
La Liberilibri, impegnata da più di vent’anni attraverso le sue pubblicazioni a introdurre in Italia germi del pensiero liberale non solo in economia, ma in particolare nel campo della giustizia, è stata la prima casa editrice a pubblicare nel nostro Paese le opere di Jacques Vergès: Gli errori giudiziari (2011), Quant’erano belle le mie guerre! (2012) e Giustizia e letteratura (2012).
In una fase storica in cui regnano il politicamente corretto, gli schematismi mentali buono/cattivo, le semplificazioni storiografiche consolidate, i tabù contro il dubbio in campo etico, il rigetto pregiudiziale di azzardi valutativi, un personaggio, un’avventura umana e un pensiero come quelli di Vergès, specie in Italia, riusciva difficilmente presentabile. Ma a maggior ragione Liberilibri ha sentito il dovere di farlo, pubblicando i suoi libri e volendolo presentare al pubblico di Cortina.
Vergès non è stato solo e tanto “l’avvocato del diavolo”, il personaggio misterioso, scandaloso e prelibato sul piano giornalistico. Egli è stato un uomo di grande spessore etico, umano, politico e “filosofico”, nel senso che ha colto e valorizzato attraverso la sua attività processual-penalistica il principio della coesistenza in ciascuno di noi di ingredienti che sono comuni ai santi, ai perversi e agli ignavi. Una fratellanza nel crimine come nella carità che impone il dovere morale di difendere e proteggere gli “indifendibili”. Senza dimenticare il contributo non secondario, sul piano storico-politico, che Vergès ha dato alla liberazione di popoli assoggettati a poteri coloniali.
La decisione di pubblicare Vergès in Italia non muove quindi dall’inquietante singolarità del personaggio, ma dal fatto che egli rappresenta l’incarnazione più coerente, più radicale, e per questo eticamente più alta del principio secondo cui ogni essere umano, a dispetto di qualsiasi apparente evidenza di colpevolezza, di segnali di “matta bestialità”, di animo o condotta perversi, deve poter essere difeso con tutte le garanzie e procedure previste dall’ordinamento.
Breve nota biografica: Jacques Vergès, di padre francese e madre vietnamita, nasce in Thailandia a Ubon Ratchathani il 5 marzo 1925, e muore a Parigi il 15 agosto 2013. Si laurea in legge e in filosofia, studia storia e lingue orientali alla Sorbona. Nel 1942 si arruola nei reparti del generale de Gaulle; a partire dagli anni della guerra d’Algeria, nella veste di avvocato difensore di terroristi, esponenti di movimenti di liberazione, criminali nazisti e collaborazionisti, è protagonista di celebri processi (da ricordare quelli intentati all’eroina del FLN Djamila Bouhired, che poi diventerà sua moglie, al terrorista Carlos, a Klaus Barbie, il “macellaio di Lione”, a Milos¡evic´, e ai dittatori del Gabon, del Togo e del Ciad). La sua vita avventurosa e per molti aspetti inquietante si è svolta lungo poche coordinate essenziali: diritto inalienabile alla difesa anche per gli “indifendibili”; condanna pronunciabile solo ove la colpevolezza sia accertata al di là d’ogni ragionevole dubbio; necessità di rigorosa vigilanza sul “potere terribile del magistrato”.

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