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Morto a 88 anni Jacques Vergès. Il 20 agosto sarebbe venuto in Italia a presentare un suo libro

di Redazione Pensalibero.it | 19 Agosto 2013

article_vergesE’ venuto improvvisamente a mancare, a Parigi, all’età di 88 anni Jacques Vergès. Le sue condizioni di salute da qualche mese non erano ottimali, ma nulla faceva presagire una fine così repentina. Tanto è vero che Maître Vergès doveva essere protagonista, il prossimo 20 agosto, di un incontro al Miramonti Majestic Grand Hotel di Cortina d’Ampezzo, nell’ambito della manifestazione Una Montagna di Libri.

La Liberilibri, impegnata da più di vent’anni attraverso le sue pubblicazioni a introdurre in Italia germi del pensiero liberale non solo in economia, ma in particolare nel campo della giustizia, è stata la prima casa editrice a pubblicare nel nostro Paese le opere di Jacques Vergès: Gli errori giudiziari (2011), Quant’erano belle le mie guerre! (2012) e Giustizia e letteratura (2012).

In una fase storica in cui regnano il politicamente corretto, gli schematismi mentali buono/cattivo, le semplificazioni storiografiche consolidate, i tabù contro il dubbio in campo etico, il rigetto pregiudiziale di azzardi valutativi, un personaggio, un’avventura umana e un pensiero come quelli di Vergès, specie in Italia, riusciva difficilmente presentabile. Ma a maggior ragione Liberilibri ha sentito il dovere di farlo, pubblicando i suoi libri e volendolo presentare al pubblico di Cortina.

Vergès non è stato solo e tanto “l’avvocato del diavolo”, il personaggio misterioso, scandaloso e prelibato sul piano giornalistico. Egli è stato un uomo di grande spessore etico, umano, politico e “filosofico”, nel senso che ha colto e valorizzato attraverso la sua attività processual-penalistica il principio della coesistenza in ciascuno di noi di ingredienti che sono comuni ai santi, ai perversi e agli ignavi. Una fratellanza nel crimine come nella carità che impone il dovere morale di difendere e proteggere gli “indifendibili”. Senza dimenticare il contributo non secondario, sul piano storico-politico, che Vergès ha dato alla liberazione di popoli assoggettati a poteri coloniali.

La decisione di pubblicare Vergès in Italia non muove quindi dall’inquietante singolarità del personaggio, ma dal fatto che egli rappresenta l’incarnazione più coerente, più radicale, e per questo eticamente più alta del principio secondo cui ogni essere umano, a dispetto di qualsiasi apparente evidenza di colpevolezza, di segnali di “matta bestialità”, di animo o condotta perversi, deve poter essere difeso con tutte le garanzie e procedure previste dall’ordinamento.

Breve nota biografica: Jacques Vergès, di padre francese e madre vietnamita, nasce in Thailandia a Ubon Ratchathani il 5 marzo 1925, e muore a Parigi il 15 agosto 2013. Si laurea in legge e in filosofia, studia storia e lingue orientali alla Sorbona. Nel 1942 si arruola nei reparti del generale de Gaulle; a partire dagli anni della guerra d’Algeria, nella veste di avvocato difensore di terroristi, esponenti di movimenti di liberazione, criminali nazisti e collaborazionisti, è protagonista di celebri processi (da ricordare quelli intentati all’eroina del FLN Djamila Bouhired, che poi diventerà sua moglie, al terrorista Carlos, a Klaus Barbie, il “macellaio di Lione”, a Milos¡evic´, e ai dittatori del Gabon, del Togo e del Ciad). La sua vita avventurosa e per molti aspetti inquietante si è svolta lungo poche coordinate essenziali: diritto inalienabile alla difesa anche per gli “indifendibili”; condanna pronunciabile solo ove la colpevolezza sia accertata al di là d’ogni ragionevole dubbio; necessità di rigorosa vigilanza sul “potere terribile del magistrato”.

Pubblicato in : Primo piano

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