Stanno riproponendoci durante queste serate televisive estive, la serie dei films sulle tragiche vicende del ragionier Fantozzi, interpretato da Paolo Villaggio…
Le storie del ragioniere incarnano e rappresentano il prototipo dello sfruttamento della classe padronale e del servilismo più succube e acquiescente che storia umana rammenti da parte dei sottoposti. E’ una satira grottesca, tagliente e paradossale, che forse per la prima volta attribuisce il concetto di sfruttamento ad una categoria sociale e lavorativa a cui, storicamente, non è tipico attribuirlo. La storia del marxismo ci ha consegnato il mito della classe operaia unica vittima dell’oppressione del padrone. I vari ‘Fantozzi’, dalla versione letteraria a quella cinematografica, svelano invece, con amara e sagace ironia, che gli insospettabili ‘quadri’ possono essere essi stessi vittima di sfruttamento e di prevaricazioni.
Ma in questo caso l’abuso del potere padronale è direttamente connesso al servilismo più cieco ed al ‘paraculismo’ più viscido: l’ambizione velleitaria di un possibile avanzamento professionale induce ad atteggiamenti ancora più succubi verso il padrone ma anche vili e sleali verso i colleghi. Una novità, nel panorama dello sfruttamento codificato dal marxismo.
Per la classe operaia, infatti, sono possibili le alleanze solidali poiché è negata la possibilità di avanzamento, e di conseguenza non sussistono rivalità e smanie competitive.
In questo senso, la classe media degli impiegati, i ‘quadri’, subisce una forma di sfruttamento ancora più crudele e brutale: lo sfruttamento che induce alla lotta intestina, alla solitudine, al ‘cannibalismo’ sociale dell’ ‘homo lupus’…
Rosita Bimbi

Lascia un commento