Alla fine del XX secolo, negli ultimi due decenni del secondo millennio le amministrazioni comunali fiorentine decisero, fottendosene dei timidi vagiti di un centrodestra neonato che avrebbe preferito un minimetrò, o micrometrò, di ripristinare i servizi tranviari in alternativa al traffico cittadino. Notare il termine alternativa. Perchè l’idea era quella di indure i cittadini a lasciare l’auto a casa. La rete tranviaria attuale, si fa per dire, dato che non c’è, è frutto di un progetto che prevede l’istituzione di tre linee metrotranviarie che si allontanano dal centro in modo radiale in tutte le direzioni.
Una nota storica per i giovani o gli smemorati.
La prima relazione illustrativa di quella che diventerà , ed è diventata, la linea T1 fu elaborata nel 1994 dalle società AI Engineering e SISPLAN. Il tracciato preliminare in sede di progettazione avanzata è stato sostanzialmente rielaborato rispetto all’idea originaria in cui si prevedeva, oltre all’attraversamento dell’Arno in corrispondenza del ponte alla Vittoria, un passaggio sotterraneo dei convogli a partire da piazza Vittorio Veneto fino alla fermata della stazione di Santa Maria Novella.
La prima gara per affidare i lavori , sei anni più tardi per la giusta spartizione, venne fatta nel 2000 ma nessuna azienda manifestò interesse. La seconda gara, vinta nel 2001 da un raggruppamento d’imprese con a capo il costruttore Baldassini-Tognozzi, fu contestata da AnsaldoBreda, l’altra azienda che perse la gara. Il ricorso presentato da AnsaldoBreda, per presunte irregolarità della gara, al TAR venne vinto dalla Baldassini-Tognozzi mentre AnsaldoBreda vinse un successivo ricorso presentato al Consiglio di Stato che decise di affidare alla società dei trasporti pubblici urbani (ATAF) e al Comune la risoluzione del problema. Venne quindi deciso di indire una terza gara vinta dalle due aziende precedentemente rivali. Ma guarda te…
E intanto i fiorentini navigavano in quel traffico sgangherato. In continui svincoli rivisti e corretti così come i sensi di marcia. Cambiati a ogni piè sospinto e a ogni avvicendamento di assessori e & C. e di collaboratori e consulenti esterni alla mobilità. Ma ora, finalmente…. nihil novi. Provare a navigare sui viali per credere.
I lavori di costruzione della linea 1 iniziano nel dicembre del 2005 e comportano anche il rifacimento dei sottoservizi e indotto insieme alla piantumazione di nuovi alberi e siepi. Il 29 gennaio 2007 con lo spostamento del traffico su gomma nel viale Rosselli sul lato della stazione Leopolda aprono gli ultimi cantieri nella zona di Porta al Prato. I binari vengono posati a partire dall’8 ottobre 2007. Il 1 ottobre, in coincidenza con l’apertura della vecchia scuola, ma qualche anno dopo, nel 2008 arriva il tram. E iniziano le prove tecniche.
La T1 entra in funzione il 14 febbraio 2010, oltre un anno dopo. E dopo oltre tre lustri dal progetto iniziale, fate voi il conto. Il duce in due decenni aveva fatto ben altro. Apologia di fassismo? No no, la storia ci racconta.
A proposito di tramvia e relative fermate…
Dopo che lui e il suo partito hanno riso per anni in faccia all’opposizione che richiedeva il riconoscimento per questa grande e lungimirante fiorentina, agranvoce e sempre inascoltata.
Ci sono voluti anni, una raffica di polemiche e una città divisa come sempre e pure orripilantemente divisiva. Però adesso qualcosa per ricordare l’Oriana è stato fatto e il sindaco ha, udite udite, annunciato che un piazzale di Firenze sarà intitolato alla nostra. Si nostra perchè loro non l’hanno mai riconosciuta. E l’anno fatta morire quasi in esilio.
«È un pezzo di Firenze che rinasce , esordisce ora Dario, il giardino della Fortezza da Basso, il piazzale ed anche la nuova fermata della tramvia che sorgerà in questo punto». La decisione, ha spiegato il primo cittadino di Firenze, è stata deliberata dalla giunta nell’ultima seduta. «Il 15 settembre ci ritroveremo qui e le tributeremo questa importante intitolazione». Ohibò, importantissima.
Ma chi non ricorda i pernacchi che otteneva l’opposizione quando osava soltanto parlarne e timidamente chiedeva un riconoscimento per la grande e, ahinoi, lungimirante Oriana.
Per muovere le acque occorreva l’intercessione di un viceministro, Riccardo, Nencini per gli amici, amico guarda caso dell’Oriana. «Ne sono felice, è uno dei modi migliori per ricordare una grande scrittrice e una grande inviata di guerra».
Un modo dunque per riconciliare la città, o meglio i suoi amministratori con Oriana che in vita si era scagliata più volte contro Firenze e l’aveva criticata in più circostanze. Quella più clamorosa la decisione di organizzare «nella cristalleria del centro storico» il Social Forum, del 2002.
Per non dire delle prese di posizioni sull’Islam, profetiche col senno di poi, che avevano provocato musi e puzza sotto il naso in alcuni ambienti cittadini. E diciamocelo, della sinistra. La vecchia sinistra che lei aveva amato e probabilmente amava ancora senza riconoscerla. Perchè le aveva sbattuto la porta in faccia, a lei che aveva osato usare e proclamare la sua libertà intellettuale. Mai accettata dalla nomenklatura.
Qui, a Firenze, noi facciamo così.
Ma, come ebbe a dire Matteo da sindaco quando fu attaccato da un’associazione di cittadini perchè l’amministrazione era stata sull’albero a cantare, meglio tardi che mai. Ma qualche volta il tardi è peggio del mai.
Carla Ceretelli

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