Ammettiamolo: anche se questo modo di fare giornalismo non ci piace, visto che siamo tutti a favore della libertà di stampa, è a questo tipo di giornalismo che dobbiamo fare l’abitudine. Parlo, ovviamente del caso Montecarlo e di tutte le sue conseguenze.
Un appunto però sento di farlo: se di molte cose si era a conoscenza perché aspettare solo ora per renderle note? Se già nel 2009 Il Riformista parlava di società del Tulliani fratello perchè Il Riformista stesso o altre testate non portarono avanti l’inchiesta? Adesso la denuncia, anche se sacrosanta, sa di vendetta e questo non giova certo nè a chi si dichiara di destra nè tantomeno a chi dice di essere di sinistra ma che stranamente (?), anche se solo per un attimo, ha avuto la tentazione di fare di Fini un’altra delle tante icone (dalla D’Addario in là non ci siamo fatti mancare niente).
Ma in tutto questo che poco ci interessa, se non come pettegolezzo con la vicina d’ombrellone in questo scorcio di fine estate, la cosa che lascia amareggiati è che le voci di crisi di governo, di vendette, di servizi deviati (si tirano sempre in ballo quando non si sa più cosa dire) nascono non per veri e seri contrasti tra governo e opposizione ma per questioni di potere.
Ci si scatena l’un contro l’altro armati non per risolvere o cercare di risolvere i problemi degli italiani, della disoccupazione, della povertà che riguarda una fetta sempre numerosa della popolazione, di coloro che lavorano fino ad agosto per pagare le tasse e solo quattro mesi per migliorare i loro introiti, di coloro che pagano le tasse anche per quelli che, approfittando di paradisi fiscali più o meno lontani, non le hanno mai pagate, dei giovani che non hanno molte possibilità di lavoro o che per lavorare devono andare all’estero. No, ci si muove solo per rivalsa contro “l’ex amico di un tempo” o contro “il nemico di sempre”, per sopraffare l’uno o l’altro, tanto gli italiani hanno sempre meno voce in capitolo, specie da quando, tutti d’accordo, hanno tolto ai cittadini la possibilità di nominare liberamente i propri rappresentanti. Ora poi sono in vacanza, e quindi tutte le strade sono aperte per rendere loro sempre più difficile la sopravvivenza.
Tornando a Fini, essendo garantisti e non giustizialisti non chiediamo certo le sue dimissioni, anche se a darle farebbe la prima bella figura in questa palude si pettegolezzi, intrighi e quanto altro, ma ci domandiamo quale cittadino potrebbe continuare ad aver fiducia nella terza carica più importante dello stato che non conosce l’andamento delle cose di casa sua? Peggio di una qualunque collaboratrice domestica che, volente o nolente, conosce tante cose delle case in cui lavora e dei suoi abitanti.
Maria Rita Monaco

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