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I miserabili protagonisti di House of Cards, cosi’ vicini alla nostra realta’ quotidiana

di Oscar Bartoli | 5 Giugno 2017

I  98 milioni di sottoscrittori a Netflix, di cui 50 milioni negli Stati Uniti, sono impegnati in questi giorni nel  seguire i 13 episodi della quinta serie  di House of Cards, il programma che dal 2013 sta diffondendo in tutto il mondo l’immagine presunta  di una Casa Bianca e di un Congresso popolato da una moltitudine di pervertiti ambosessi tesi al raggiungimento del proprio potere personale.

House of Cards rappresenta il punto iniziale della dirompente ascesa  di Netflix che  solo nel 2016 ha realizzato e messo in rete 126  nuovi prodotti seriali.

Le vicende della coppia presidenziale, Francis e Claire Underwood, si sviluppano anche  in questa serie tra agguati politici,  attentati personali, omicidi, il tutto  all’insegna di una generale noncuranza di un minimo livello etico di comportamento.

Al termine di questa immersione  in un lurido acquario, può essere facile riemergere trinciando giudizi moralistici che lasciano il tempo che trovano.

Il successo di questi prodotti seriali si basa sul transfer  psicologico  iniziato con le telenovelas brasiliane, secondo cui lo spettatore di fronte alle miserie  e vicissitudini  dei protagonisti  riesce a dire: “Ecco, meno male, anche se sono potenti e pieni di soldi soffrono pure loro come soffriamo noi”.

Ma è altrettanto vero che in un mondo  nel quale  la componente di  malpancisti sta dilagando,  questo prodotto televisivo finisce con l’essere la giustificazione del populismo  che fonda i suoi successi su l’odio e la contestazione dei vertici  parlamentari e governativi nei paesi di democrazia occidentale.

Da qui a sostenere che House of Cards mette a repentaglio la sopravvivenza delle istituzioni  ne corre.

Ma se dal contrasto  con una realtà fantasiosa e miserabile vi potrà essere un meccanismo di recupero e rinascita  della indispensabile funzione  di rappresentanza politica sarà allora il caso di dire: grazie House of Cards!

Oscar Bartoli    (letter from Washington)

Pubblicato in : Primo pianoTag: casa bianca, democrazia, mondo, rappresentanza politica, soldi, stati uniti

Info Oscar Bartoli

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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