“La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia” sentenziava Aldous Huxley.
Beppe, il popolo ha fame!
“Mandateli a giocare nei giardini ex ilva”.
Abbiamo passato la settimana attanagliati da una inquietudine mista a disappunto, a volte rabbia. Abbiamo assistito a prese di posizione opposte, come solitamente succede sotto il cielo italico. Ora pioviginoso come si addice all’autunno inoltrato. Un autunno non caldo ma bollente. Da altoforno. Ma basta ragionare un po’ e anche ascoltare le proprie emozioni per comprendere quanto sia difficie, anzi, impossibile, adeguarsi ad una delle due posizioni senza avere grossi dubbi, con difficili soluzioni. O nulle, addirittura, come asserisce Giuseppi in visita a Taranto. Ma il caso emblematico dell’Ilva dà adito a un’ analisi della possibile esistenza di un equilibrio tra sviluppo industriale, sociale e sostenibilità ambientale. Per non parlare dello scontro tra Confindustria e sindacati sulle garanzie per l’occupazione.
E allora ci siamo messi a pensare quanto questo dramma, che rischia di trasformarsi in tragedia, perchè di questo si tratta, avrebbe dovuto e potuto essere evitato se solo i governi passati, avessero affrontato, per tempo, il problema e preso decisioni virtuose. Ma la politica è sempre così, si dirà. Alcune scelte sono dolorose,e, oltre l’aspetto umano e ideologico, fanno perdere o acquisire voti. Ma, stavolta, di più. Ascoltando le varie tesi e scuole di pensiero, ci siamo resi conto che si tratta proprio di scegliere come nella parabola di re Salomone. La mamma, quella vera, lascia il proprio figlio all’altra, pur di salvarlo.
Abbiamo visto i cimiteri enormi, troppo vasti, con troppi morti, con le tombe di marmo bianco diventate di un giallo ocra, il colore, vagamente color ruggine. Il colore del ferro, comunque del metallo, delle polveri provocate dalla lavorazione dell’acciaio. Ma abbiamo visto anche le lacrime di coloro che si sentono perduti senza lavoro, senza garanzia di camapare la propria famiglia.
Intanto si sente dire di scudo penale, di riconversione economica di rescissione. Termini poco o mai usati dalla gente comune che non può davvero comprendere e tanto meno dare consigli come spesso sono soliti fare i tuttologi. E impariamo che l’acciaio colato, non un metallo bensì una lega di ferro e carbonio , viene tagliato, ridotto in grossi “blocchi” detti blumi o bramme che poi vengono laminati per essere trasformati in lamiere, nastri, tubi, barre, profili. Ma tutto questo serve a ben poco.
Ma spippolando sul web si scopre anche che in Olanda, per esempio, l’inquinamento non c’è. La Hoogoven di Ijmuiden, il più grande stabilimento siderurgico dei Paesi Bassi ha una produzione media di 5,5 milioni di tonnellate all’anno e occupa 26 mila persone.
L’ambiente della fabbrica e delle zone limitrofe viene mantenuto pulitissimo nel massimo rispetto per l’uomo e la natura.
E, allora, ci si pongono parecchie domande.
Note a margine.
Giuseppe Conte, l’avvocato del popolo che in queste ore accusa Arcelor Mittal di aver rotto il contratto di acquisto dell’Ilva senza alcuna seria motivazione, se non quella di non onorare i propri impegni, dovrebbe leggere il contratto di affitto dell’acciaieria con cui il gruppo franco-indiano si è assunto l’obbligo di gestire l’impianto.
Il paragrafo che dovrebbe interessare il Presidente del Consiglio, un avvocato che dovrebbe cogliere al volo la questione, è il 27.5, ovvero la clausola che fissa le regole in base alle quali l’affittuario può recedere dal contratto mandare tutti a quel paese, compreso Giuseppi.
Lo so che la faccenda ad alcuni di voi potrebbe sembrare affare da leguleio, ma quelle poche righe sono la chiave di un pasticciaccio brutto in cui si è infilato e per il quale rischia di pagare un prezzo piuttosto alto in termini di Pil, occupazione e di penali.
Ma andiamo con ordine, per spiegare nel dettaglio ciò che è accaduto.
Prima c’è l’inchiesta penale della Procura di Taranto che arresta i proprietari e dichiara fuorilegge la fabbrica, con l’accusa di violazioni delle norme ambientali. I Riva, cioè la famiglia di acciaierie, sono praticamente espropriati dell’azienda e questa, sotto minaccia della magistratura di chiudere tutto, è commissariata.
Dal punto di vista tecnico, per poter operare gli altiforni devono essere messi a norma, ma per esserlo non solo bisogna investire un mucchio di soldi, ma serve anche tempo. Per i duri e puri, tra i quali paiono esserci anche un paio di pm, bisognerebbe spegnere tutto, ristrutturare e poi ripartire. Ma un’acciaieria non è un lampadario che spegni ed accendi con un clic. Una volta che hai premuto l’interruttore, per farla tornare a splendere, ci vuole qualche anno
Maurizio Belpietro – 8 novembre 2019
Carla Ceretelli

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