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Mr. Nelson, ha ucciso delle persone? Il peso della guerra e il coraggio della testimonianza

Dagli orrori della guerra in Vietnam al tormentato ritorno a casa, il film di Shinya Tsukamoto racconta la storia di Allen Nelson, ex Marine segnato dalla violenza e dal senso di colpa. Una semplice domanda diventa l’inizio di un percorso di consapevolezza e di impegno contro tutte le guerre. Maria Rita Monaco recensisce un’opera intensa e dolorosa, ingiustamente ignorata dalla giuria della Mostra del Cinema.

di Maria Rita Monaco · 1 Novembre 2026

Il protagonista, diciottenne cresciuto a New York si arruola nei Marines per sfuggire alla povertà e, nel 1966, viene spedito in Vietnam.

Al ritorno a casa, Nelson è uno di coloro che sono riusciti a fare ritorno da vivi, è traumatizzato e vive per strada prima che qualcuno lo aiuti.

Sempre con la mente al passato matura l’idea di testimoniare contro la guerra: contro tutte le guerre. La prima uscita in pubblico si ha alla scuola del figliastro che gli ha comunicato il desiderio di entrare nei Marines.

Inveisce arrabbiato contro la direzione scolastica che ha fatto intervenire soldati per pubblicizzare il possibile arruolamento.

La direzione scolastica propone, quindi, all’ex manine di dire la sua. E’ in quella sua prima uscita pubblica che una ragazzina chiede:

“Mr Nelson lei ha ucciso qualcuno?

“Uccidevo prima che loro uccidessero noi, rispondevamo a ordini precisi” Tutto ha inizio, per il tormentato protagonista, da quella semplice domanda,ma è partendo dall’ossessione di un tremendo senso di colpa che lo psicologo, interpretato da Geffrey Rush, alla fine riesce a scalfire la maschera dell’ex soldato. La presa di coscienza di Nelson farà sì che da quel momento, passerà la vita a testimoniare le nefandezze di tutte le guerre. Il protagonista ha tenuto circa 1200 incontri pubblici per raccontare la sua esperienza, è tornato anche in Vietnam per autofragellarsi.

Tutta la prima parte del film è un susseguirsi di scene terribili di rappresaglie e di violenze più che gratuite. Se si considera che la guarnigione in esame è tutta composta da soldati di colore, comandata da un sergente bianco che incita alla violenza, comprendiamo che non si tratta solo di una condanna della guerra, ma anche delle contraddizioni sociali interne agli USA.

Nonostante un suo innegabile valore la giuria della Mostra lo ha dimenticato.

Colpevolmente? Direi di sì.

Maria Rita Monaco

Sezione: Cultura ed eventi

Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

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