La guerra istituzionale dichiarata dalla Regione Lombardia al Comune di Milano per le modifiche tariffarie al trasporto pubblico locale, ha il sapore di ricondurci indietro nei secoli, ai tempi in cui, l’alto tasso d’invidia stimolava le avversioni al Ducato di Milano, erano rivalità di matrice esogena, oggi sono pericolosamente endogene, perché muovono dal sistema istituzionale. Solo così sì può spiegare l’alto là che la Regione vuole imporre all’autonomia decisionale della città, che, con il consenso dei comuni limitrofi, ha deciso di rimodulare in modalità integrata, la politica tariffaria del trasporto pubblico locale, che gestisce con la sua municipalizzata ATM.
L’esigenza d’integrazione semplificativa delle tariffe di trasporto pubblico regionale è da tempo una delle richieste di centinaia di migliaia di pendolari che ogni giorno muovono da e verso Milano, un popolo sottomesso a caos organizzativi, a disservizi e a un sistema tariffario disintegrato che la Regione, nonostante una legge da lei promulgata, disattende, colpevolmente, da sette anni: stessa maggioranza allora, stessa maggioranza oggi. Un’ingiustificabile assenza d’inerzia, che si somma a molte altre come quelle della gestione dell’edilizia popolare, e la razionalizzazione riformatrice delle autonomie locali, città metropolitana di Milano inclusa; un’assenza d’inerzia, i cui negativi effetti ricadono su Milano e sulle altre città lombarde: che evidenziano la sostanziale predilezione per il clientelismo a discapito dei problemi prioritari.
La Regione continua a disattendere sia la sua missione e sia le sue leggi, nulla ha sin qui fatto per l’integrazione tariffaria così come per un miglioramento strategico del servizio, anzi ha privilegiato l’ampliamento del gap tra le infrastrutture per la mobilità privata e rete di trasporto collettivo, ampliandolo rispetto ai Paesi evoluti d’Europa. Il Comune di Milano, avversato dal riferimento municipale della composizione politica che ‘comanda’ in Regione, ha adottato una scelta inversa, investendo : nell’estensione della rete e dei servizi e nella qualità degli stessi, facendosi forte del valore aggiunto che ATM è in grado di garantire. Per poter dare continuità a queste scelte, il Comune di Milano ha deciso di adottare una diversa impostazione tariffaria onde perseguirne l’integrazione, declinando una visione di coinvolgimento favorevole per i cittadini dei comuni che compongono la grande Milano, e non solo. Per favorire la mobilità collettiva da e verso la Milano ‘ariosa’, la nuova tariffa di 2 euro a corsa viene estesa a ben 21 comuni limitrofi, altamente popolosi, introduce un sistema su base chilometrica che in prospettiva più favorevole per gli utenti frequenti, un pendolare di Cinisello vede ridursi il costo del suo abbonamento di oltre il 30%. Un atto d’inclusione per adare concretezza al lungo processo di costruzione della città metropolitana.
E’una soluzione che ha il consenso degli amministratori locali di area, integra e razionalizza, comporta nessun onere ai ‘frequent user’, anzi consente agli utilizzatori ‘ariosi’ di risparmiare. Inspiegabilmente, la Regione Lombardia, anziché prendere spunto positivo dall’inerzia di Milano, invocando una tanto presunta quanto indefinibile esigenza di uguaglianza per i lombardi, pretende d’imporre il suo ‘non possumus’: compete solo a noi promuovere qualsiasi integrazione tariffaria, strepita l’assessore regionale Terzi, e indica presunti tempi d’intervento che confliggono per credibilità con la storia pregressa, ma a preoccupare ancor di più, è un approccio che si caratterizza per provincialismo e approssimazione, che denota il non voler prendere atto delle asimmetrie di priorità, che emanano dai diversi territori.
Il background del regionalismo lombardo, da molto tempo è strettamente improntato a visioni elettoralistiche, sospinto dalle provenienze degli eletti, e ciò impedisce al Governo regionale, di prendere atto che l’economia globale, si reggerà soprattutto sulle grandi città del mondo. McKinsey nel suo ‘Global cities of the future’, evidenzia che è lì che si concentreranno i nodi dei flussi dei mercati internazionali e che il 65% del prodotto interno lordo mondiale sarà realizzato nei grandi agglomerati urbani del pianeta. In questo processo, Milano è considerata un’eccellenza, i suoi 200 miliardi di dollari di valore che crea ogni anno, la posizionano al quarto posto in Europa, subito dietro le tre capitali: Londra, Parigi e Madrid. Milano produce il 10% del Pil nazionale, attrae le multinazionali, sono 3 mila che danno lavoro a 300 mila persone; un sistema che genera un reddito pro-capite doppio, di quello medio nazionale e tra i primi dieci d’Europa.
Alcuni dati per facilitare la comprensione: ogni giorno feriale, ATM traporta oltre 1.193.000 passeggeri, in aumento nel 2018, + 6% nei giorni feriali e + 7% nei festivi; la gestione di un così consistente un aumento di domanda impone risorse e produttività. La gestione del servizio costa 826 milioni: 763,3 per la gestione diretta e 62,5 per il canone di costruzione della MM5 (la viola). Il servizio è finanziato per 275 milioni da trasferimenti di Stato e di Regione Lombardia, 6 milioni da alcuni comuni confinanti e 403,3 dagli utilizzatori; a partire dal 2019 i trasferimenti da Regione e Stato sono ridotti.
L’aumento a 2 euro del costo del biglietto, permette di attuare il piano d’integrazione con i comuni dell’area metropolitana, di adottare un piano tariffario coerente con le distanze e di conserva la buona qualità del servizio che ATM offre, nonché di stimolare gli altri provider a uniformarsi. Il confronto tariffario tra le città europee cui Milano si confronta: Londra 4,6, Parigi 1,90, Barcellona 2,15, Berlino 2,80, Amsterdam 2,60, Vienna 2,20 Bruxelles 2 e Lione 1,80 per un’ora e 3 per due, confrontando gli abbonamenti, Milano risulta ancora più economica, grazie alla scelta adottata di non aumentarli.
Con la guerra del biglietto, la Regione si rifiuta di riconoscere che Milano è una città globale, e che come tutte le città globali europee deve poter disporre dell’autonomia necessaria per adottare le soluzioni più coerenti. Si tratta di una ‘diversità’ indispensabile, che non può essere catalogata come una pericolosa diseguaglianza in una regione che non pone sufficiente attenzione alla improduttività di un sistema per l’eccesso di parcellizzazione amministrativa, cui un eccesso di attenzione, comporta per converso la penalizzazione degli agglomerati urbani; è il retaggio di una una visione antiquata, e favorire la contrapposizione, solo per ottenere effimeri vantaggi elettorali, può solo produrre effetti negativi per l’intero sistema.
La diffidenza nei confronti di Milano, ha provocato quegli occhi addosso accusatori, risentiti e gonfi di invidia dei drammatici anni 90 che favorì il suo depredamento; si persero capitali ingenti, industrie preferirono trasferire i propri quartieri generali, la finanza ‘riparò’ a Brescia e l’edilizia a Torino, la politica a Roma, l’interesse di Berlusconi per Milano si limitava al Milan. Da un dramma strumentalmente enfatizzato, Milano si è ripresa e i suoi nemici, interni ed esterni sono come sempre costretti a rendersi conto, che Milano risorge sempre, perché a prevalere è il saper fare: il fare che poggia sulla volontà e la fame d’innovazione e il fare per assecondare la generosità.
‘Azzoppata’ negli anni 90, Milano nel decennio successivo ha man mano recuperato, in molti sono tornati, la finanza, ma è con il successo di EXPO, che il volano dell’economia milanese si è caricato di una nuova energia, con la finanza, per la qualità del contesto sono aumentate le propensioni a investire, la buona qualità urbana, stimola investimenti immobiliari, le elevate competenze professionali e l’offerta di qualità formativa facilitano gli insediamenti delle imprese transnazionali, e la capacità di accoglienza e di promozione delle sue eccellenze stimolano una permanenza che vada oltre al tempo del mero business. Con Sala, è ritornata a Milano, anche la politica, quella del coraggio e dell’orgoglio di difendere le ragioni di una comunità globale, per proiettarla nel, rispetto delle sue peculiarità genetiche, al confronto col mondo.
‘La guerra del biglietto’, è uno dei tanti tentativi di isolare Milano, perché politicamente ‘irredente’, che contrasta con il contraddittorio azzardo di una politica arrogante che induce all’isolamento, a Milano, come forse non mai in precedenza, tutte le componenti positive del suo sviluppo sono convergenti e solidali.
L’appello del Sindaco di Milano, all’orgoglio dei suoi concittadini, a difesa delle prerogative di autonomia decisionale del loro Comune, deve essere accolto senza esitazione e pregiudizi, perché in gioco vi è l’autonomia della città e possibilità di fare scelte, e se non si reagisce fin da subito c’è il rischio che l’autonomia regionale si traduca in un neodirigismo.
A fianco di Milano dovrebbero schierarsi anche i sindaci delle altre città lombarde, perché la leadership che esercita Milano è politica, economica e culturale trasversale che può essere condivisa con le altre città lombarde, soprattutto in una congiuntura dove l’autonomia non sembra declinarsi in integrazione bensì in un sovranismo a diversi strati.
Mimmo Merlo (lavocemetropolitana.it)

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