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Midterm americane, Trump alza i toni: la politica della pressione per coprire la fragilità

E’ sempre più evidente la relazione tra il tono della politica e lo stato di salute del consenso. Più il consenso si indebolisce, più il linguaggio si fa duro, divisivo, assoluto. Donald Trump, in queste settimane, ne offre una rappresentazione quasi didattica. I suoi interventi pubblici, da quelli in Georgia fino alle recenti uscite in Wisconsin, mostrano un presidente in piena campagna elettorale permanente, impegnato a trasformare le elezioni di midterm in un referendum su sé stesso. Non è una scelta casuale, ma una necessità politica. Perché i segnali che arrivano dai sondaggi e dalle consultazioni locali indicano una realtà meno favorevole di quella raccontata. Il consenso resta sotto la soglia del 40%, con livelli di disapprovazione che oscillano attorno al 57%, e soprattutto con una crescente erosione tra gli elettori indipendenti e tra quella parte di elettorato popolare che aveva contribuito alla sua vittoria

di Cesare Mannucci | 10 Aprile 2026

E’ sempre più evidente la relazione tra il tono della politica e lo stato di salute del consenso. Più il consenso si indebolisce, più il linguaggio si fa duro, divisivo, assoluto. Donald Trump, in queste settimane, ne offre una rappresentazione quasi didattica. I suoi interventi pubblici, da quelli in Georgia fino alle recenti uscite in Wisconsin, mostrano un presidente in piena campagna elettorale permanente, impegnato a trasformare le elezioni di midterm in un referendum su sé stesso. Non è una scelta casuale, ma una necessità politica. Perché i segnali che arrivano dai sondaggi e dalle consultazioni locali indicano una realtà meno favorevole di quella raccontata. Il consenso resta sotto la soglia del 40%, con livelli di disapprovazione che oscillano attorno al 57%, e soprattutto con una crescente erosione tra gli elettori indipendenti e tra quella parte di elettorato popolare che aveva contribuito alla sua vittoria.

Il dato più preoccupante, per la Casa Bianca, non è tanto la percentuale assoluta, quanto la tendenza. Le elezioni locali e le consultazioni in Stati chiave come Georgia e Wisconsin hanno mostrato crepe inattese. Vittorie repubblicane più strette del previsto, avanzate democratiche in contesti difficili, un elettorato meno compatto e più volatile. Sono segnali che, presi singolarmente, possono apparire marginali, ma che letti nel loro insieme disegnano un quadro diverso: quello di una maggioranza meno solida, più esposta, più incerta. Non a caso, anche nei sondaggi nazionali i democratici risultano in vantaggio, seppur di misura, mentre cresce la probabilità di un ribaltamento degli equilibri al Congresso. È questo il contesto nel quale vanno letti i discorsi di Trump. Non come semplici dichiarazioni politiche, ma come strumenti di mobilitazione.

E qui emerge il secondo elemento decisivo: l’economia. L’inflazione, il costo della vita, il prezzo dell’energia restano i veri fattori determinanti del consenso. Ed è proprio su questi temi che l’amministrazione appare più vulnerabile. I dati mostrano una disapprovazione netta sulla gestione dell’inflazione, con un divario che supera i venti punti percentuali. Le rilevazioni più recenti indicano che il giudizio sull’economia è in calo, con livelli di approvazione scesi intorno al 30-34%, mentre cresce la percezione di insicurezza economica tra gli elettori. In questo quadro, la strategia comunicativa di Trump appare coerente: spostare l’attenzione, alzare il livello dello scontro, trasformare ogni appuntamento elettorale in una battaglia identitaria. La politica estera, la guerra in Iran, la sicurezza diventano strumenti per ridefinire l’agenda e sottrarla al terreno più insidioso, quello del portafoglio degli americani.

Ma è proprio qui che si misura il limite di questa strategia. Perché le elezioni di midterm, per loro natura, non premiano la narrazione, ma la percezione concreta del benessere. E la percezione, oggi, appare più fragile di quanto la retorica presidenziale lasci intendere. Trump alza i toni perché deve mobilitare, perché deve compattare, perché deve evitare che il voto si trasformi in un giudizio sull’andamento economico. Ma la storia politica americana insegna che, nelle elezioni di metà mandato, è quasi sempre il presidente a pagare il prezzo dell’insoddisfazione diffusa. Il punto, allora, non è se Trump riuscirà a vincere o a limitare i danni. Il punto è comprendere che questa campagna elettorale permanente, fatta di toni alti e di contrapposizioni nette, non è il segno della forza. È il segno della necessità. E quando la politica si muove per necessità, significa che il consenso, sotto la superficie, ha già cominciato a incrinarsi.

Cesare Mannucci

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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