
Ancora pochi mesi e a Milano si chiuderà l’esperienza di un’amministrazione di sinistra. Sarà il momento dei bilanci, delle celebrazioni, delle classifiche, delle grandi parole sulla Milano internazionale, moderna, attrattiva, capitale del business e dell’innovazione. Ma c’è un altro modo, forse molto più concreto, per giudicare questa amministrazione: mettersi in macchina e percorrere la Tangenziale Ovest. Pochi chilometri possono trasformarsi in un’odissea. Code interminabili, ore trascorse praticamente immobili, lavoratori che partono sempre prima per cercare di arrivare in orario e tornano sempre più tardi a casa. Due ore perse nel traffico non sono uno straordinario, non entrano in busta paga e non possono essere fatturate da un artigiano o da un commerciante al proprio cliente. E non è finita. Un’automobile ferma o costretta a procedere a passo d’uomo consuma carburante, sottopone freni, frizione e pneumatici a un’usura maggiore e, soprattutto, trasforma ogni spostamento in una tassa quotidiana sul tempo delle persone. Questi costi qualcuno li paga. Li pagano i pendolari, i lavoratori, le imprese, i professionisti. Li paga chi vive fuori dal centro e deve necessariamente utilizzare l’auto per raggiungere il posto di lavoro. E li paga anche Milano, perché ogni ora persa nel traffico è tempo sottratto alla produttività e alla vita. Eppure questa dovrebbe essere la Milano all’avanguardia. La Milano che guarda all’Europa, che attrae investimenti, che ospita grandi eventi e che viene raccontata come il modello di una città moderna. Una città dove gli immobili hanno raggiunto prezzi vertiginosi e dove una parte della classe medio-alta ha riconfermato alla guida di Palazzo Marino il sindaco Beppe Sala. Ma la domanda è inevitabile: Milano all’avanguardia per chi? Perché mentre si celebrano le eccellenze della città, c’è una Milano molto meno raccontata che ogni mattina si mette in coda sulla Tangenziale Ovest. È quella dei pendolari, degli operai, degli impiegati, degli artigiani, dei commercianti e di tutti coloro che non possono permettersi di trasformare il tempo perso in traffico in una semplice voce di bilancio. E gli amministratori? Gli assessori? I consiglieri comunali? Dove sono quando questa parte della città vive quotidianamente questo problema? È troppo facile parlare di mobilità sostenibile e di città del futuro se poi migliaia di persone restano intrappolate per ore nel presente. Se fossi un candidato civico alle prossime comunali, farei una campagna elettorale diversa. Niente megafoni, niente slogan, niente manifesti roboanti. Mi metterei sulla Tangenziale Ovest. Ogni giorno. In silenzio. E lascerei parlare loro: i pendolari. Perché forse, più di qualsiasi comizio, sono proprio quelle code a raccontare che cosa è diventata Milano. E allora la domanda finale non è soltanto politica. È molto semplice: l’esperienza di sinistra firmata Sala ha governato la città per tutti i milanesi o soprattutto per quelli che possono permettersi di non attraversare la Tangenziale Ovest?
Angelo Santoro

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