5, 6 e 7 novembre 2010. Stazione Leopolda, Firenze. Ci sono tutti i presupposti perché questa data acquisti un significato, almeno per la sinistra italiana. In quei giorni infatti, su iniziativa del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, si vedranno nel capoluogo toscano tutti coloro che, da sinistra, ma da una sinistra moderna e non più legata ai miti del passato, vogliono rinnovare la nostra società. Al sito www.prossimaitalia.it si può leggere una sorta di manifesto fondativo, almeno una prima bozza. Così si apprende che l’invito è rivolto a tutti coloro che vogliono “Una Repubblica in cui la politica è una cosa tra le altre, non rinuncia al suo ruolo di guida, ma non si impone ai cittadini. Al contrario. Una Repubblica in cui si ritrovi una misura e una credibilità, si punti al ricambio, si ridia voce agli elettori per scegliere i loro rappresentanti, provincia per provincia. Di stazione in stazione, appunto, con un’attenzione speciale per chi in questi anni è stato lontano dal potere. Una Repubblica in cui i parlamentari siano la metà e guadagnino come i sindaci di una città come Firenze, non tre volte tanto. Perché non si fa politica per fare soldi, in nessuna accezione del termine. Una Repubblica fondata sul lavoro, come una volta, non sulla rendita e sulla speculazione. In cui si torni a investire dove serve, in cui si torni a ragionare su quello che ci attende, e non solo su quello che è appena accaduto. Una Repubblica in cui ci siano regole che danno la libertà proprio perché sono rispettate. E perché sono comprensibili, però. Una Repubblica aperta e rigorosa, ordinata, in cui se si dice no al nucleare, si presenta un piano energetico alternativo (che sarebbe anche l’unico): perché, come ha detto qualcuno, la patria è quello che capiterà a chi viene dopo di noi. Una Repubblica in cui non si sprechi e si risparmi, dall’ambiente alla spesa pubblica. Una Repubblica in cui sia premiato il merito, perché però la scuola e le occasioni per crescere saranno alla portata di tutti. Una Repubblica delle famiglie, a cominciare dalla casa in cui vivere. Una Repubblica in cui i diritti non siano negati e i doveri non siano una domanda: dov’eri?”. Il linguaggio non è il solito politichese ma, a dire il vero, non è nemmeno qualcosa di rivoluzionario. I concetti sono abbastanza comuni e li abbiamo sentiti ripetere più volte a destra come a sinistra. In fondo a parlare si fa presto, sono i fatti che contano e soprattutto sono le cose che si riesce a fare che hanno una loro forza intrinseca. Eppure l’appuntamento fiorentino non è banale, tutt’altro. Nasce a sinistra e nasce dalla crisi di identità del PD, formalmente è aperto a tutti gli iscritti al PD ma non solo. E’ portato avanti da un gruppo di trenta/quarantenni che si sono fatti largo nel partito democratico soprattutto a livello delle istituzioni, candidandosi e prendendo, alle primarie o alle elezioni, un sacco di voti. Su tutti Matteo Renzi appunto, sindaco di Firenze, e Pippo Civati, consigliere regionale lombardo. Il documento, come detto, non è niente di sconvolgente, va letto però alla luce delle dichiarazioni più volte fatte da Renzi, e condivise da Civati. Due su tutte: i dirigenti del PD sono da “rottamare senza incentivi”, e la politica del Nuovo Ulivo fa “sbadigliare”. Ma altre idee espresse da Renzi rappresentano una rottura forte con la tradizione non solo del vecchio Partito comunista ma anche del più recente Ulivo e sue successive evoluzioni. Una delle più interessanti è quella relativa alle alleanze e alla candidatura a premier del centro sinistra in caso di voto. Nessuna “unione sacra” da Fini a Vendola passando per Casini. Per Renzi il PD deve essere davvero un partito a vocazione maggioritaria e non può più allearsi con chi “ha contribuito a mandare a casa il governo Prodi” . Anche per la leadership rottura netta con l’opinione prevalente. Bersani non può essere il leader naturale della coalizione ma il centro sinistra deve passare dalle primarie per scegliere il proprio candidato a Premier. Su tutte poi la chicca finale. Una eventuale campagna elettorale non deve essere fatta sul lodo Alfano, il caso Mills e sulle questioni giudiziarie ma sul fallimento del governo Berlusconi. Sembra di vivere su un altro pianeta. Renzi agita continuamente queste idee ed ora si appresta a dare loro una struttura organica con il seminario che si apre a giorni a Firenze. Ce n’è abbastanza per innescare una rivoluzione dalle conseguenze davvero imprevedibili per gli equilibri del centro sinistra e del PD in particolare. Ma ancora non basta perché la vera novità dell’appuntamento fiorentino è nel filo conduttore che ad esso è sottinteso. Si tratta infatti di un appello all’elettorato di sinistra. Basta con queste oligarchie autoreferenziali che anno dopo anno perdono voti ed elezioni. Bisogna rinnovare il partito dalle fondamenta attingendo alle forze vive del popolo di centro sinistra. Quindi si riparte da zero con un vero, e non guidato dall’alto, processo di selezione di una nuova classe dirigente. La manovra è intelligente ma non ha un esito scontato. Può darsi benissimo che la gerontocrazia al potere, anche a sinistra, abbia la prevalenza. Ma certo il tentativo di Renzi merita di essere fatto e soprattutto seguito con attenzione. Persone nuove e idee nuove, se non altro dal punto di vista metodologico. Ce n’è abbastanza per seguire Renzi con simpatia e attenzione.
Raimondo Magnini

La sinistra delle cosine giuste, del ” poco chiacchiere e più fatti “, insomma la sinistra del buon padre di famiglia va bene a Campi, non a Firenze, figuriamoci in Italia. Se il nuovo si sostanzia nella lotta alle baronie accademiche, nella riforma fiscale, nel dimezzare i parlamentari e nel trattare le attività culturali a livello imprenditoriale, allora mi sembra che si stia nel vecchio e risaputo. Renzi furetto d’una firenzina da Collodi può starci, tanto si perde poco, ma a colloquio con un Putin forse avrebbe seri problemi portandosi nel cuore la tristissima ” città sul monte ” di lapiriana memoria, e l’integralismo più bieco e fanciullesco per ciò che sta sotto il monte. Chi sogna di distruggere bipartitismo e bipolarismo si rende conto di lavorare per il ritorno all’integralismo? Quando Renzi fu eletto qualcuno lo definisti un ” sindachino “, ora è un “sindacone “. Oltre a agitarsi in TV, cosa ha fatto per meritarsi tanta promozione? La cosmesi spicciola di Firenze mi sembra un fallimento, la città è nel caos né più né meno di prima. Da dove deriva questo amore sviscerato, questo incantamento per Renzi? Il suo curriculum è insignificante, i suoi studi e le sue pubblicazioni sono risibili, e allora? Ci dicono che le ideologie sono morte, personalmente penso che siano state ad arte imbavagliate e che presto si slegheranno, ma la politica delle cosine, la politica da massaia vi sembra una strada da percorrere? O da bravi cattolici quali tutti noi siamo, atei e sbeffeggiatori compresi, crediamo ancora all’apologo delle formichine industriose?
Caro Raimondo,
Purtroppo Pensalibero si rifiuta di mettere nel suo sito, i curriculum vitae dei politici più promettenti, comunque a qualcuno può far comodo leggere del Sindaco Renzi:
http://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Renzi
Notato poi che Wikipedia non vi annovera tra i giornali di Firenze, beh mica aspetterete che corregga da Treviso… Certo vedendo che questi collegamenti richiedono un taglia e incolla e non sono direttamente cliccabili, forse ve lo meritate ancora…
Per chi lo ritenga utile, Pippo Civati:
http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Civati
Caro Raimondo, condivido appieno la tua analisi e guardo anch’io con molto interesse all’appuntamento fiorentino, credo e spero che rappresenterà una pietra tombale messa sul modello partitocratico, una riaffermazione di un sistema democratico e selettivo a vantaggio della comunità, ma soprattutto un superamento di sterili e vetusti ideologismi che ci hanno paralizzato per decenni, a favore di un approccio diverso ed a 360° dei problemi e della natuta stessa della politica. Obbiettivi ambiziosi, certo, ma tutti noi siamo consapevoli che o si segue questa strada o si affonda definitivamente.