Un minuetto di Mozart si era pian piano diffuso quella mattina d’autunno, per tutte le luminose e fresche stanze della casa, accompagnata dal leggero ondeggiare delle tende sulle finestre appena accostate.
Il telefono d’Ernesto suonava con insistenza nell’ufficio di “Banca Prospero con i quattrini degli altri s p a”. “Pronto….” – “ Ma pronto…Eccomi pronta! Sono io” S’affrettò a dire Lavinia, dall’altro capo del telefono. Di colpo quello che era stata fin a quel momento la solita giornata grigia del bancario depresso, stereotipo dell’immaginario collettivo, divenne luminosa. Le parole d’affetto tra loro scivolarono via come zampillanti gocce di fonte profumata di muschio fino a “ Bacini, bacini…” Ed altre mielosità diabetiche prima di riattaccare il telefono. Il riflesso del tiepido sole d’autunno, per poco più di un attimo sfiorò la fronte d’Ernesto come gli avesse acceso i ricordi. “Eccomi pronta!….eccomi pronta…” disse con voce squillante Lavinia, uscendo dalla stanza da bagno. Il suo folto ciuffo pubico da baciare fino al deliquio, esaltava il carnato pallido delle sue gambe come oasi felice tra le dune. Risplendeva nel suo volto un sorriso soddisfatto nel farsi ammirare. Venne verso il letto e si distese. Lui le sorrise, sfiorandole con le dita quella fessura, che turgida, al contatto si aprì….
Un minuetto di Mozart si era pian piano diffuso quella mattina d’autunno, per tutte le luminose e fresche stanze della casa, accompagnata dal leggero ondeggiare delle tende sulle finestre appena accostate. Una ragazza dai lunghi capelli bruni vi scorrazzava come cerbiatta in una riserva di caccia, seminuda: era Lavinia. Entrò di nuovo nella camera e si distese accanto ad Ernesto. Lo accarezzò dai piedi alle lunghe gambe, fino al suo membro addormentato. Con grande gioia, e morbidamente, comincio a succhiare quello che era d’improvviso diventato un nodoso e profumato duro cazzo. Per ricambiare quella spontanea e felice effusione, Ernesto dopo un po’, scosto quella bocca impegnata, la girò e con il suo vomere eretto penetrò nella calda e turgida vulva. Così iniziarono le danze quella mattina…
Ad Ernesto pareva volare, sentiva la sua colonna Dorica in trionfo. Era come pedalare, in cielo verso la luna: candida, grande, gentile. Pareva essere come in quei fantastici films del muto dove Ernesto pedalava, pedalava verso la meravigliosa luna piena dell’immaginario con la sua bici magica trovata nel bosco qualche tempo prima. “ Perché non me lo spingi lì…?” Disse Lavinia, ormai sua cara amica. “ Meno male eri timida “ “ l’ho mai detto?” ribadì col sorriso Lavinia, civettando. “ Perché non fai come quel famoso pittore del Rinascimento ?” disse tra un lieve mugolio di piacere e l’atro. Era davvero lieve l’amore, scivolava come l’archetto sulle corde di un violino. Il minuetto di Mozart, suppose Lavinia, non poteva essere migliore. “Ma quale?” pensò lei, mentre quei pensieri si mescolavano a quelli d’Ernesto, e poi s’allontanavano fino a ritrovare le note del grammofono che da lontano raggiungevano il loro talamo. “ Ma no!” pensò lui che si girava su di lei con i polpastrelli di una mano sfiorandole la pelle vellutata e sottile come carta zucchero. “ Il Divertimento” gridò Lavinia. “ Sì…” Stavolta sibilò lui. “ Divertimento…” Ormai presa in una posizione improbabile, continuò lei “ Il numero uno quello…quello…ooo…L’allegro…il presto….L’andante… Il presto assai-ii” “ Sì, sì…” Confermò Ernesto “ Il tempo di Minuetto: quartetto kv 156 in….Sol maggiore” “ No, no “ squittì lei “ Divertimento…Tutti il kv 136, kv 137 e..e… Quello in Fa Maggiore” “ In somma “ insistette alla fine Lavinia “Come si chiama quel pittore del Rinascimento, Ernesto? “ “ Giovanni Antonio Bazzi” “ Aih!…aih! fhiuuù …sì…” “ Detto il Sodoma” “ Sì, sì..”.

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