
Ieri è andata in scena la rappresentazione plastica di ciò che la destra intende per separazione dei poteri e di come vorrebbe far funzionare la giustizia.
La politica che si fa giudice di se stessa.
Il caso del Sottosegretario Delmastro non è più solo una vicenda giudiziaria o giornalistica, è diventato il manifesto politico di un governo che si auto-assolve.
La Presidente Meloni ha celebrato il suo processo privato: ha analizzato le carte, ha soppesato le relazioni e ha emesso la sentenza definitiva. “Innocente”.
Per Palazzo Chigi, i legami societari e le frequentazioni emerse dalle inchieste con soggetti contigui ad ambienti criminali sono solo una “leggerezza”. Una macchia che si pulisce con un colpo di spugna politica, ignorando il crinale pericolosissimo su cui poggia la responsabilità di un Sottosegretario che gestisce la delega alle carceri e al 41-bis.
È chiaro il cuore della controriforma che verrà: un potere politico che rivendica il diritto di stabilire chi è degno e chi no, sottraendo i propri membri al vaglio dell’etica pubblica e delle indagini della magistratura.
Siamo davanti a un corto circuito democratico: non serve un tribunale se c’è la protezione della “Capo”.
La destra neomissjna non vuole nessuna riforma liberale della Giustizia ma cerca l’impunità per sé e i suoi adepti e perciò vuole una magistratura sottomessa alla politica.
Ma io sono convinto che domani e lunedì nelle urne ci sarà una rivolta.
Enrico Rossi

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