
House of Cards rappresenta il punto iniziale della dirompente ascesa di Netflix che solo nel 2016 ha realizzato e messo in rete 126 nuovi prodotti seriali.
Le vicende della coppia presidenziale, Francis e Claire Underwood, si sviluppano anche in questa serie tra agguati politici, attentati personali, omicidi, il tutto all’insegna di una generale noncuranza di un minimo livello etico di comportamento.
Al termine di questa immersione in un lurido acquario, può essere facile riemergere trinciando giudizi moralistici che lasciano il tempo che trovano.
Il successo di questi prodotti seriali si basa sul transfer psicologico iniziato con le telenovelas brasiliane, secondo cui lo spettatore di fronte alle miserie e vicissitudini dei protagonisti riesce a dire: “Ecco, meno male, anche se sono potenti e pieni di soldi soffrono pure loro come soffriamo noi”.
Ma è altrettanto vero che in un mondo nel quale la componente di malpancisti sta dilagando, questo prodotto televisivo finisce con l’essere la giustificazione del populismo che fonda i suoi successi su l’odio e la contestazione dei vertici parlamentari e governativi nei paesi di democrazia occidentale.
Da qui a sostenere che House of Cards mette a repentaglio la sopravvivenza delle istituzioni ne corre.
Ma se dal contrasto con una realtà fantasiosa e miserabile vi potrà essere un meccanismo di recupero e rinascita della indispensabile funzione di rappresentanza politica sarà allora il caso di dire: grazie House of Cards!
Oscar Bartoli (letter from Washington)

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