Per uguaglianza, secondo l’enciclopedia Treccani, si intende “una condizione di cose o persone che siano tra loro identiche , o abbiano li stesse qualità, gli stessi attributi in ordine a determinate reazioni”.
Dunque se prendiamo per buona l’etimologia semantica del termine si può facilmente evincere che il termine non possa essere attinente all’essere umano. Pur essendo ambita e talvolta abusata.
Non vorrei entrare nell’impasse politico ma soltanto riflettere con buon senso , escludendo preconcetti. Senza entrare nei meandri di inutili e assurdi pregiudizi ideologici, condizionati da idee precostituite. Dovremmo chiederci se davvero l’uguaglianza, come la intendono quelli che ne parlano spesso, fino allo sfinimento, papi, politici, intellettuali più o meno di regime, il valore della cultura dominante sia veramente un valore, o l’opposto. Più che la negazione di tutto, oggi, paga articolare bene qualche si, senza lasciarsi trasportare verso realtà immaginarie e mettersi in sintonia con lo stato d’animo attualmente in auge. Pieno di paure e incertezze. Non è il momento delle lotte sociali. Occorre altresì prendersi per mano e procedere uniti verso una crescita reale e non fittizia. Verso un benessere collettivo in cui ciascuno di noi dà il meglio di se stesso. Di ciò che possiede in competenze culturali e in esperienze umane. Occorre dunque proseguire insieme, diverse generazioni e generi, vecchi e giovani, donne e uomini, lavoratori dipendenti e imprenditori. Tutti verso la stessa meta. La felicità, per citare una estrapolazione della dichiarazione di indipendenza americana, del 4 luglio 1776. ““Tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità.”
Certo siamo tutti figli di un unico Dio che ci ha voluti diversi ancorché uguali nella differenza nella nascita e sue prerogative, delle attitudini, dei gusti, delle idee, degli stili di vita, delle fortune e sfortune economiche e sociali. E dotati della facoltà di perseguire scopi del proprio agire e pensare in libero arbitrio. Saremo giudicati per le nostre scelte, nella nostra individualità. In scienza e coscienza e in libertà. Nell’autodeterminazione, in un conflitto eterno. Se l’uguaglianza diventa un feticcio da adorare e da perseguire a tutti i costi, senza considerare tutti i vari parametri soggettivi e personali, dobbiamo solamente incolpare la decadenza dei nostri costumi e della nostra forza spirituale. Decadenza che in questo periodo storico impera e che non permette di desistere dalla caparbia volontà di considerare i diritti civili primari rispetto ai diritti naturali. Certamente i diritti civili, conquistati dopo grandi lotte giuste e opportune nei confronti anche di minoranze, non possono prevaricare quelli naturali delle maggioranze.
Si nasce diversi, inutile approfondire le ragioni della diversità.
Accostiamoci dunque al pensiero di Corrado Ocone, filosofo, saggio e saggista. “Che c’è allora di meglio che augurare un nuovo anno all’insegna della disuguaglianza, cioè del rinsavimento e della libertà? Di solito la strategia usata dai liberali contro l’uguaglianza, intesa soprattutto nel suo aspetto economico, ha insistito sulla cosiddetta “eterogenesi dei fini”: la disuguaglianza esiste ma è da considerarsi un “male necessario”. Senza di essa, infatti, insistono i liberali, non esisterebbe quella spinta propulsiva, egoistica e individuale, che porta le società a produrre ricchezza, progresso, civiltà. Meglio essere prosperi e diseguali che uguali nella povertà. Evviva i “vizi privati” che si convertono in “pubbliche virtù”! Il fatto è che senza disuguaglianza, di ogni tipo, non ci sarebbe vita, umanità, libertà. Non ci sarebbe l’uomo, ma l’automa. L’uguaglianza è un concetto matematico, non una categoria morale. È solo nella disuguaglianza che fiorisce ciò che abbiamo di più prezioso e caro: la nostra individualità. E poiché ad essa, alla nostra e a quella degli altri, teniamo tanto, più che le solite generiche e imprecisate felicità o serenità, per il 2022 ci piace augurarvi tanta, tanta disuguaglianza!”
Carla Ceretelli

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