
“Presidente Milei, lei ha attaccato il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, definendolo un “teppista” durante la cerimonia di chiusura del Forum economico di Madrid. A sentirla parlare così, chi crederebbe al ritratto che fanno di lei?”
Il presidente, Javier Milei, insieme all’ambasciatore argentino in Israele, Axel Wahnish, ha visitato il Muro del Pianto a Gerusalemme e ha recitato una preghiera per il ritorno degli ostaggi tenuti prigionieri da Hamas. In un video diffuso dalla Casa Rosada, si vede Milei accolto da una folla pregare accanto a Wahnish. A commento del filmato il capo di Stato argentino aggiunge: “Voglio che si sappia che quanto faccio per Israele lo faccio col cuore, perché credo sia la causa giusta per l’Occidente e sarò sempre dalla vostra parte. Viva la libertà”. Il presidente argentino incontrerà a Gerusalemme il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Isaac Herzog. Lo ha riferito l’ambasciata argentina al Times of Israel. Milei oggi riceverà il Premio Genesis alla Knesset e parlerà ai parlamentari israeliani. Giovedì terrà una conferenza all’Università Ebraica. “Una delle cose più assurde di questa guerra è che ci sono problemi anche negli aiuti. Questo non è accettabile. Finora siamo riusciti a portare sempre alla fine quello che volevamo. Quindi: o siamo stati fortunati o bravi”. Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto a margine della conclusione del tour mondiale Vespucci che si celebra in contemporanea con la giornata della Marina a Genova.
Sirene stanno risuonando nel centro di Israele, nell’area di Gerusalemme, negli insediamenti del sud della Cisgiordania e in alcune aree del sud di Israele in seguito al lancio di un missile balistico dallo Yemen. Lo riporta Times of Israel. L’Idf ha affermato che sta lavorando per abbatterlo. L’attacco avviene poche ore dopo che questa mattina la Marina israeliana ha colpito il porto di Hodeida, controllato dagli Houthi, in risposta ai ripetuti attacchi del gruppo sostenuto dall’Iran contro Israele.
Partito ieri da Tunisi con oltre 200 diplomatici, parlamentari e attivisti, è arrivato in Libia, prosegue il suo viaggio verso il valico di Rafah, con l’obiettivo di rompere con la forza l’assedio israeliano su Gaza. Almeno 60 palestinesi sono morti ieri nei raid dell’ Idf a Gaza, tra cui 14 persone nei pressi del centro di aiuti della Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), sostenuta dagli Stati Uniti, nella parte meridionale di Rafah. Lo riporta al Jazeera. È prevista giovedì una riunione del gabinetto di sicurezza israeliano per discutere del rilascio degli ostaggi che si trovano nella Striscia di Gaza. Lo riportano i media israeliani che citano funzionari del governo. Le fonti parlano di “progressi provvisori” nei colloqui con il gruppo armato islamista palestiense al potere a Gaza, Hamas, per raggiungere il cessate il fuoco e consentire il rilascio dei 55 ostaggi. Il “convoglio della resilienza” (al-Soumoud), partito ieri da Tunisi, ha superato il valico con la Libia di Ras Jedir ed ha iniziato la seconda fase, ovvero la marcia in direzione di Tripoli. Lo ha annunciato il “coordinamento congiunto per la Palestina”, organizzatore dell’iniziativa che si propone di raggiungere la Striscia di Gaza via terra attraverso Libia ed Egitto, nel contesto della “Global march to Gaza”, una mobilitazione internazionale che coinvolge attivisti da oltre 30 paesi, tra cui l’ Italia, per chiedere la fine dell’assedio israeliano e l’apertura di corridoi umanitari. L’esercito israeliano ha invitato i residenti di diversi quartieri della Striscia di Gaza settentrionale a evacuare, dove i suoi soldati stanno operando “con grande forza” contro il movimento islamista palestinese Hamas. Le forze israeliane “risponderanno con fermezza a qualsiasi atto terroristico o attacco missilistico”, ha scritto il portavoce in lingua araba dell’esercito, Avichay Adree, sul suo account X. “Per la vostra sicurezza, evacuate immediatamente a sud, verso i rifugi di Gaza City”, ha aggiunto. Israele definisce “scandalosa” la decisione di Londra di sanzionare due ministri israeliani di ultradestra, Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. “Siamo stati informati della decisione del Regno Unito di iscrivere due nostri ministri nella lista delle sanzioni britanniche. È scandaloso che dei rappresentanti eletti e dei membri del governo siano sottoposti a misure di questo tipo”, ha detto il ministro degli esteri, Gideon Sàar, in una conferenza stampa. Il governo britannico di Keir Starmer ha deciso di sanzionare due ministri israeliani d’ultradestra del governo di Benjmin Netanyahu, Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, in relazione alla recente nuova escalation nella Striscia di Gaza palestinese e per i progetti di espansione delle colonie in Cisgiordania. Lo anticipano i media locali, precisando che le sanzioni sono condivise assieme a tre alleati: Canada, Australia e Nuova Zelanda.
E tutt’altro che rassegnati.
Giuseppe Basilico

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