
Metti un concerto in Villa, non un ballo in maschera, ma solo un concerto. Uno di quelli attraverso le ville Medicee sparse attorno a Firenze e organizzato dall’ORT, Orchestra Regionale Toscana. Una bella iniziativa che mercoledì era ospite della Ferdinanda, o “villa dei cento camini”, di fronte al borgo di Artimino, fiancheggiata da ottime vigne e celebri uliveti. Qui sotto un cielo notturno, prospicente la scalinata, i ” fiati dell’ORT” hanno raccontato la loro musica, ispirata all’Harmoniemusik della Vienna settecentesca, seconda città di Mozart. Il programma a lieve e disinvolta serata si è prestato ben temperato, sul fresco far della sera. Certo, sentite due ouverture senza gli archi né l’orchestra al completo, si potrebbe obbiettare un po’. E invece.. Sarà l’oboe a dare il La, introducendo l’ouverture de ” Le nozze di Figaro”. Allora, si potrebbe dire: serata alla Beaumarchais, padre e ispiratore di Figaro e Il barbiere di Siviglia per grandi musicisti, da Mozart a Paisiello, a Giacchino Rossini. Nel disinvolto arrangement( J. N. Wendt/ W. Sedlak) quasi da jazzband si elevano valori degni della Villa, tra gli ospiti spettatori, fra i quali mi nascondo sorseggiando dell’ottimo Carmignano. Nel mezzo del programma, la Petite Symphonie di Chales Gounod, tarda composizione per fiati del maestro francese. I quattro tempi della sinfonia sono di mirabile virtù. Il finale Allegretto un vera brillante esposizione di ciascun elemento nel sincopato e nel ritmo espressivo di dialogo strumentale: L’essamble ne sfodera una perfomance piacevole. Così tra un rivoluzionario testo e un baciapile devoto, che mai si consacrò al sacerdozio come Gounod, la musica ha unito l’orchestra al pubblico. Ugualmente, è stato anche per la seconda parte del programma che senza interruzione ha proseguito con la Sinfonia in sol minore per soli strumenti a fiato di Gaetano Doninzetti, lavoro giovanile del 1817, pervaso della musica e dei modelli di Haydn e Mozart. La Sinfonia in Sol è un esempio delle capacità del giovane bergamasco divenuto celebre nei teatri d’Italia e d’Europa per L’elisir d’amore e la Lucia di Lammermoor.
Uu complesso musicale, dunque, che ha scelto un programma che fino a questo punto ha mostrato le sue virtù: flauto, oboi, clarinetti si sono alzati all’ascolto,protagonisti come gli altri strumenti che a loro volta, hanno trovato il loro attimo : il militaresco corno, i fagotti, le squillanti trombe. Sale così un venticello, senza esser cantato o accompagnato, nel giardino mediceo mentre languide si accendevano le luci del borgo e l’Arno, giù in fondo valle nascosto dai boschi di lecci, scorreva via. il “venticello” è quello rossiniano del Barbiere, il dramma comico rappresentato al teatro Argentina in Roma per la prima volta col titolo Almaviva, ossia l’inutile precauzione. Una delle celebri romanze, per l’occasione eseguita dai soli fiati, ” La calunnia è un venticello” è stata una delle tre arie da ” Il barbiere di Siviglia” che in fine hanno rifrescato l’aria Di sì felice innnesto con il celeberrimo Largo al factotum, questo in conclusione, bissato tra gli applausi. Prosit.
Enrico Martelloni

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