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MPS, ma di chi è la colpa?

Nessuno parla delle responsabilità nel disastro del Monte dei Paschi. Eppure è chiaro come il sole che sono tutte dell’allora Pci. Oggi, per un caffè, servono 5 azioni della banca senese.

di Giancarlo Magni | 10 Luglio 2016

I giornali sono pieni di articoli sul Monte dei Paschi di Siena, sui rischi                                                  che, di conseguenza, incombono sull’intero sistema bancario italiano, su quanto il Governo farà per cercare di mettere una toppa alla situazione. Nessuna notizia invece, nemmeno una riga,  sul perché si è arrivati ad una situazione di questo genere. I numeri sono spaventosi. 10 anni fa il Monte valeva 20 miliardi di euro, oggi non arriva a 800 milioni, ed è questa la ragione per cui si sta discutendo di un nuovo aumento di capitale di almeno 3 miliardi. Un’azione, allora, era quotata più di quattro euro, oggi se uno volesse prendere un caffè al bar e pagarlo in azioni della banca senese ne dovrebbe tirare fuori da quattro a cinque, secondo il livello del bar. Una distruzione di valore impressionante, da record mondiale. Gli analisti spiegano le cause, che essenzialmente sono tre:

  1. l’acquisto nel 2000 della Banca del Salento che fu pagata 2500 miliardi di lire, vale a dire il doppio del valore di mercato;
  2. l’acquisto nel 2007 di Banca Antonveneta per 16 miliardi di euro ((9,3 per l’acquisto più 7 di debiti), vale a dire il triplo del valore di mercato;
  3. l’altissima percentuale, in portafoglio, di crediti deteriorati, cioè difficilmente esigibili. Nel Monte ammontano a 47 miliardi di euro.

Queste le cause che hanno portato al disastro attuale. Ma perché è stato fatto tutto questo? Perché il Monte ha pagato prezzi esorbitanti per quelle acquisizioni e perché sono stati prestati così tanti soldi senza le garanzie dovute? Le ragioni possibili sono solo due. O chi era alla guida della banca era del tutto incapace oppure sapeva benissimo quello che faceva ma perseguiva un altro fine, nella speranza che poi qualcuno avrebbe rimediato alla situazione. Noi propendiamo per la seconda ipotesi. Il Monte è sempre stato la banca di riferimento del PCI, PDS, DS e PD, e i suoi vertici, attraverso il Comune di Siena, sono sempre stati nominati dal PCI, PDS, DS, PD. Basta fare due più due e la responsabilità politica della situazione risulta di tutta evidenza. La Banca, nella migliore delle ipotesi, serviva a “creare consenso”. Non è così? Allora resta la prima spiegazione, che forse è anche peggio della seconda. In un caso e nell’altro, e se questo è il PD, questi uomini non sono certo in grado di portare il Paese fuori dalle secche.

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, aumento di capitale, comune di siena, euro, giornali, governo, mercato, monte dei paschi, Monte dei Paschi di Siena, mps, notizia, pd, siena, sistema bancario, soldi, speranza

Info Giancarlo Magni

Giancarlo Magni, giornalista professionista, ha seguito per anni, a Roma, la vita politico-parlamentare. Ha lavorato nella carta stampata, nelle radio e nelle TV. Ha collaborato con la Nuova Eri e con il RadioCorriere. In Rai, e’ stato prima alla redazione del TGR della Liguria e poi al TGR della Toscana, dove ha ricoperto la carica di Vice Capo Redattore. Attualmente è VicePresidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Regione Toscana. Fa parte del Comitato Direttivo della Fondazione “F. Turati”, una Onlus che opera in Toscana, Lazio e Puglia e che gestisce Centri di Riabilitazione, Rsa, Centri per disabili e strutture per persone in stato vegetativo permanente e per malati di Alzheimer.

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