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Nel merito della riforma

Se ci si attenesse al merito della riforma, come ha consigliato un pacato illuminista quale il ministro Taiani, nessuno andrebbe a votare. Vai a capire, tu comune cittadino, chi ha ragione fra Di Pietro e Colombo. Entrambi protagonisti del pool di Mani pulite, schierati uno contro l’altro al referendum sulla Giustizia. Per questo motivo l’appello del capo dello Stato, di abbassare i toni, ha fatto la fine che ha fatto. In un dibattito con il ministro Nordio, Giuseppe Conte ha accusato il governo di covare addirittura un disegno criminale, iniziato con la legge contro i rave party, vai a capire poi perché. E uno che da palazzo Chigi ha emanato decreti della presidenza del consiglio dei ministri, esautorato il parlamento per rimettersi ad un comitato tecnico scientifico, tenuto la gente chiusa in casa, trova criminale pure il premierato.

di Riccardo Bruno | 27 Febbraio 2026

Se ci si attenesse al merito della riforma, come ha consigliato un pacato illuminista quale il ministro Taiani, nessuno andrebbe a votare. Vai a capire, tu comune cittadino, chi ha ragione fra Di Pietro e Colombo. Entrambi protagonisti del pool di Mani pulite, schierati uno contro l’altro al referendum sulla Giustizia. Per questo motivo l’appello del capo dello Stato, di abbassare i toni, ha fatto la fine che ha fatto. In un dibattito con il ministro Nordio, Giuseppe Conte ha accusato il governo di covare addirittura un disegno criminale, iniziato con la legge contro i rave party, vai a capire poi perché. E uno che da palazzo Chigi ha emanato decreti della presidenza del consiglio dei ministri, esautorato il parlamento per rimettersi ad un comitato tecnico scientifico, tenuto la gente chiusa in casa, trova criminale pure il premierato.

Nell’evidente incapacità di padroneggiare con sicurezza i temi giuridici e costituzionali, la cosa più semplice da fare è aizzare lo scontro fra le parti, l’Italia dei Montecchi e dei Capuleti torna in campo. Il medio evo, insomma. Sarà l’appartenenza a pesare. Chi è contro il governo, e chi è a favore e se per caso c’è qualche giudice della corte costituzionale in pensione che ha militato dalla parte opposta alle sue convinzioni in materia, gli si dice, di preoccuparsi della sua coscienza. Siamo pur sempre un paese di preti. Ci si preoccupa sempre della coscienza degli altri.

Sicuramente si può rimproverare il governo di aver voluto forzare la mano. Non si è preoccupato affatto di trovare un sostegno in parlamento più ampio, e ciononostante l’ha presentata lo stesso alle Camere. Di converso, un’opposizione che un giorno si e l’altro pure, ti accusa di fascismo, di complicità in genocidio, di razzismo e invoca la rivolta sociale, non è proprio propedeutica alla diplomazia. Il bipolarismo è finito per radicalizzare le divisioni del paese. Una volta superato il frontismo degli anni ’50 del secolo scorso, siamo punto d’accapo. Se è vero che il governo vorrebbe anche riformare la legge elettorale per ripristinare un proporzionale puro, questo almeno sarebbe un segno di saggezza. Eliminando campi predefiniti da presunzioni astratte e etichette di comodo, ritornando ai soggetti costituzionali più propri, i partiti e non le coalizioni, sarebbe più facile il dialogo.

Sulla separazione delle carriere, lo si capisce dagli interventi dei dirigenti del vecchio partito democratico, Forza Italia e Pd avevano raggiunto un’intesa di massima. E non è vero che non ci siano dissidenti nella maggioranza, dal momento che Fratelli d’Italia era contraria alla separazione delle carriere, mentre la Lega sembra indifferente. La riforma leghista era quella dell’autonomia differenziata, che appare arenata. Il referendum divide anche chi si presenta unito in un programma sottoscritto di governo e chi presume di elaborarne uno alternativo dall’opposizione. Hai voglia ad aprire officine, poi vedi.

Cosi come certi ottimismi appaiono esagerati, altrettanto lo sono le previsioni catastrofiste. In tutte le democrazie occidentali le carriere dei giudici sono separate, ci sarebbe semmai da capire perché in ‘Italia ancora no, e pure tutte le democrazie occidentali mostrano lacune nell’efficienza del sistema giudiziario. Consoliamoci. Pensare che l’esito del referendum possa spingere avanti i proponenti piuttosto che arrestarli, non ha riscontro alcuno. La storia del paese insegna. Mario Segni vinse alla grandissima i referendum elettorali del 1991 e del 1993, tanto che sembrava il futuro padrone d’Italia. Meno di un anno e Mariotto venne dimenticato completamente.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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