeranno da paravento per dare attuazione ai comandamenti di Bruxelles, Washington, Berlino e dei “referenti-beneficiari” italiani delle capitali del mondo occidentale.
Le premesse ci sono tutte. Basti ricordare l’insofferenza con la quale viene accolto qualsiasi tentativo di discussione: “si vuole intralciare il cammino delle riforme”, “questi non vogliono cambiare”, “difendono i loro privilegi”. Può essere. Ma bisognerebbe pure aggiungere che nessuna proposta o decisione di questo governo ha mai colpito e nemmeno messo in discussione i privilegi (e sono tanti) di coloro che lo sostengono.
Il discorso su questa invereconda commedia degli equivoci, dopo aver detto degli attori, potrebbe concludersi con un cenno al regista: il presidente della Repubblica, Napolitano. Ma basi dire che è un regista abusivo. Non dovrebbe esercitare questa professione. Secondo la Costituzione dovrebbe fare l’arbitro!

” Proprio il ricorso al regolamento che renderà possibile la votazione in tempi brevi contraddice i motivi posti a fondamento della “epocale” riforma del Senato. ” Giustissima considerazione che vo sostenendo da tempo, e tanto più vera se i regolamenti delle due Camere fossero ulteriormente rivisti. Dici bene Nicola, è la solita pagliacciata all’italiana, e al fondo non vedo nemmeno vero autoritarismo per cui Renzi non ha spessore, al fondo vedo il superficiale pavoneggiarsi di un ignorante e la sua banda.
Luigi, giri troppo il mondo per seguire le nostre cosucce. La settimana scorsa mi sono occupato della nostra politica internazionale (inesistente). Naturalmente hai ragione tu. A girare il mondo…
Nicola, ti prego, prima che sia fatta la frittata, lasciamo la finta politica interna che serve solo a mascherare la solita dittatura all’Italiana, tra noi è inutile bleffare, caratteristica rispetto la Siria, che qui dura poco e finiscono alla berlina, invece che al cimitero.
Veda invece quel Sindaco di quel vostro paesino, di smetterla di proporre ex assessori di bella presenza in ambito Europeo: Diventi serio.
D’Alema, Prodi, Monti, Benigni, Muti, Armani, Bocelli, Giancarlo Giannini, Sergio Romano, Enzo Biagi, questi sono I nomi da proporre a cariche Europee, da parte dell’Italia per essere bene accetta, se invece continua a proporre fighette e marionette fa’ fare all’Italia l’ennesima figura di me… il mondo non è come Firenze, che gli lasciava fare I suoi comodi.
nella lista dei proponibili c’per l’europa c è anche un defunto eccezionale veramente
Caro Paolo,
Non volevo certo che ci fosse qualcosa di mio e personale nella lista, non sta certo a me fare proposte al riguardo, quindi ho solo raccolto alcuni nomi via internet di spessore Internazionale, mi è anche dispiaciuto che mancasse la Bonino o ogni altra figura femminile, ma questi mi sono risultati, in un millesimo di secondo, i nomi italiani conosciuti all’estero e apprezzati.
Magari un Presidente del Consiglio può fare meglio invece che peggio, se si impegna.
Luigi, giri troppo il mondo per seguire le nostre cosucce. La settimana scorsa mi sono occupato della nostra politica internazionale (inesistente). Naturalmente hai ragione tu. A girare il mondo…