La figura di Bettino Craxi suscita ancora, a distanza di anni, sentimenti piuttosto accesi e divide la politica, gli intellettuali e la gente comune. E’ probabilmente ancora fresca, la sua vicenda, per potersi dire digerita o riposta nella storia e, d’altronde, anche quando sarà in qualche modo archiviata non cesserà di dar vita a fazioni opposte.
Io che non sono mai stato socialista apprezzavo, al tempo, il Craxi che aveva (ben prima del 1989!) tagliato tutti i ponti con il marxismo per agganciare il proprio carro ad un socialismo proudhoniano, il Craxi delle battaglie referendarie e la sua strategia tesa a impedire la chiusura dell’abbraccio catto-comunista sul Paese; mi piaceva (e mi piace ancora oggi) la sua tempra di statista – perché tale egli è stato. Non mi è invece piaciuto il Craxi autocelebrativo e iper-narcisista che aveva ‘allevato’ un’intera schiatta di socialisti a sentirsi ormai padroni del Paese e a trattare gli altri, per lo più, con prepotenza o sufficienza; detestavo quel delirio di onnipotenza, la sua/loro presunzione di poter fare e disfare il bello e il cattivo tempo e tutto quanto ne è conseguito.
Debbo dire che oggi, in un’altra era politica, non mi convince del tutto quel gioco su più tavoli – pentapartito a Roma, giunte col Pci in ogni dove e comunque mani libere pressoché ovunque – che pure non posso contemporaneamente non ritenere frutto di un cinismo e di una spregiudicatezza che in politica si chiamano virtù. E con sano realismo posso concludere che il ‘bello’ e il ‘brutto’ di Craxi e del ‘suo’ Psi hanno in fondo rappresentato due facce della stessa medaglia; e che, correlativamente, l’altare e la polvere di Craxi e del suo partito si assomigliano per la carica drammatica e dirompente che hanno sviluppato.
I sentimenti di tipo umano sono andati di pari passo con gli entusiasmi e le ripulse o distanze di tipo politico, fino a che è giunto l’epilogo della sua parabola, quando si sono sovrapposte a tutto il resto la compassione, il rifiuto delle mannaie mediatico-populiste, la certezza che Craxi è stato e resterà un protagonista di primo piano della storia del Paese dal dopoguerra in poi.
Ma tutto questo – questo mio pensare e dire – che c’entra con la proposta di un centinaio di ‘vip’ di intitolargli una via nella ‘sua’ Milano? Poco, o forse nulla. O meglio: è sufficiente riconoscergli di essere stato – nel bene e anche nel male – un grande innovatore della politica italiana (quanto della odierna politica ha i suoi germi nella stagione craxiana e nel craxismo?), appunto uno statista, per non negargli una via di Milano e, perché no, di altre città. Del resto non è forse vero che molte strade della penisola sono intitolate a personaggi controversi? Mi vengono subito alla mente, tanto per non far nomi, Palmiro Togliatti e Giuseppe Mazzini, ma la sequela potrebbe essere lunghissima.
Insomma, per intitolare una via ad un personaggio non c’è bisogno che si sia trattato di un martire o di un eroe. E come Bettino Craxi non è stato un bandito, non si voglia oggi – tramite proposte come questa – tentare di farne un martire o un eroe. Magari per brandire il suo nome come una spada.
Anche se la storia non ha forse chiuso tutti i conti su Craxi, è già tempo di attendersi un po’ di equanimità, sia da destra che da sinistra.
Paolo Marini

No, no e ancora no. I nomi delle strade sono il simbolo, tra gli altri, della memoria storica di una identità nazionale, di una cultura. Personalmente non mi riconosco portatore di una cultura che intende ricordare politici che tanto male hanno fatto alla nostra vita economica e alla nostra morale. Intitolare oggi una strada a Craxi significa in parte assolverlo e dare un colpo mortale al senso civico, all’onestà di molti lavoratori, insegnando il valore dell’essere “furbi”, “scaltri”, anche disonesti pur di essere vincenti (come oggi avviene per l’amico Berlusconi). Concordo che c’è una miriade di altri personaggi impuniti, tuttora viventi, ma non per questo c’è bisogno di glorificare i capri espiatori. Guardiamo, per favore, avanti e dimentichiamoci i nostri fantasmi peggiori.