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Nel 2016 persi per i derivati del Tesoro 8,3 miliardi. L’Olanda in utile di 6,5 miliardi

L’Italia è l’unico paese dell’eurozona che registra un impatto così negativo rischiando una grave “crisi sistemica” che potrebbe travolgere anche le banche sane e danneggiare la stessa economia italiana.

di Guido Colomba | 26 Giugno 2017

Due notizie shock. L’impatto dei derivati del Tesoro, in soli tre anni (2013-2016), è stato di 24 miliardi annullando tutto il vantaggio ottenuto dal ribasso dei tassi di interesse con il QE della Bce. Altro che risparmi. Nel frattempo, Morgan Stanely e le altre banche d’affari che vendono derivati al Tesoro continuano a cumulare utili giganteschi. Ma il ministro Padoan sostiene (re: hearing parlamentare) che ciò non mette a rischio il debito italiano… L’altra notizia riguarda la crisi bancaria che registra l’ennesimo fallimento del Tesoro che a dicembre aveva varato un salvagente di 20 miliardi puntualmente contestato da Bruxelles. Le due banche venete, insieme a Mps, hanno perso 65 miliardi di depositi e prodotto nuove perdite per 5,2 miliardi (cost income al 105%). I crediti in sofferenza superano i 20 miliardi (9 miliardi Npl) più i 26 Npl di Mps. Il Fondo Atlante si è visto bruciare 3,5 miliardi. Il salvataggio di Intesa San Paolo implica un intervento dello Stato superiore ai 12 miliardi confermando la regola italica che “privatizza gli utili e pubblicizza le perdite” a carico dei tax payers. Che cosa si aspetta ad azzerare i vertici del Tesoro? Un disastro di queste dimensioni era inimmaginabile. Invece, ogni giorno, la situazione peggiora (in dodici mesi il valore di mercato delle sofferenze è diminuito del 26%). Si da per scontato l’appoggio di Bruxelles e della Bce per poi scoprire il giorno dopo che così non è. Una storia che dura da tre anni anche se il vero starting point risale al 2012 quando il governo, guidato da Mario Monti, ha fatto approvare dal Parlamento (quasi unanime) la normativa capestro sulle banche (compreso il bail-in) che, guarda caso, ha penalizzato solo le banche italiane. Ora, a luglio, quando i buoi sono già scappati, inizierà a lavorare la commissione d’inchiesta sulla crisi bancaria e la mancata tutela (art. 47 della Costituzione) dei risparmiatori. L’Italia è l’unico paese dell’eurozona che registra un impatto così negativo rischiando una grave “crisi sistemica” che potrebbe travolgere anche le banche sane e danneggiare la stessa economia italiana. Ancora più negativo il risultato dei contratti derivati stipulati dal Tesoro. Basta un esempio per chiarire i termini del problema: nel 2016 con i derivati il debito pubblico italiano si è aggravato di 8,3 miliardi. In Olanda, sempre con i derivati, vi è stato un utile di 6,5 miliardi di euro. Gli altri Stati (Germania e Francia) hanno usato questo strumento in sostanziale pareggio e con costi minoritari (re:Il Sole24Ore del 18 giugno ’17). Padoan ha ammesso nuove operazioni nel 2016 ” per ridurre l’incremento del debito”. Window shopping o allegra trasmissione di nuove perdite negli anni futuri? Dietro le quinte di questo squallido spettacolo, il Tesoro si difende affermando che sono i criteri contabili (Eurostat) adottati da Bruxelles che fanno apparire la situazione peggiore della realtà. Resta il fatto che il debito pubblico italiano continua a salire, superando i 2260 miliardi mentre gli investimenti pubblici a prezzi costanti sono diminuiti del 40%. Intanto, uno dei maggiori investitori istituzionali globali, Pimco (con sede in California a Newport Beach), teme un’altra recessione globale entro cinque anni e rifugge dai Btp. “Forse – afferma Scott Mather- rientreremo a prezzi più bassi con lo spread sopra 250 punti base”. Uno scenario apocalittico per la finanza pubblica dell’Italia.

Guido Colomba   (letter from Washington)

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banche, bce, bruxelles, btp, commissione, costi, costituzione, crisi, debito pubblico, euro, eurozona, fallimento, francia, germania, governo, italia, mario monti, mercato, monti, mps, notizia, olanda, parlamento, recessione

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