
Monica Esposito non ce l’ha fatta. Dopo oltre due mesi di ricovero in Terapia Intensiva è morta in seguito alle gravissime ferite riportate il 16 maggio scorso, quando fu investita nel centro di Modena dall’auto guidata da Salim El Koudri, che travolse otto persone.
La donna, 55 anni, era stata inizialmente ricoverata in condizioni critiche all’Ospedale Maggiore di Bologna. Successivamente era stata trasferita all’Ospedale Civile dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, dove è deceduta nelle ultime ore. Secondo quanto contestato dagli inquirenti, non si trattò di un incidente stradale, ma di un gesto volontario: l’auto sarebbe stata lanciata deliberatamente contro i passanti.
Con la morte di Monica Esposito, quel tragico episodio ha provocato la sua prima vittima mortale. Tra i feriti vi era anche una turista tedesca di 69 anni, che ha subito l’amputazione di entrambe le gambe. Nella fase processuale, l’imputato è stato ritenuto capace di comprendere il significato e le conseguenze delle proprie azioni, circostanza che sarà oggetto dell’accertamento giudiziario.
Di fronte a questa tragedia sorge inevitabile una domanda: quale spazio trova oggi il ricordo delle vittime? Per questo rivolgiamo un invito al sindaco di Modena e al sindaco di Bologna affinché promuovano un momento pubblico di cordoglio e vicinanza alla famiglia di Monica Esposito e a tutte le persone coinvolte in quella drammatica giornata. La morte di Monica impone una riflessione che va oltre il singolo caso. Nel dibattito pubblico non tutte le tragedie sembrano ricevere la stessa attenzione. Alcune diventano simboli, altre scompaiono rapidamente dall’informazione e dal confronto politico. È una percezione che alimenta interrogativi e che merita una riflessione seria, nel rispetto dei fatti e delle vittime.
“Una donna italiana ha perso la vita dopo oltre due mesi di sofferenze. Un’altra donna, una turista tedesca, porterà per sempre sul proprio corpo le conseguenze di quella giornata. Al di là delle responsabilità che la magistratura è chiamata ad accertare e delle valutazioni sulle condizioni dell’imputato, resta un principio che dovrebbe accomunare tutti: ogni vittima merita lo stesso rispetto, la stessa vicinanza istituzionale e la stessa attenzione pubblica. Il dolore non dovrebbe conoscere appartenenze politiche, convenienze o differenze di trattamento. La memoria di chi ha perso la vita e la solidarietà verso chi continua a soffrire non possono essere selettive. Perché una società si misura anche dalla capacità di ricordare tutte le sue vittime con la medesima dignità, senza silenzi e senza distinzioni.”
Angelo Santoro

Lascia un commento