
“La Russia non deve avere alcun dubbio: la Nato impiegherà in conformità con il diritto internazionale, tutti gli strumenti militari e non, necessari per difendersi e scoraggiare ogni minaccia”. Lo ha ribadito, in una nota, il Consiglio Atlantico riunitosi su richiesta dell’Estonia dopo che il suo spazio aereo era stato sorvolato per 12 minuti da tre Mig russi. L’incidente è l’ultimo di una lunga serie che ha interessato nelle ultime settimane i cieli del continente, dove velivoli senza pilota sono stati avvistati in Romania, Estonia e poi ancora Norvegia e Danimarca, mentre non si conoscono le dinamiche precise di quanto avvenuto in Polonia due settimane fa. Anche se i media di mezza Europa puntano il dito su Mosca, ciò che è accaduto è poco per attribuire al Cremlino l’intenzione di innescare un’escalation, ma abbastanza da esigere una risposta. Per ora quella fornita dai vertici Nato comunica la ferma intenzione di reagire ad eventuali minacce, ma anche che non ci sarà alcun pericoloso automatismo, come invece aveva minacciato il premier polacco Donald Tusk. Lo ha ribadito il segretario generale della Nato, Mark Rutte, spiegando che tali decisioni “vengono prese in tempo reale e si basano sulle informazioni disponibili in merito alla minaccia rappresentata dall’aereo” e che prima di ordinare l’abbattimento, andrà fatta una valutazione per esaminare “l’intenzionalità, l’armamento e il potenziale rischio per le forze alleate, i civili o le infrastrutture”. Toni che invitano alla calma anche se è indubbio che gli episodi abbiano messo in luce, uno dopo l’altro, le vulnerabilità dell’Alleanza di fronte a una strategia ibrida volta a indebolire il sostegno occidentale all’Ucraina.

Trump agita le acque?
È in questo contesto che il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha contribuito a destabilizzare l’Alleanza. Per anni il tycoon aveva limitato al settore della spesa militare da parte degli alleati le sue critiche nei loro confronti. Ma dalla sua rielezione ad oggi, l’ambiguità nei confronti dell’impegno Usa in Europa, le minacce più o meno velate di un ritiro dei militari dalle basi sul continente e i continui alti e bassi nelle relazioni con Mosca e Kiev hanno alimentato i timori europei. Ieri, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in corso a New York, Trump si è reso ancora una volta protagonista di un’inversione di marcia, questa volta rispetto alla guerra in Ucraina. E affermando che Kiev “con il sostegno dell’Unione Europea, sia in grado di combattere e riconquistare tutti suoi territori” ha lanciato un messaggio diretto: “I Paesi Nato – ha detto – dovrebbero abbattere i jet russi che sconfinano”. Una posizione drastica, anche se poi attutita da un “dipende dalle circostanze” alla domanda se gli Stati Uniti avrebbero garantito il loro intervento a sostegno degli alleati in caso di necessità. È questo un punto cruciale della crisi di identità che scuote l’Alleanza: l’Articolo 5, quello della difesa collettiva, non è un meccanismo automatico, ma una decisione politica che dipende in buona sostanza da Washington. E se l’ambiguità del presidente Usa da un lato non scoraggia le provocazioni di Mosca, dall’altro fiacca le prospettive dei singoli alleati molto nervosi all’idea di combattere la Russia senza gli Stati Uniti al loro fianco. Basti pensare agli interrogativi su una “forza di rassicurazione” europea da dispiegare in Ucraina senza un ‘backstop’ americano a supporto.
Putin testa le difese avversarie?
Viste da Mosca, le divisioni tra le due sponde dell’Atlantico offrono un’occasione per testare la solidità dell’Alleanza. Secondo Gideon Rachman, la domanda che riecheggia in queste settimane nelle stanze del Cremlino è: “Quanto è impegnata la NATO nella difesa degli Stati baltici?” Per questo, negli ultimi mesi si sarebbe segnalato un aumento costante dei cyberattacchi contro le infrastrutture critiche europee, parte di una strategia ibrida volta a indebolire il sostegno occidentale all’Ucraina. L’obiettivo finale del Cremlino – secondo l’editorialista del Financial Times – è dimostrare che la garanzia di sicurezza reciproca prevista dall’Articolo 5 della Nato è inutile: “Se i russi ci riuscissero – osserva – potrebbero provare a eliminare uno alla volta gli stati europei più piccoli, senza mai dover affrontare la potenza combinata della Nato”. Ma se quest’ultima è alle prese con l’incognita di un presidente americano dagli umori mutevoli, lo stesso vale per i russi. Con lui alla Casa Bianca la politica estera Usa e le sue reazioni in una potenziale crisi internazionale sono imprevedibili. Senza considerare che, se anche se l’America si facesse da parte in una eventuale escalation sul fronte est, Regno Unito, Francia, Germania e Polonia non resterebbero a guardare.
Guerra di nervi?
Pur mantenendo ogni cautela per evitare un’escalation incontrollata, i paesi europei non possono aspettare che la Russia vada oltre prima di affrontare i timori per la sicurezza sollevati dalle recenti provocazioni del Cremlino. “Gli stati membri dell’Alleanza – scrive Maksym Beznosiuk per l’Atlantic Council – devono stabilire collettivamente regole di ingaggio realistiche e inequivocabili per le incursioni transfrontaliere con droni e aerei da combattimento, che garantiscano la massima chiarezza per tutti i paesi, Russia inclusa”. In questo senso, secondo diversi analisti, la missione Eastern Sentry (Sentinella dell’Est), finalizzata al rafforzamento della frontiera con la Russia, dovrebbe essere ampliata e resa permanente, integrando l’Ucraina come partner strategico. L’Europa, inoltre, dovrebbe dare priorità alla produzione di strumenti per la guerra elettronica e tecnologie anti-drone. Anche per questo, secondo Politico, la Commissione proporrà opzioni di finanziamento per il progetto che punta a creare un ‘muro di droni’ sul fianco est durante un incontro informale dei leader europei previsto per il 1° ottobre a Copenaghen. Nel paese la tensione resta alta e la premier Mette Friedriksen ribadisce un concetto già espresso negli ultimi tre anni e che sembra accomunare ormai tutta l’Europa: “Non siamo in guerra – dichiara – ma non siamo nemmeno in tempo di pace”.
Il commento
Di Antonio Missiroli, ISPI Senior Advisor
“Mentre si moltiplicano le provocazioni militari e le operazioni ‘ibride’ di Mosca verso l’Europa, le esternazioni ostili, ambigue e talvolta perfino contraddittorie – come quelle rilasciate ieri a New York – da parte di Donald Trump non fanno che aumentare tensioni e incertezze sull’impegno di Washington al fianco degli alleati. Il rischio di escalation e di errori di calcolo o di giudizio è ora molto alto, e richiede coesione e una giusta combinazione di freddezza e fermezza da parte di tutti i leader europei, a Bruxelles come nelle capitali”.
Alessia De Luca

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