Ha ragione il direttore dell’Opinione, Arturo Diaconale: convocando i capigruppo parlamentari, il presidente della Repubblica, lungi dal raffreddare gli animi, ha contribuito a drammatizzare ulteriormente la situazione.
Del resto la Costituzione gli offriva una via corretta e obbligata se sentiva il bisogno di verificare lo stato della maggioranza: convocare i presidenti di Camera e Senato.
In tal caso, avendo agito diversamente, Napolitano avrebbe esercitato una pressione in forma impropria.
Ma la spiegazione potrebbe essere un’altra. Il Presidente della Repubblica non può non essersi reso conto di quanto sia insostenibile la permanenza di Fini alla presidenza della Camera. La dimostrazione eclatante si è avuta quando ha chiuso la votazione impedendo ad alcuni ministri già in aula di parteciparvi. Magari aveva ragione. Ma non poteva sfuggire al sospetto di aver voluto dimostrare quanto sia precaria la maggioranza sulla quale si regge il governo. E i sospetti sulla imparzialità di chi guida i lavori di un’assemblea legislativa non sono ammissibili.
Perciò, dando ormai per scontato un certo interventismo del nostro Capo dello Stato ( la via è stata spianata da alcuni dei suoi predecessori) Napolitano farebbe bene a prendere di petto il problema. Dica chiaramente a Fini ciò che tutti pensano e che molti non dicono per pure ragioni di opportunismo.
NAPOLITANO DICA CHIARAMENTE A FINI CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA DEVE SEMBRARE OLTRE CHE ESSERE IMPARZIALE
Convocando i capigruppo parlamentari, il presidente della Repubblica, lungi dal raffreddare gli animi, ha contribuito a drammatizzare ulteriormente la situazione.

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