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Nato e Russia, ricostruire la fiducia in Europa

Con poche eccezioni, la sfiducia si va estendendo oggi a tutti i settori della passata collaborazione
e si assiste ad una ripresa della spirale armamentisca.

di Carlo Trezza | 5 Giugno 2016

Alla presenza del Segretario generale della Nato e del Presidente della Romania, è stata inaugurata nei giorni scorsi la base romena che ospita i nuovi sistemi di difesa antimissilistica della Nato.

Il giorno successivo è anche stato celebrato l’avvio dei lavori per l’installazione di analoghi sistemi in Polonia. La Federazione russa da anni si oppone a tali programmi, sostenendo che si tratta di una minaccia strategica addizionale nonché una violazione del trattato Inf che proibisce a russi e statunitensi di detenere missili nucleari a raggio intermedio.

Le posizioni di Mosca e Washington
Gli argomenti di Mosca non appaiono del tutto credibili: è difficile pensare che alcune decine di missili di difesa possano neutralizzare un arsenale nucleare che conta migliaia di missili e testate. Allo stesso tempo, non è del tutto convincente neppure l’argomento Usa, laddove si afferma che i nuovi sistemi servano solo a difendere Stati Uniti e alleati dai missili dell’Iran e della Corea del Nord. È probabile che la Russia risponderà con un avanzamento verso ovest dei propri sistemi missilistici alimentando ulteriormente la sfiducia reciproca e la tensione in Europa.

Questa diatriba viene da lontano. La prima avvisaglia, da molti trascurata, fu la sospensione nel 2007 dell’applicazione da parte della Russia delle misure previste dal Trattato sulle Forze convenzionali in Europa (Cfe), uno dei pilastri della sicurezza europea. Seguì l’anno successivo l’azione russa in Georgia ed in seguito l’annessione della Crimea e la crisi irrisolta con l’Ucraina.

Lo spirito di Pratica di Mare
Aleggiava ancora fino a pochi anni fa lo “spirito di Pratica di Mare”, il vertice dove si sancì la cooperazione strategica tra Nato e Russia fortemente caldeggiata dall’Italia. Poco prima della crisi in Georgia, Putin aveva ancora partecipato al Vertice Nato tenutosi simbolicamente a Bucarest, nella mastodontica sede del parlamento dell’era Ceausescu. Nel 2010, Russia e Stati Uniti riuscirono a concludere il Trattato ‘Nuovo Start’, che riduceva il numero delle rispettive testate strategiche e dei loro vettori.

Con poche eccezioni, la sfiducia si va estendendo oggi a tutti i settori della passata collaborazione e si assiste ad una ripresa della spirale armamentisca. Mosca ha risposto “niet” all’offerta americana di ulteriori riduzioni strategiche e si trova attualmente in bilico persino il già citato trattato Inf.

Si va progressivamente disgregando l’architettura di sicurezza costruita nel quadro del processo Csce lanciato a Helsinki nel 1975 e che trovò il suo punto di forza nelle Confidence and Security Building Measures (Csbm) adottate in materia di trasparenza militare, prenotifica delle manovre e degli spostamenti di forze, osservazione degli esercizi militari e ispezione delle riduzioni delle principali categorie di armamenti.

Tali misure resero il processo di Helsinki un formidabile strumento di dialogo e collaborazione che fu strumentale al superamento del confronto Est/Ovest. Le misure di fiducia adottate a Helsinki, pur essendo state ulteriormente rafforzate a Vienna nel 1990, non si rivelano più sufficienti ad impedire il degrado.

Rischio crisi nucleare
L’attuale accrescimento della tensione si estrinseca in particolare attraverso sempre più frequenti “incontri ravvicinati” e potenziali incidenti aerei tra forze russe e della Nato. Negli ultimi mesi si sono rilevati oltre 60 episodi di tale genere assieme a sconfinamenti, lanci missilistici simulati ed interferenze cibernetiche. Risale a pochi giorni fa una collisione tra unità navali russe e Nato, mancata per un soffio.

A monitorare tale situazione e ad attirare su di essa l’attenzione pubblica è stato soprattutto lo European Leadership Network (Eln), organismo non governativo apartitico con base a Londra, che ha proposto di stabilire in Europa un codice di condotta per scongiurare gli incidenti aeronavali analogamente a quanto fatto recentemente dagli americani con la Cina.

Il rischio che tutto ciò sconfini in una crisi nucleare è evidente ed avrebbe conseguenze gravissime. Anche in questo settore le misure di fiducia sono insufficienti. Da anni, in seno alle Nazioni Unite vengono richieste agli Stati nucleari, invano, misure di fiducia volte ad allungare i tempi di risposta nucleare in caso di attacco (“de-alerting”).

Analoga stasi sul fronte dottrinale. Tra le potenze nucleari solo la Cina ha sposato il principio del non primo uso dell’arma nucleare. Gli Stati Uniti sotto Obama hanno fatto alcuni passi in avanti riducendo le situazioni in cui essi impiegherebbero tale arma. Pur essendo “azionisti di maggioranza” della Nato, gli Usa non sono ad oggi riusciti ad estendere ai partner atlantici tale misura di flessibilità.

Appuntamento a Varsavia
Vista l’attuale tensione, non è verosimile attendersi un rilancio dei trattati o grandi misure distensive. Dal prossimo vertice Nato che si terrà a luglio nello stadio di Varsavia emergerà probabilmente un orientamento riflessivo piuttosto che la linea di confronto promossa dal paese ospitante.

Ma sarebbe quanto meno da incoraggiare, sul fronte delle misure di fiducia, la recente proposta del Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg di rivisitare le misure di sicurezza e di fiducia contenute nel documento di Vienna dell’Osce. Si potrebbe anche esaminare con maggiore attenzione la proposta Eln mirante ad evitare gli incidenti.

Sarebbe da cogliere l’occasione dell’anno di presidenza tedesca dell’Osce e della grande esperienza in materia di sicurezza europea dell’attuale Segretario generale di tale organismo – l’italiano Lamberto Zannier – per ricostruire la fiducia e prevenire il rischio di un confronto causato da malintesi e da errori.

L’Ambasciatore Carlo Trezza, presidente uscente del Missile Technology Control Regime, è stato inviato speciale del ministro degli Esteri e Rappresentante permanente a Ginevra per il disarmo e la non proliferazione.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, architettura, ceausescu, cina, crisi, europa, incidenti, iran, italia, leadership, mare, misure, nato, obama, orientamento, parlamento, processo, putin, regime, stati uniti, usa

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