di Lara Prendergast
Nell Minow, una giornalista americana che si occupa di cinema, ha raccontato recentemente come si è svolta la sua intervista con David Schwimmer, attore di Friends. Poiché il brusio del ristorante si faceva troppo forte, lui le ha chiesto se aveva piacere che si recassero al piano di sopra, e se voleva che fosse presente un accompagnatore. Lei lo ha elogiato per il suo comportamento: “Ha capito cosa significa essere costantemente in allerta e ha voluto essere certo che mi sentissi al sicuro”.
Quando ho letto la storia della Minow la mia reazione è stata pensare a che fottuto paternalista dev’essere Schwimmer. Una giornalista non dovrebbe aver bisogno di un accompagnatore quando sta facendo il suo lavoro. Tuttavia, all’indomani delle accuse a Weinstein, è divenuto chiaro che, per molte donne, la sicurezza si sta facendo più importante della libertà. Stiamo andando verso la “cultura dell’accompagnamento”, in base alla quale noi donne, delicati agnellini, dobbiamo essere protette ad ogni costo.
Sta facendosi strada un nuovo scisma tra uomini e donne. Le donne si sentono dire continuamente di stare attente agli uomini predatori e hanno sempre più paura a uscire in pubblico. Gli uomini nel contempo si innervosiscono a stare con le donne, per timore che la loro vera natura sia proprio quella di minacciare il sesso opposto. Una parola sbagliata, un gesto o il linguaggio del corpo possono ora renderli colpevoli di uno dei nuovi reati che fanno capolino sui social network – ad esempio “fare la posta a qualcuna” o “allungare troppo le mani”. Le luci dei riflettori sono su Hollywood e Westminster – o “Pestminster”, come è stata ribattezzata – ma presto si sposteranno su altri ambienti. Altri maniaci sessuali verranno scoperti e i loro peccatucci saranno chiacchierati sui gruppi di Whatsapp. La giuria internettiana emetterà poi il suo verdetto.
Non è difficile capire perché ciò stia accadendo. Ci sono sempre stati violentatori e uomini pronti ad approfittarsi delle donne per divertimento, e la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta non ha fatto nulla per fermarli; peggio, forse, ha dato loro il permesso di operare al di fuori dei vecchi confini. Viviamo in un’epoca in qualche misura simboleggiata da personaggi squallidi come Trump e Weinstein, quindi è naturale che le donne sentano di dover stare in guardia.
Le accuse di abusi sessuali fioccano veloci e numerose. Se crimini reali vengono alla luce perché le donne si sentono incoraggiate a farsi avanti, questo non può essere che positivo. È superfluo dire che ogni donna che è stata vittima di abusi sessuali merita supporto e va creduta. Purtroppo ciò è ancora lungi dall’essere accettato, poiché molte donne non vengono credute quando raccontano la loro storia. Se ci mettono un po’ a parlare suscitano dei dubbi per il loro ritardo e viene loro detto di non creare problemi. Giusto questa settimana la attivista Bex Bailey ha affermato di essere stata violentata da un funzionario laburista sei anni fa – ma che le è stato suggerito da un funzionario del partito di non presentare denuncia se ciò avesse potuto danneggiarle la carriera.
Ma se si guarda al di là dell’isteria attuale, qualcosa di sinistro sta accadendo. Le barriere tra uomini e donne abbattute dalle femministe stanno resuscitando – nel nome del femminismo. Laddove in passato erano i gruppi religiosi a imporre la moralità sessuale, nella nostra cultura moderna, secolarizzata, questa responsabilità diventa appannaggio di chi grida più forte sul web.
Pensate a questa come a una nuova riforma sessuale. Cinquecento anni fa Lutero ha appeso le sue 95 tesi sul portone di Wittenberg; oggi donne importanti hanno cominciato a emettere editti per stabilire quali sono i comportamenti maschili più adeguati. Come Lutero, queste donne credono che la loro missione sia cambiare il mondo.
All’inizio di questo mese la scrittrice Helen Rosner ha pubblicato una guida alle “venti cose che gli uomini possono fare per supportare le donne, oltre a smettere letteralmente di molestarci”. Includeva suggerimenti per gli uomini del tipo “fate in modo che le donne siano le vostre eroine”, “parlate meno. Tutte le volte” e consumate pornografia “etica” fatta da donne, gay e persone di colore. Mi domando cosa avrebbe fatto Lutero di tutto ciò.
Molto di questo si riduce a quel noioso, antico impulso a separare uomini e donne. In politica si chiacchiera della possibilità di istituire vagoni per sole donne nei treni. L’ortodossia dello “spazio sicuro” – che è sorta nell’ambito del movimento femminile prima di diventare un cliché dei campus universitari – sta cominciando a infiltrarsi nella vita pubblica.
Lo scorso anno un sondaggio ha mostrato che il settanta per cento delle donne britanniche ha preso provvedimenti per proteggersi dalle molestie. L’intervista includeva dieci diverse strategie di cui le intervistate si erano servite, tra cui evitare parchi o mezzi pubblici, non andare a scuola o al lavoro e munirsi di un accompagnatore. Il “modesty wear” – un abbigliamento che prevede uno stile alternativo per chi vuole coprirsi un po’ di più – sta diventando più frequente in passerella. In febbraio più di quaranta stilisti hanno preso parte alla prima “London modest fashion week”.
Il vecchio adagio femminista dice che non è responsabilità della donna preoccuparsi di essere al sicuro; è compito dell’uomo non molestarla. Eppure le donne stanno prendendo misure sempre più estreme per proteggersi perché un piccolo numero di vivaci attiviste ci sta dicendo che tutte le nostre peggiori paure sugli uomini sono vere – e dobbiamo passare all’azione. E se questo significa ripristinare la vecchia segregazione a spese di libertà faticosamente conquistate, beh, così sia.
L’hashtag #MeToo, che andava di moda sui social network nei giorni successivi all’esplosione dell’affaire Weinstein, ha rivelato quante siano le donne che si considerano vittime di abusi sessuali. Ma anche sino a dove questa definizione possa pericolosamente spingersi. Anche nella mia bacheca Facebook le esperienze descritte spaziavano dallo stupro al “sentirmi come se una volta un uomo avesse guardato dentro di me”. Il messaggio implicito di tutti questi post-confessione era chiaro: se non ti è ancora successo sei stata solo fortunata. Oppure non vuoi ammetterlo. È come se un nuovo movimento femminista invocasse vittimismo, invece che uguaglianza. E le donne che protestano contro questa nuova realtà sono additate come traditrici del loro sesso.
La paranoia non si limita alle donne. Tanti uomini cominciano comprensibilmente a sentirsi in ansia per ciò che tutto questo potrebbe significare. Ogni giorno appaiono sui giornali storie nuove in cui figure di rilievo precipitano da posizioni di potere a causa di un loro grande – o piccolo – misfatto. Un’accusa di abuso sessuale o giusto un pizzico di gossip sul web hanno il potere di sabotare una carriera e rovinare una vita.
Quindi anche gli uomini cominciano a pensare al modo migliore per difendersi. La patente del pervertito non la vuole nessuno. I più anziani mi dicono di essere nervosi per il timore che qualcosa nel loro lontano passato, che all’epoca era stato liquidato come un comportamento stupido, possa ora tornare a galla come una prova schiacciante. I più giovani, frattanto, appaiono ancora più riluttanti nell’approcciarsi alle donne o nel compiere qualche mossa. Recentemente ho sentito la storia di una donna che aveva un appuntamento con un uomo più giovane. Dopo qualche bicchiere i due sono finiti a casa di lei. La donna era ben felice di andare a letto con lui, ma questi ha rifiutato perché temeva di fare qualcosa che successivamente avrebbe portato a ritorsioni. Nel clima attuale come biasimarlo?
Il mondo del lavoro sta diventando un incubo. Le donne giovani si sentono a disagio per la situazione. Che lavoro puoi scegliere in cui non ci siano dei bastardi? E gli uomini in posizioni di autorità sono inevitabilmente più preoccupati all’idea di assumere donne. Dev’essere certo più facile assumere altri uomini, che sono probabilmente meno propensi a interpretare un commento maldestro come se fosse una violenza sessuale. In molteplici ambienti gli uomini ricevono istruzioni su come non essere colti impreparati da questa nuova contro-rivoluzione sessuale. Da qualche anno i corsi di “educazione al consenso” sono obbligatori nelle università britanniche, ma anche gli studi legali e le banche stanno cominciando a introdurli. Ad alcuni ufficiali dell’esercito è stato suggerito di chiedere alla donna di fornire il suo consenso, filmandolo sullo smartphone, prima di passare al sodo.
È veramente una sorpresa che al giorno d’oggi ci sia ancora qualcuno che fa sesso, visti i rischi che comporta per la reputazione. Una mia amica single mi ha detto di essere preoccupata per quello che tutto ciò significherà per le sue speranze di trovare marito. Quale uomo di buon senso ci proverà dopo qualche drink? E ancora, quale felice storia d’amore non è cominciata con un affondo? Le relazioni erotiche non sono mai bianche o nere.
Il paradosso è che tutta questa paranoia arriva in un’era di intenso libertinismo sessuale: il decennio di Cinquanta sfumature di grigio, uno dei bestseller di tutti i tempi. Viviamo nell’epoca dei festini a base di sesso e droga e dei sexy toys hi-tech. I film hard sono a pochi click da noi. Non è mai stato così facile andare a letto con qualcuno, attraverso app di dating o internet. La società, mentre sperimenta tutta questa libertà, si sta muovendo verso la pruderie. Parliamo di sesso in ogni momento, ma il sesso più sicuro è il non sesso.
La nuova riforma sessuale può far sentire le donne più al sicuro in un ambiente domestico, circondate da altre donne – o accompagnate quando sono in pubblico. Quindi quello che è cominciato come un tentativo di dare supporto alle donne vittime di abuso si trasforma in un movimento che annulla tutto quello per cui hanno combattuto le attiviste per i diritti delle donne. Anche gli uomini possono finire coll’isolarsi, ritirandosi in compagnia di altri uomini, e saremo tornati a dove eravamo un secolo fa. Niente male come rivoluzione sessuale, eh?
Lara Prendergast
Traduzione di Giulio Laroni

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