
Milano torni ad avere un sogno
Mentre centrodestra e centrosinistra continuano a discutere su chi sarà il prossimo candidato sindaco, si sente parlare molto poco della vera questione: quale idea di città si vuole costruire per il futuro.
Che cos’è oggi Milano? È davvero una città metropolitana? In realtà quella città metropolitana immaginata anni fa è rimasta in larga parte sulla carta. È una grande metropoli internazionale? Più correttamente è una realtà urbana di circa un milione e trecentomila abitanti che, però, può diventare il cuore di un sistema molto più ampio.
Con il completamento dei collegamenti ferroviari ad alta velocità tra Milano, Torino e Genova, nascerà un triangolo economico destinato a essere uno dei più importanti d’Europa. Ma una città non vive soltanto di infrastrutture e di finanza.
Milano è la capitale della moda, del design, della grande economia, della finanza e dei media. Eppure sembra aver perso qualcosa di fondamentale: il cuore, l’anima, la capacità di sognare.
Da troppo tempo Milano sembra dormire senza immaginare il proprio futuro. E invece dovrebbe ritrovare quello spirito culturale che figure come Paolo Grassi e Giorgio Strehler avevano saputo costruire, facendo della cultura un patrimonio diffuso e condiviso.
Perché non immaginare una grande Milano capitale internazionale della cultura? Una città capace di valorizzare i suoi teatri, le sue università, i suoi musei e i suoi luoghi di creatività. Perché non dare vita a un grande Festival Internazionale del Teatro o a una rassegna culturale capace di richiamare artisti e pubblico da tutto il mondo?
Sono solo esempi. Le idee potrebbero essere molte altre. Ma ciò che conta è ritrovare una visione.
Milano ha bisogno di tornare a sognare. Perché nessuna grande città cresce davvero senza un’anima, senza un cuore e senza un progetto capace di guardare oltre l’ordinaria amministrazione.
Roberto Caputo

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