• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Meno USA nella Nato, l’Europa deve difendersi da sola

Dopo mesi di speculazioni, gli Stati Uniti hanno annunciato che ridurranno il loro arsenale militare destinato alla Nato in Europa. La decisione – riferisce il quotidiano Der Spiegel – è stata resa nota in una riunione a porte chiuse dal consigliere del Pentagono Alexander Velez-Green. Secondo quanto riferito da due diplomatici dell’Alleanza, gli Usa diminuiranno considerevolmente il numero di bombardieri strategici, aerei da combattimento, droni, sottomarini e navi da guerra, continuando al contempo a fare pressione sugli alleati europei affinché si impegnino maggiormente nella propria difesa.

di Istituto Ispi | 28 Maggio 2026

Dopo mesi di speculazioni, gli Stati Uniti hanno annunciato che ridurranno il loro arsenale militare destinato alla Nato in Europa. La decisione – riferisce il quotidiano Der Spiegel – è stata resa nota in una riunione a porte chiuse dal consigliere del Pentagono Alexander Velez-Green. Secondo quanto riferito da due diplomatici dell’Alleanza, gli Usa diminuiranno considerevolmente il numero di bombardieri strategici, aerei da combattimento, droni, sottomarini e navi da guerra, continuando al contempo a fare pressione sugli alleati europei affinché si impegnino maggiormente nella propria difesa. La riorganizzazione della presenza di sistemi d’arma americani nel Vecchio Continente riflette la volontà più volte esplicitata dal presidente Donald Trump di ridimensionare il ruolo di un’alleanza che ha ripetutamente criticato definendola inutile per Washington. Una mossa dettata non solo dall’esigenza di risparmiare, dopo il picco di spese fatto registrare per il conflitto in Medioriente, ma anche dalla volontà dell’amministrazione di presidiare maggiormente il settore Indo-Pacifico. Nell’attuale sistema di ripartizione degli oneri, gli Usa forniscono circa la metà delle capacità militari Nato, ma chiedono da tempo una ridistribuzione. Le proposte statunitensi per la pianificazione futura si sarebbero però rivelate più drastiche di quanto gli europei avessero previsto. Per esempio, riducendo il numero di bombardieri strategici, e diminuendo di un terzo il contributo in termini di aerei da combattimento. La questione cruciale è su quale orizzonte temporale si basino i piani americani.

L’ombrello USA non basta più

La notizia non giunge come un fulmine a ciel sereno. Per anni Trump ha criticato gli alleati europei per non aver investito abbastanza nelle loro forze armate. Nelle ultime settimane, il presidente Usa aveva promesso di ritirare migliaia di soldati dalla Germania salvo poi fare marcia indietro e annunciare che i militari sarebbero stati ridispiegati in Polonia. La sua ambizione, più volte ribadita, di assumere il controllo della Groenlandia, territorio d’oltremare della Danimarca, ha ulteriormente esacerbato le tensioni transatlantiche. Inoltre, definendo la Nato una “tigre di carta” e gli alleati europei dei “codardi” per non aver sostenuto la guerra israelo-americana contro l’Iran, Trump ha minato la credibilità dell’alleanza, costringendo gli europei a pensare di colmare le proprie lacune in materia di sicurezza nel caso Washington, in caso di necessità, si rifiuti di difendere gli alleati: uno scenario impensabile fino a pochi mesi fa. “La crisi della Groenlandia è stata un campanello d’allarme ineludibile”, ha detto un funzionario della difesa svedese. “Ci siamo resi conto che avevamo bisogno di un Piano B”.

Difesa Ue: Berlino capofila?

La prima a rompere gli indugi è stata la Germania, con una storica riforma della difesa che prevede il potenziamento delle forze armate per costruire l’esercito convenzionale più potente d’Europa entro il 2039. Berlino ha scelto di finanziare autonomamente il proprio aumento della spesa, modificando il freno al debito costituzionale e puntando a raggiungere il 3,5% del Pil già entro il 2029, con circa 150 miliardi l’anno. Il piano include l’ampliamento dell’esercito a circa 260mila soldati e un nuovo sistema di registrazione obbligatoria per tutti i giovani maggiorenni. I punti chiave della nuova strategia della Bundeswehr prevedono un sistema di leva aggiornato – tutti i cittadini maschi che compiono 18 anni devono registrarsi, compilare un questionario sull’idoneità e sottoporsi a screening medici. E, sebbene il servizio rimanga su base volontaria, il governo valuta possibili sorteggi o la reintroduzione del servizio obbligatorio qualora le adesioni fossero insufficienti. È inoltre vigente una norma che impone agli uomini tedeschi in età di leva (tra i 17 e i 45 anni) di richiedere un’autorizzazione all’esercito per i soggiorni all’estero superiori ai tre mesi. L’iniziativa tedesca rappresenta la risposta più organica fin qui messa in campo da un singolo Stato membro, ma solleva anche interrogativi profondi su quanto il modello nazionale sia replicabile – o sufficiente – su scala continentale.

L’Europa pensa a un piano B?

Per mesi, il governo statunitense ha proclamato la sua ipotesi di riorganizzazione di una “Nato 3.0”, un progetto secondo il quale gli europei dovrebbero assumersi l’intera difesa convenzionale del proprio continente il più rapidamente possibile.  Pur aumentando la spesa per la difesa, tuttavia, i governi europei non possono replicare capacità chiave fornite dagli Stati Uniti, come l’intelligence satellitare, la sorveglianza e la ricognizione, la difesa aerea e missilistica e la logistica aerea. Né dispongono dei sistemi di comando o della logistica necessari per organizzare una mobilitazione militare di vasta portata senza il coinvolgimento degli Stati Uniti. L’Europa si trova a fare i conti con una triplice sfida – strategica, industriale, politica – in condizioni che non lasciano margine di attesa: un alleato storico che riduce la propria presenza, una minaccia persistente sul fianco est e una coesione interna tutt’altro che scontata. Accelerare gli investimenti comuni, integrare le filiere industriali della difesa, raggiungere l’autonomia nei sistemi di intelligence e di comando sono priorità non più rinviabili.

Istituto Ispi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Fabio Maiorano su Il Miracolo di San Gennaro: quando il giornalismo diventa superstizione
  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti