
“Asso piglia tutto” è quel vecchio gioco da bar, parente scatenato della Scopa, in cui l’asso – quando esce – non discute con nessuno: prende tutto e se ne va. Ecco, Elon Musk sembra aver pescato proprio quella carta. Il miliardario che fa più cose contemporaneamente ha appena annunciato la nascita dell’America Party. Un nuovo partito politico, concepito – pare – perché “lo vuole il popolo”. Ma quale popolo, esattamente? Quello di X, il suo social. Ora mi rendo conto che chiamare questa platea che oscilla tra libertari digitali e teorici della cospirazione elettorato sia un atto di fede, ma i sogni quando si è ricchi spesso diventano realtà. Nel frattempo, tra un aggiornamento di Tesla e un razzo diretto verso Marte, Musk trova anche il tempo di salvarci tutti. Sì, proprio tutti. Parla di un’America allo sbando, sommersa da sprechi, corrotta fino al midollo, governata da incompetenti seriali. Insomma, nulla che un buon miliardario illuminato non possa sistemare con un paio di tweet e una campagna elettorale autofinanziata. La differenza è che Musk non si limita a votare. Lui può, volendo, comprare direttamente un pezzo di Stato. E lo dice pure. Non più spettatore eccentrico, ma giocatore in campo. Uno con in mano il mazzo e – cosa ancora più inquietante – le regole del gioco. Così, mentre il trumpismo avanza come un partito unico travestito da pluralismo, Musk si propone come l’alternativa definitiva. L’America Party promette di restituire agli americani la libertà, anche se non è chiaro se abbiano perso quella, la connessione internet o semplicemente la pazienza. Difficile dirlo, con la banda larga che va e viene. C’è solo un piccolo dettaglio, trascurabile ma non troppo: Elon Musk non può diventare Presidente. È nato in Sudafrica, e la Costituzione USA non prevede deroghe. Nemmeno per chi ha mandato un’auto nello spazio con la radio accesa. Ma attenzione: nulla gli impedisce di governare da dietro le quinte. E con gli strumenti a disposizione – social, satelliti, criptovalute, razzi, robot, tunnel sotterranei e un’astronave verniciata Star Trek – può benissimo dettare l’agenda senza neanche passare per Capitol Hill. Il destino, intanto, si diverte. Ieri Musk finanziava Trump, oggi lo sfida. I suoi figli, raccontano, hanno giocato a pallone nello Studio Ovale, pare senza rompere nulla. Ora potrebbe diventare l’incubo peggiore di chi sognava una destra unita e ordinata. La politica americana, in fondo, è una porta girevole. E Musk è uno che gira parecchio. Dall’elettrico al digitale, dallo spazio alla neurotecnologia, passando per la satira politica. Ora, evidentemente, tocca alla Casa Bianca. “Asso piglia tutto” suona bene. Ma si sa: chi troppo vuole, nulla stringe. Funziona anche per lui? Per ora, l’unica certezza è che il mazzo è già in mano sua. E gli altri, seduti al tavolo, iniziano a fissarsi a vicenda con quella tipica espressione da “chi ha invitato questo qui?”
Ah, già. Giusto per tornare con i piedi per terra: sarebbe interessante sapere cosa pensa il leader dell’America Party delle atrocità inflitte da Netanyahu alla popolazione di Gaza. E, soprattutto, cosa intende fare per fermarle. Sempre ammesso che gli resti tempo, tra un razzo e una riforma costituzionale.
Angelo Santoro

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