
A Milano il salutismo comunale sembra funzionare a corrente alternata. Dal primo gennaio 2025 il Comune ha esteso il divieto di fumo a tutte le aree pubbliche all’aperto, salvo i luoghi isolati nei quali sia possibile mantenere una distanza di almeno dieci metri dalle altre persone. Una scelta presentata come necessaria per proteggere la salute dei cittadini e migliorare la qualità dell’aria, accompagnata naturalmente dalla possibilità di sanzionare chi non rispetta le nuove regole.
Poi, però, capita di imbattersi nella locandina dell’open day della Casa di Quartiere Grivola, struttura inserita a pieno titolo nella rete territoriale del Comune di Milano. Nel materiale promozionale, sul quale campeggia anche il simbolo di Palazzo Marino, si annuncia che per l’intera durata dell’iniziativa sarà attivo un angolo ristoro con uno “spritz di benvenuto per tutti gli ospiti”. L’open day comincia alle 10 del mattino. Tradotto: in uno spazio legato all’Amministrazione comunale, nato con finalità sociali, aggregative e di promozione del benessere, si sceglie di attirare e accogliere i cittadini offrendo alcol gratuitamente fin dalle prime ore della giornata.

Non si tratta di demonizzare lo spritz, né di invocare nuovi divieti. Gli adulti devono essere liberi di bere responsabilmente quando lo desiderano. Il problema è la clamorosa incoerenza istituzionale. Lo stesso Comune che considera necessario intervenire sulle abitudini individuali, vietando una sigaretta anche in molti spazi aperti, associa tranquillamente una propria iniziativa sociale alla distribuzione gratuita di una bevanda alcolica alle dieci del mattino.
“Le Case di Quartiere vengono descritte dallo stesso Comune come presidi destinati a promuovere il “benessere psico-fisico della persona”, la socialità e l’inclusione. Sono luoghi frequentati in larga parte da anziani, famiglie e persone potenzialmente fragili. Proprio per questo la comunicazione dovrebbe essere particolarmente attenta. Presentare l’alcol come omaggio di benvenuto, disponibile “per tutti gli ospiti” e per l’intera durata della manifestazione, non è soltanto una scelta discutibile: è l’esatto contrario della cultura della prevenzione che l’Amministrazione sostiene di voler diffondere.” Dichiara Enrico Turato, Consigliere di Municipio.
“Nella locandina, peraltro, non compare alcun richiamo al consumo responsabile, nessuna precisazione sull’esclusione dei minorenni e nemmeno l’indicazione di un’alternativa analcolica. C’è semplicemente uno spritz illustrato e offerto come elemento promozionale dell’evento. Se un’iniziativa simile fosse stata organizzata da un esercizio privato, non sarebbero probabilmente mancate prediche sul rischio di normalizzare il consumo di alcol. Quando invece accade sotto il marchio del Comune, evidentemente, ogni preoccupazione scompare”, dichiara Ginevra Turato, giovane del Municipio 9.
Il punto politico è proprio questo. Milano non può continuare a imporre ai cittadini un salutismo fatto di divieti, multe e lezioni morali, per poi dimenticare ogni principio quando deve organizzare le proprie attività. O la tutela della salute è un criterio serio e coerente, oppure diventa soltanto un pretesto per regolare la vita delle persone.
Nessuno chiede di proibire l’aperitivo. Si chiede molto più semplicemente al Comune di applicare a sé stesso la stessa severità che pretende di applicare agli altri. Perché offrire gratuitamente alcol alle dieci del mattino in una Casa di Quartiere e, contemporaneamente, multare chi fuma una sigaretta all’aperto non è una politica sanitaria. È soltanto l’ennesima dimostrazione dell’incoerenza di Palazzo Marino.
Luca Rampazzo

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