Al cinema si vedono ancora i film dell’epoca romana, con scene di lotta, nelle “Arene”, gremite di spettatori, tra gladiatori e schiavi, tra questi e i leoni feroci e tra gladiatori per riscattare la schiavitù. Oggi, la lotta, come ai tempi dei Romani, si svolge a Montecitorio.
Il paragone regge fino al punto di poter affermare, senza tema di smentita, che molti membri del Parlamento si comportano esattamente come i gladiatori, quando nell’Arena impegnavano solo la loro forza bruta per uccidere l’avversario o umiliarlo con la grazia decretata dall’Imperatore.
Montecitorio non è più il luogo dove si confrontano ideali diversi, progetti per soddisfare i bisogni della collettività, studi per migliorare le condizioni della sicurezza sociale, per assicurare il lavoro, la parità dei diritti costituzionalmente riconosciuti.
Oggi, Montecitorio sembra una palestra per addestramento di pugili promettenti, tipo ex PM Antonio Di Pietro, narcisista ed egocentrico.
Sufficiente è guardare i tanti onorevoli, ex magistrati, che siedono in Parlamento per porsi la domanda del perché i così detti moralizzatori della politica, di colpo decidono di diventare essi stessi politici. Bisogna capire cosa sta alla base di siffatta metamorfosi. La convenienza di una maggiore retribuzione e relativi benefici? La consapevolezza di dover in tempo interrompere la carriera di magistrato? Il timore della propria incolumità? Il rimorso per comportamenti discutibili? La mancanza di personalità per sostenere le proprie azioni? Non è facile dare la risposta giusta a tanti interrogativi. Ciò vale per i tanti magistrati passati in sordina alla politica.
Più chiaro è il caso dell’ex PM Di Pietro, portato in Parlamento dai comunisti salvati dal terremoto di Mani Pulite. Oggi, quegli stessi comunisti lo stanno facendo crescere politicamente per un’infinità d’errori iniziati da Prodi, D’Alema, Veltroni e continuati da Franceschini.
Un caso emblematico è quello del giudice De Magistris, che dopo essere andato in giro per l’Italia a difendere il suo impegno di magistrato nell’investigazione su “Why not”, “Poseidone” e “Toghe lucane” decide di abbandonare la magistratura, di aderire all’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e di candidarsi alle prossime elezioni europee.
La decisione, conseguenza, così pare, di un disegno maturato nel tempo dal giudice De Magistris, è stata commentata negativamente dal Vice Presidente del CSM Nicola Mancino, che l’ha invitato a dimettersi dalla magistratura dopo le fiumane dichiarazioni critiche nei riguardi del CSM, che aveva disposto il suo trasferimento da Catanzaro a Napoli per insabbiare l’investigazione che stava conducendo su persone del potere e su giudici.
Adesso cosa farà l’On. Di Pietro che da tempo va sostenendo con Beppe Grillo che in lista devono andare persone che non hanno avuto alcun rapporto con la magistratura. Caso vuole che il giudice De Magistris è indagato per sospetto abuso d’ufficio.
L’On. Di Pietro affermerà che, nei suoi discorsi di principio, avrà parlato di chi aveva subito una condanna in primo grado di giudizio, perciò nessun veto al collega magistrato a correre per una poltrona al Consiglio Europeo.
Del caso De Magistris a farne le spese sarà il Partito Democratico guidato da Franceschini dato già in caduta libera per le sue demenziali sparate giornaliere contro Berlusconi.
I cittadini, che hanno conosciuto i politici che, dopo il fascismo e la guerra, ricostruirono l’Italia libera e democratica, sono oggi delusi, amareggiati e sfiduciati a vedere gli attuali politici impegnati a lotte intestine per sfacciati interessi di parte.
Domenico Civitano

Lascia un commento