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Naufragio a Lampedusa: il parroco ha incontrato i superstiti, “fiori e preghiere per i loro cari”. “La guardia costiera è stremata, sì alle Ong”

di Agenzia Sir | 10 Agosto 2023

“Erano molto provati dal dolore, non riuscivano a parlare, ci sono stati tanti silenzi e piangevano. Sono supportati da psicologi e altri operatori. Ho chiesto i nomi dei defunti per ricordarli nelle preghiere e fare in modo che non rimangano nell’anonimato. È stata una scena molto triste: così don Carmelo Rizzo, parroco della parrocchia di San Gerlando a Lampedusa, racconta al Sir l’incontro di ieri nell’hot spot di Contrada Imbriacola con tre dei quattro sopravvissuti al naufragio dei giorni scorsi nel Canale di Sicilia, durante il quale hanno perso la vita almeno 41 persone. Due giovani uomini e una donna della Costa d’Avorio, scioccati e affranti dal dolore. Dopo aver visto annegare i propri cari ed essere stati quattro giorni in balia delle onde su un barchino abbandonato, la loro priorità è stata quella di chiedere preghiere per i defunti. Su quattro superstiti tre sono cattolici. Oltre ad un abbraccio e a poche, difficili parole, di incoraggiamento e conforto, don Carmelo ha chiesto i nomi dei familiari morti: Ross, Silvia, Mohammed. “È importante che percepiscano di non essere considerati un numero ma persone”. Tutti e tre hanno perso un familiare in mare, mogli, mariti o figli. “Sono molto religiosi, vogliono affidare i loro defunti a Dio, hanno chiesto di pregare per le loro anime – racconta don Rizzo -. Ci hanno consegnato dei fiori da mettere sulle tre bare che sono nel cimitero di Lampedusa. Non so se si tratta delle salme dei loro cari o è solo un gesto simbolico”. I sacerdoti hanno chiesto se avevano un desiderio, un messaggio. “Hanno risposto che volevano solo pregare. Non hanno nemmeno la rabbia o la forza di denunciare. Erano molto provati e sotto choc”. “Sono rimasto molto colpito – prosegue – perché chiedevano perdono per i loro defunti, che Dio li perdonasse per i loro peccati. Nella mia mente si alternavano tanti pensieri e sentimenti: ma come è possibile, che colpa possono avere per chiedere perdono? Noi preti siamo abituati a stare in contatto con la morte, ma circostanze così sono davvero dure. Perché si potrebbe fare qualcosa e non si fa”.
I sentimenti prevalenti nella comunità lampedusana sono la rabbia, la delusione e l’amarezza, sorgono tante domande: “Perché a Lampedusa dobbiamo ancora assistere a tante tragedie? Una cosa è accogliere le persone, un’altra è trovarsi di fronte a persone defunte. Inoltre sapere che tanti sono dispersi in mare e nessuno può prendersi cura di loro è terribile”. Se si tratta di cattolici non appena le salme vengono dissequestrate si celebrano i funerali a Lampedusa. Ma quando non si sa l’appartenenza religiosa la prassi è organizzare dei momenti di preghiera ecumenici e interreligiosi alla camera mortuaria nel cimitero di Lampedusa. Spesso partecipano anche dei turisti. “Ognuno prega a modo suo. C’è chi recita una poesia, chi fa un canto, chi delle preghiere nella propria religione. Nei prossimi giorni sicuramente lo faremo”.
Intanto nell’hot spot di Contrada Imbriacola la situazione è sotto controllo. Ieri sera erano 700 persone ma continuano i trasferimenti verso Porto Empedocle. Negli ultimi mesi ci sono stati periodi in cui si sono sfiorate le 3.000 presenze. “Ora con la gestione della Croce rossa va molto meglio – conferma il parroco di Lampedusa -. Gli standard sono alti, viene curato il rispetto della dignità umana. Spesso ci chiedono di dare supporto spirituale o di organizzare momenti di preghiera. Con le gestioni precedenti questo non accadeva”. Il parroco racconta che “la Guardia costiera è stremata, hanno chiesto aiuto alle Ong perché non ce la fanno a soccorrere tutti. Hanno turni in mare di 30 ore e devono uscire in continuazione perché le emergenze sono tantissime. Con il vento di maestrale le persone si avventurano con barchini di metallo che navigano a pelo d’acqua, appena c’è un’onda si capovolgono. Meno male che ci sono anche le Ong”.

“Ho appreso con dolore la notizia di un nuovo naufragio di migranti nel Mediterraneo. Non rimaniamo indifferenti davanti a queste tragedie e preghiamo per le vittime e i loro familiari”. Un nuovo appello a combattere l’indifferenza ed evitare il rischio di un “naufragio di civiltà” di fronte all’ennesima strage del mare: Francesco lo affida ad un tweet dal suo account @Pontifex, a proposito della tragedia consumatasi ieri nel canale di Sicilia dove 41 migranti sono morti a seguito del ribaltamento di un barchino su cui erano a bordo da cinque giorni, salpato da Sfax in Tunisia

(P.C./Sir)

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: giovani, mare, notizia, persone, poesia, religione, salme, sicilia

Info Agenzia Sir

L’Agenzia S.I.R. (Servizio Informazione Religiosa) nasce nel 1988, per iniziativa della Federazione Italiana Settimanali Cattolici e con il sostegno della CEI.
Il primo numero del SIR settimanale (l’attuale Fatti e pensieri) porta la data del 13 gennaio 1989. Il 20 settembre 1995, l’Agenzia lancia il proprio sito Internet: si tratta di uno dei primi servizi web cattolici in Italia. Il sito verrà rivisto graficamente e nei contenuti nel 1998, nel 2003, nel 2005, nel 2010.
Nel 2001 prende avvio, d’intesa con il Consiglio delle Conferenze episcopali europee, SIR Europa: servizio d’informazione europea che concentra la sua attenzione su diversi temi e aspetti del nostro continente.

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