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Milano: via Celentano, è finita la tregua, il bar riapre e ricomincia l’incubo notturno

Dieci giorni di pace. Dieci notti durante le quali i residenti tra via Celentano e via Madre Picco hanno provato, per la prima volta dopo mesi, la sensazione di potersi addormentare senza l’incubo di urla, musica a tutto volume e motori sgasati sotto le finestre. Una speranza durata poco: con la riapertura del Bar Celentano, il 20 agosto, la zona è sprofondata nuovamente nella consueta anormalità.

di Luca Rampazzo | 26 Agosto 2026

Dieci giorni di pace. Dieci notti durante le quali i residenti tra via Celentano e via Madre Picco hanno provato, per la prima volta dopo mesi, la sensazione di potersi addormentare senza l’incubo di urla, musica a tutto volume e motori sgasati sotto le finestre. Una speranza durata poco: con la riapertura del Bar Celentano, il 20 agosto, la zona è sprofondata nuovamente nella consueta anormalità.

Nessuna chiusura definitiva, dunque, ma soltanto una tregua estiva. Dalla riapertura il copione è tornato rapidamente quello già visto: gruppi davanti al locale, schiamazzi, musica rap diffusa dagli impianti delle automobili parcheggiate con le portiere aperte, sgommate e urla fino a notte fonda.

I marciapiedi di via Celentano sono diventati persino una sorta di spiaggia improvvisata. Alcuni avventori arrivano con sedie pieghevoli e sdraio portate da casa, occupando il passaggio pedonale a metà della strada. Non casualmente proprio nella zona d’ombra che la videocamera installata dal Comune in via Madre Picco non riesce a controllare adeguatamente. Un investimento che, almeno sotto il profilo della deterrenza, si sta dimostrando completamente inutile.

Anche ieri notte la situazione è degenerata. All’1.07 un residente ha chiamato il centralino della Polizia Locale per chiedere un intervento. Alle 2.17, oltre un’ora dopo, nel quartiere non si era ancora vista alcuna pattuglia. Nel frattempo musica, urla e schiamazzi continuavano sotto le finestre.

«Siamo amareggiati ed esasperati e non sappiamo più a chi rivolgerci. Dopo esposti, denunce e continue segnalazioni, dove sono le istituzioni? Pensavamo che dopo i recenti controlli sarebbe arrivato un provvedimento serio. Invece questo locale sembra essere diventato l’ombelico di Milano, un luogo nel quale tutto è concesso e le regole del vivere civile non valgono più», denunciano i residenti.

Sulla vicenda ho sollecitato direttamente anche il Prefetto, che mi ha risposto di essere «informato» della situazione. È certamente positivo sapere che la questione sia arrivata sul tavolo della Prefettura, ma essere informati non basta. Nemmeno i controlli effettuati durante il giorno, per quanto utili, possono risolvere fenomeni che si manifestano sistematicamente nel cuore della notte.

Il punto è ormai molto semplice: se le forze dell’ordine controllano la zona soltanto quando il locale è tranquillo e non intervengono nelle ore in cui arrivano le segnalazioni, questa situazione non finirà mai. Non si possono accertare gli schiamazzi delle due del mattino con una visita pomeridiana, né tutelare il riposo dei residenti attraverso verifiche che non coincidono con gli orari nei quali il problema esplode.

Dopo mesi di segnalazioni, una videocamera, la rimozione del dehors e numerosi controlli, la riapertura del locale ha riportato tutto esattamente al punto di partenza. Questa volta, però, nessuno può sostenere di non sapere.

I cittadini chiedono al Prefetto e al Comune di Milano un intervento risolutivo: non più controlli saltuari, ma una presenza effettiva nelle ore notturne e, qualora siano accertate violazioni, l’adozione di provvedimenti realmente incisivi, compresa la sospensione della licenza se ne ricorrono i presupposti.

Via Celentano non può continuare a essere una zona franca nella quale le istituzioni arrivano di giorno e le regole scompaiono di notte. I residenti non chiedono privilegi: chiedono soltanto di poter dormire e di vedere finalmente tutelati diritti che, in qualsiasi altro quartiere, dovrebbero essere considerati elementari.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Primo piano

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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