
Il popolo americano ha inflitto a Trump una sconfitta politica durissima. I democratici hanno conquistato Camera e Senato, togliendogli il controllo del Congresso e bocciando il carovita, le guerre, l’arroganza del potere e una politica piegata agli interessi personali e a quelli di un gruppo di gigamiliardari.
Da gennaio la nuova maggioranza potrà bloccare le nomine soggette alla conferma del Senato, condizionare il bilancio e avviare inchieste. Il presidente conserva il veto, ma non avrà più un Congresso disposto ad assecondarlo.
Ora comincia la prova più difficile per i democratici. Non basta avere fermato Trump: occorre rispondere al disagio sociale che ha determinato il voto. Gli americani chiedono salari migliori, prezzi sostenibili, sanità, case accessibili e una politica che faccia cessare le guerre e sia sottratta al potere delle corporation. La vittoria acquista valore se diventa protezione dei redditi, diritto alla salute e controllo del potere. Altrimenti, la sconfitta di Trump rischierà di essere soltanto una felice parentesi.
La vittoria in Michigan di Abdul El-Sayed indica una possibile direzione. Ha 42 anni e sarà il primo musulmano nel Senato degli Stati Uniti. Medico di formazione, ha diretto i servizi sanitari di Detroit e della contea di Wayne.
El-Sayed ha vinto sostenendo Medicare for All (assicurazione sanitaria per tutti), una tassa sui grandi patrimoni, la lotta contro i monopoli, la riduzione del potere del denaro sulla politica e la fine degli aiuti militari a Israele. Ha definito genocida la guerra a Gaza senza annacquare le proprie posizioni.
Trump lo ha chiamato “jihadista comunista” e ha cercato di associarlo senza prove al terrorismo. Persino la democratica Haley Stevens, sconfitta alle primarie, ha sostenuto il repubblicano Mike Rogers. Eppure El-Sayed ha vinto con sette punti di vantaggio in uno Stato conquistato da Trump due anni fa. Ha dimostrato che un progressista può allargare il consenso unendo la lotta contro le discriminazioni alle questioni sociali materiali.
Il voto cambia anche gli equilibri internazionali. Netanyahu tace, ma il nuovo Congresso comprende molti parlamentari critici verso il governo israeliano e potrà sottoporre gli aiuti militari e le guerre a Gaza e in Iran a controlli più stringenti. Per Netanyahu, già indebolito dal voto israeliano, è un colpo pesante. Le stesso Congresso potrebbe contrastare la guerra in Iran.
La Cina reagisce con prudenza, ma può essere più che soddisfatta e attendere che siano gli errori di Trump, i dazi e le tensioni con gli alleati a rafforzare Pechino senza bisogno di ingaggiare uno scontro diretto.
Per la Russia il nuovo Congresso sarà invece più ostile e più disposto a sostenere l’Ucraina. Il voto può limitare le concessioni di Trump a Putin. Resta da vedere se il maggiore sostegno all’Ucraina sarà accompagnato da un’iniziativa diplomatica per il cessate il fuoco o finirà per alimentare una nuova escalation.
In Europa il voto americano può produrre un doppio effetto per certi aspetti contraddittorio: da un lato può indebolire le destre neofasciste europee e aprire spazi per una maggiore autonomia per le iniziative politiche dell’Unione; dall’altro potrebbe rafforzare anche le spinte al riarmo e verso una politica estera bellicista, che rischia di aggravare lo scontro con la Russia anziché cercare soluzioni diplomatiche alla guerra in Ucraina. Se prevalesse questa seconda strada, sarebbe una scelta miope, che potrebbe avere conseguenze catastrofiche per i cittadini europei. A mio avviso, la sinistra italiana ed europea dovrebbe combattere apertamente questa prospettiva e schierarsi per la pace come chiedono le mobilitazioni degli studenti e dei lavoratori, oltre che la maggioranza delle popolazioni europee.
In Italia, invece, la destra al governo si limita ad offrire uno spettacolo quasi comico.
Tajani assicura: “Non siamo mai stati trumpiani. Neanche Meloni è una Maga”. Meloni si rifugia in un imbarazzato: “Di America parliamo in un altro momento”.
Pensano che gli italiani abbiano dimenticato il rapporto privilegiato con Trump, il cappellino Maga e la subalternità sui dazi, sul riarmo e sui migranti. Finché Trump appariva forte rivendicavano la sua amicizia; dopo la sconfitta scoprono di non essere mai stati trumpiani.
Gli americani hanno fermato Trump. Alle prossime elezioni toccherà a noi battere Meloni, costruendo un’alternativa fondata sul lavoro, la sanità pubblica, la pace e la giustizia sociale.
Enrico Rossi


Chi può promettere in Europa la sicurezza dell’Ucraina?
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