Sarà sicuramente ripetitivo, ma quando si parla di “conflitto d’interessi” non si parla di un qualcosa di astratto o di un sofismo da giuristi; si parla di una condizione che crea pericolose posizioni dominanti che diventano la premessa di comportamenti scorretti. Di Massimo Simoni Il dibattito politico di agosto si sta surriscaldando ben oltre le già alte temperature metereologiche ed ha delle caratteristiche che lo rendono un pò particolare e per alcuni versi di non facile interpretazione.
Da un lato c’è la classe poltica dominante che si combatte a colpi di dossier su case e ville, accusandosi reciprocamente di imbrogli e traffici di ogni genere, dall’altra parte ci sono forze di opposizione che ragionano intorno a formule e geometrie per dare vita a governicchi di dubbia utilità per gli interessi del Paese.
Lo squallido spettacolo che si propone in questi giorni è quello di una casta politica che utilizza il proprio ruolo per beneficare amici e parenti con un capo di governo che ha i cassetti pieni di informazioni su politici, giornalisti ed altri personaggi pubblici che all’occorrenza vengono “manganellati” dall’accoppiata Feltri-Belpietro, due noti giornalisti che hanno messo penna e cervello al servizio di Silvio Berlusconi.
Intendiamoci, è sicuramente opportuno che Fini faccia chiarezza sulla vicenda della casa a Montecarlo, ma la questione che mina la credibilità della democrazia italiana è un’altra ed è piuttosto seria.
Infatti le vicende che hanno visto coinvolto il Cavaliere ed i suoi giornali in torbide storie con le quali in passato sono già stati demoliti altri personaggi (caso Boffo e caso Marrazzo) rischiano di essere soltanto la punta di un grande iceberg; un iceberg di casi mai emersi perché il ricatto, o magari anche la semplice minaccia di ricatto, ha dato i risultati sperati scongiurando in tal modo la pubblicazione di materiale che giace ancora in qualche cassetto.
Sarà sicuramente ripetitivo, ma quando si parla di “conflitto d’interessi” non si parla di un qualcosa di astratto o di un sofismo da giuristi; si parla di una condizione che crea pericolose posizioni dominanti che diventano la premessa di comportamenti scorretti e devianti che creano gravi danni per la democrazia e per il Paese.
Il danno è dato dall’impossibilità di sapere se nei ruoli istituzionali più delicati ed importanti vi sono persone “sotto ricatto” e quindi non più libere di assumere le necessarie decisioni esclusivamente secondo coscienza. Il danno è espresso anche dal dubbio che oggi può legittimamente avere ogni cittadino e che certamente è contenuto anche in questa breve riflessione.
Il danno, probabilmente quello maggiore, è far passare il messaggio che la corruzione e l’affarismo siano fenomeni generalizzati ed addirittura inevitabili, che coinvolgono tutti indistintamente e quindi senza speranza di vivere stagioni migliori; del resto la logica di condoni e scudi fiscali è esattamente quella di coinvolgere tutto il Paese in un atteggiamento di disprezzo delle regole dando a ciascuno la propria piccola convenienza. Ecco il vero danno: uccidere la speranza che ci possano essere una società ed un futuro migliori.
Massimo De Simoni

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