
Invece di esercitarsi in una sorta di vittimismo infantile e sterile, gli amici del centrodestra toscano farebbero bene a riflettere seriamente sulle cause della loro ennesima sconfitta alle elezioni regionali vinte con merito da Eugenio Giani. Non c’è stata alcuna congiura e niente è accaduto che non fosse prevedibile. Gli articoli che si possono trovare nel nostro archivio, anzi, sono la prova che tutto era stato previsto. Bastava osservare le cose con distacco e non lasciarsi ottenebrare dalla passione politica: sentimento nobile che, tuttavia, deve essere coltivato con parsimonia per non correre il rischio di brutti scherzi e cocenti delusioni. Intanto, convincetevi che vi state creando un nemico immaginario: la Toscana non è una regione piena di comunisti che spuntano fuori da ogni dove per tendervi agguati. Finchè avrete questa visione, non potrete rendervi conto dei problemi, dei bisogni e delle preferenze dei toscani, e, dunque, non sarete in grado di rivolgere loro proposte interessanti. In secondo luogo, dovreste smetterla di lamentarvi perché i vostri avversari vi combattono evocando il pericolo fascista. Chiedetevi, piuttosto, perché l’evocazione di questo pericolo ha successo e vi mette in difficoltà.
Ho sotto gli occhi i candidati del centrodestra alla presidenza della Toscana da quando è in vigore l’elezione diretta dei “governatori”, dal 1995 ad oggi: Paolo del Debbio, Altero Matteoli, Alessandro Antichi, Monica Faenzi, Claudio Borghi. A parte Matteoli, ministro e politico di spessore con insediamento in Toscana, nessuno di questi è diventato candidato alla presidenza per processo di selezione. E nemmeno dopo una discussione che abbia coinvolto un minimo di rappresentanti del popolo di centrodestra. Tutti piovuti dal cielo, cioè dalle segreterie nazionali di qualche partito, previa spartizione di sfere di influenza fra i partiti dell’alleanza. Lo stesso metodo è stato seguito con la vostra ultima sfidante, Susanna Ceccardi. Rifilatavi da Salvini, invece che da Berlusconi: ma non è la prima volta, perché anche cinque anni fa il candidato, Borghi, era leghista. Così come erano stati di Forza Italia Del Debbio, Faenzi, Antichi, e di AN (oggi Fratelli d’Italia) Matteoli. Ciò che è sempre mancato al centrodestra è un suo progetto alternativo di governo per la regione, sulla base del quale scegliere il proprio candidato. Tanto assente da dovere utilizzare sempre, senza alcuna eccezione, per le proprie campagne elettorali, la critica ad alzo zero nei confronti del governo regionale e del partito che quasi sempre in esclusiva lo sostiene. Che è legittima, ma che non può essere l’unica arma a disposizione. Il centrodestra che accusa il centrosinistra di evocare lo spauracchio nero del fascismo per vincere, a sua volta vorrebbe conseguire la vittoria evocando lo spauracchio rosso del comunismo. Sostenere che “la sanità toscana fa acqua da tutte le parti”, che “non esistono sostegni adeguati alle attività produttive ed al turismo” e che “le infrastrutture sono carenti”, è il minimo sindacale per uno schieramento che da cinquanta anni è all’opposizione. Invece, sarebbe un modo per tentare seriamente di vincere, raccontare la propria idea di sistema sanitario (quale la diffusione sul territorio, i compiti ed i rapporti tra sanità pubblica e privata), come collegare adeguatamente i territori (integrando mezzi di trasporto su gomma e ferroviari, pubblici e privati), i sostegni ed i servizi che si intendono mettere in campo per l’economia. Dal momento che il centrodestra in Toscana è largamente diffuso e amministra numerosi e importanti comuni, è perfettamente in grado di elaborare una sua idea di sviluppo della Toscana. Prima si decide a farlo, meglio è. Per tutti, non solo per se stesso.
Nicola Cariglia

Criticare metodi e contenuti delle campagne elettorali regionali della destra toscana è segno di apprezzamento per i valori e per le proposte programmatiche del centrosinistra. Ipotizzare linee programmatiche innovative della destra come condizione per una sua affermazione regionale, appare come critica interna a quella alleanza, come auspicio, se non addirittura come desiderio nascosto. Non è così, ma così appare. Resta il fatto che non può essere solo un programma, per quanto avanzato, a far preferire la destra al centrosinistra.
Niente di tutto ciò. I processi alle intenzioni non sono una bella cosa (per chi li istruisce). Ma è così difficile leggere le parole per ciò che significano, senza abbandonarsi a torbide fantasie? Il centrodestra perde da almeno 25 anni, in Toscana, perchè non propone alcunchè. E se vuole provare a vincere deve darsi una mossa e costruire una propria immagine a livello regionale. Per ora non lo ha fatto. Se lo facesse, e se riuscisse a elaborare proposte migliori del centrosinistra potrebbe vincere. E sarebbe persino giusto. O dovrebbe vincere il centrosinistra anche se proponesse di dichiarare la terza guerra mondiale, solo perchè mantiene nella denominazione la parola “sinistra”?